Vedovo con quattro figlie, «padre a tempo pieno e uomo a tempo zero», incontra una single affascinante e dinamica (ma scopriremo che gli ha tenuto nascosto “qualcosa”) e la sua vita viene rivoluzionata. Viva la famiglia allargata con un esercito di figli, nonna, tata, cane e gatto, i sentimenti, il coraggio di darsi una seconda possibilità, il tutto condito da un umorismo dai tempi implacabili ma sempre elegante: esce il 5 marzo Un bel giorno, il nuovo film diretto da Fabio De Luigi anche protagonista in coppia con Virginia Raffaele, producono Lotus di Raffaella Leone e RaiCinema, con De Luigi firmano la sceneggiatura Furio Andreotti e Giulia Calenda.

Se andiamo in cerca di un anti-Zalone, eccolo servito: è proprio Fabio con i suoi impacci, il tocco misurato e irresistibile, la comicità stralunata e garbata alla Peter Sellers potenziata ora dal sodalizio con Virginia con cui tre anni fa l’attore aveva girato Tre di troppo, un’altra commedia “familiare”. La prossima settimana i due andranno a Sanremo, per lui è la prima volta, a promuovere Un bel giorno.

Se la chiamano eroe dei family-movie si arrabbia?

«Ma no! La famiglia, una realtà in continua evoluzione, offre possibilità di racconto infinite. Questo film parla del coraggio di cambiare, aprirsi al mondo, rilanciare la propria vita quando tutto sembrava destinato a rimanere immobile».

A lei è capitato di avere la seconda possibilità?

«Sì, un paio di volte all’inizio della carriera. Il mio lavoro è soggetto alla selezione naturale: tutti sono convinti di poter essere attori poi qualcosa ti fa pensare che non sei adatto. È successo pure a me. Ogni volta che ho detto “Smetto” si è presentata l’occasione per continuare».

Cosa insegna a un comico il successo mostruoso di Zalone?

«Oltre a provare invidia? (ride, ndr). Checco ci dimostra che le aspettative del pubblico non vanno mai deluse e al tempo stesso non bisogna ripetersi. Infatti Buen Camino ha un’ispirazione romantica inedita. La commedia è un genere difficilissimo da realizzare, anche se qualcuno tende a considerarlo minore: va fatta a regola d’arte».

È vero, come denunciano molti comici, che il pensiero politicamente corretto imbavaglia l’ispirazione?

«Il politically correct è un concetto superato. Non mi sembra un limite. Ci sono semmai comici capaci e comici incapaci».

“Un bel giorno” è un inno alla natalità oggi in crisi?

«Nessun inno, il film racconta degli spaccati di realtà e, come i cartoon, ha una doppia destinazione: mira al pubblico dei bambini ma anche a quello degli adulti».

La scena che ha segnato la lavorazione?

«Quando ho diretto una troupe di 45 persone, attori compresi, completamente nudo e coperto solo da un cuscino».

Prima del cinema, ha giocato a baseball da professionista: cosa le ha insegnato lo sport?

«L’importanza del gioco di squadra, la condivisione delle responsabilità. Mi ha insegnato a fare il cinema».

Di cosa va più fiero?

«Del fatto che continui a fare film sia come regista sia come attore. E ogni volta ci metto il massimo dell’attenzione, una cura maniacale».

Che progetti ha?

«Dopo il tour promozionale di Un bel giorno, farò una vacanza poi tornerò in teatro dopo 25 anni con un mio spettacolo intitolato Biol. Mi è venuta la voglia di ripartire da dove ho iniziato».

E cos’è che fa ridere lei?

«Amo Peter Sellers, film come Hollywood Party e, anche se sembra incredibile perché sono romagnolo, Totò è il mio idolo: ha dato la misura esatta a tutti noi, anche a quei comici che non vogliono ammetterlo».


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