«I veri danneggiati in realtà siamo noi: loro, quelli del Sannazaro, sono una compagnia di teatro e il loro è un valore esportabile, potranno affittarsi un altro teatro e andare avanti. Noi abbiamo perso le mura che hanno un valore storico, penso alla cupola dello stabile con gli affreschi del Paliotti. Per quanto si possano ipotizzare aiuti con fondi pubblici, si potranno ripristinare le mura ma la storia è andata in fumo». A parlare è Noemi Montanaro, artista, architetto e tra le protagoniste del docu-reality “Mamma che Riccanza“, è la proprietaria per quota madre del Sannazaro andato a Fuoco.

Come inizia la storia della sua famiglia con il Teatro Sannazaro?
«Io ricordo sicuramente i tempi di Luisa Conte, grande artista, con la quale c’era un rapporto di reciproco rispetto e apprezzamento. Il Teatro apparteneva alla sua compagnia. Con i suoi eredi, quelli che oggi gestiscono il Sannazaro, ci sono solo rapporti tra proprietario e locatario. Che non sempre hanno funzionato, ma non abbiamo mai voluto intraprendere azioni legali».

Ora non c’è più la compagnia e nemmeno lo stabile che lo ospitava: come stanno le cose?
«La ferita è grandissima e non è solo questione di mura. Aspettiamo l’esito delle indagini: dalla Procura ci hanno informato che stanno indagando in tutte le direzioni e non escludono nemmeno la dolosità dell’incendio. Sono in corso accertamenti. La linea intrapresa dalla famiglia, cioè Pinzuti, quella di mia madre che ha la maggioranza della proprietà dell’immobile, è di aspettare l’esito di queste indagini. Dobbiamo stare un passo dietro e attendere. È una decisione che abbiamo preso tutti insieme, quindi bisogna prima capire cosa è successo per immaginare qualsiasi strategia».

Dalle Istituzioni, dal Comune siete stati contattati? Il sindaco e il ministro Giuli hanno dichiarato di essere pronti a sostenere la ricostruzione ma serve la collaborazione con i proprietari.
«Sono la figlia della proprietaria e non mi risulta che a oggi ci siano stati contatti e in ogni caso è fondamentale capire di che natura è l’incendio. Un conto è se sia colposo, altra cosa se doloso. Ci sono anche problematiche di polizze assicurative di cui tener conto. Che cambiano in maniera forte a seconda di come sono divampate le fiamme. Ma ripeto che non è solo questo il pensiero che ci passa per la testa».

Magari avrà qualche pensiero anche per i locatari attuali?
«Sono locatari da tanti anni e anche loro, come Luisa Conte, hanno permeato con la loro storia personale quella dell’edificio. Credo che le due cose siano inscindibili. C’è chi piange la fine di un teatro e chi di un immobile che aveva una sua identità, come quella degli affreschi che ha fatto da cornice alle opere artistiche. Ormai siamo un binomio: cavallo e cavaliere. L’edificio ha a prescindere un valore storico, e ricostruire la storia è impossibile».

Oltre alle fiamme cosa l’ha colpita di più di questa vicenda?
«Dico che noi siamo disposti a collaborare con tutti così come stiamo facendo con la Procura, ma vogliamo vederci chiaro. In un teatro sempre aperto, con spettacoli tutti i giorni, come è potuto scoppiare un incendio così devastante? Ecco, noi vogliamo risposte, e sia ben chiaro che non accusiamo nessuno. Si parla di un corto circuito e vogliamo sapere se si tratta di una cosa dolosa o colposa. Nel primo caso, interverremmo sulla vicenda in un modo, nel secondo in un altro».

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