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Giusi Fasano inviata a Berna
L’incontro a Berna. Non si è parlato del pool voluto dalla premier Meloni. Restano immutate le competenze per i procediemnti penalei nei due Paesi
Bene ma non benissimo. L’incontro di ieri a Berna, fra le Procure di Roma e Sion sulla strage al Constellation di Crans-Montana, si è chiuso con sorrisi e strette di mano fra la procuratrice generale del Cantone del Vallese Béatrice Pilloud e il procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Ma dietro i ringraziamenti, dietro le parole positive dell’una e dell’altro, di fatto si registrano — sì — passi avanti e soddisfazioni sul piano giuridico ma non altrettanti su quello politico, perché lo stallo diplomatico resta.
L’ambasciatore
L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado — richiamato in Italia in segno di protesta dopo la scarcerazione del patron del Constellation Jacques Moretti — per ora non rientrerà nella sua sede svizzera. Perché, dicono fonti di governo, anche se una valutazione è ancora in corso, all’esito di questo incontro appare già evidente ci siano ancora nodi da sciogliere prima del via libera al suo rientro.
Il fatto è che, volendola vedere dal punto di vista italiano, la «cooperazione rafforzata» raggiunta ieri a Berna fra gli inquirenti italiani e quelli svizzeri basta a far dire al procuratore Lo Voi di essere «soddisfatto della collaborazione con i magistrati svizzeri», e basta a fargli annunciare che «abbiamo trovato modo per avere quel che ci serviva».
La condizione
Non basta però sul fronte politico. Perché non è soddisfatta la condizione chiave posta dalla premier Giorgia Meloni per il rientro in servizio dell’ambasciatore. «Chiedo che sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune», aveva dichiarato la presidente del Consiglio aprendo la frattura diplomatica. Una squadra investigativa comune «che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani», aveva aggiunto. E ieri, dopo sei ore di vertice fra i magistrati dei due Paesi, di quella squadra investigativa comune non si è vista traccia.
Il Procuratore
«Questo poi lo esamineremo, non è un argomento che abbiamo toccato oggi» ha confermato Lo Voi a chi gliene chiedeva conto. Una possibilità per arrivare alla «pace» diplomatica — che però al momento appare piuttosto remota — è compensare la mancanza della squadra investigativa comune con il significato che si vuole dare all’espressione «cooperazione rafforzata».
Che cosa significa esattamente «rafforzata»? Potrà stare in quella parola l’investigazione comune a cui tanto tengono Palazzo Chigi e la Farnesina? Qualche indicazione a riguardo arriva da una nota diffusa ieri sera dall’Ufficio Federale di Giustizia dopo il summit italo-svizzero. La premessa: «L’incontro si è svolto in un clima di reciproca fiducia e di pieno rispetto. Le due Procure hanno sottolineato fin da subito che entrambi i Paesi condividono un unico obiettivo: fare piena luce su quanto accaduto a Crans-Montana. È nell’interesse di entrambi gli Stati intensificare il coordinamento in merito a determinate misure di assistenza giudiziaria».
Il coordinamento
I dettagli: «Gli inquirenti italiani potranno partecipare, a intervalli regolari e sin dai prossimi giorni, alle operazioni di assistenza giudiziaria in Svizzera, a partire dalla selezione del materiale probatorio già raccolto». E ancora: «L’assistenza giudiziaria lascia immutate le competenze e la sovranità per i procedimenti penali nei rispettivi Paesi. Sarà la Procura vallesana, che dirige il procedimento sul territorio svizzero, a decidere quali prove raccogliere e se coinvolgere gli inquirenti italiani nell’assunzione delle prove. Lo stesso vale, a parti invertite, per la Procura di Roma sul territorio italiano». Insomma. Parole per chiarire che ognuno è padrone a casa propria.
La procuratrice Pilloud — che sulla stampa locale proprio ieri lamentava di essere «costantemente e frontalmente attaccata da alcuni media» e di trovare «esagerato» il fatto di «avere i giornalisti sotto casa» — ha definito il vertice di ieri «molto costruttivo e piacevole». Il procuratore Lo Voi ha voluto chiarire che è stato «solo un primo passo», che lui, il pubblico ministero Stefano Opilio e l’aggiunto Giovanni Conzo (che ieri lo accompagnavano) potrebbero tornare presto in Svizzera per le indagini sul rogo al Constellation. Ricordiamo che nel locale andato a fuoco la notte di Capodanno hanno perso la vita 41 persone, quasi tutte giovanissime. Sei di quei ragazzi erano italiani. Altri 115 (13 di loro nostri connazionali) sono rimasti gravemente ustionati.
19 febbraio 2026 ( modifica il 19 febbraio 2026 | 23:28)
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