di
Gaia Piccardi
Dopo la 14esima medaglia va a caccia dell’ultimo titolo nella terribile gara dei 1500 dov’è campionessa europea
MILANO Oltre a incidere anelli perfetti sul ghiaccio, Mrs. Olimpiade sa fare pizzoccheri e tagliatelle a mano e, se ispirata, inforna una cheesecake al profumo di lime di cui a Berbenno si favoleggia da anni, imparata dai parenti americani. Per la rasatura dei capelli sulle tempie, il look olimpico, si fida solo del coiffeur di Morbegno. Ama il colore verde e il cane Kira che ormai ha dieci anni, fa collezione di scarpe con il tacco (anche 12) che potrebbero tornare utili per Sanremo, la settimana prossima, il palcoscenico che attende Arianna Fontana e i medagliati dell’Olimpiade invernale più bella della nostra vita.
Le avversarie si sono inchinate davanti a Brignone, Lollobrigida e Fontana. Non è una metafora: si genuflettono perché riconoscono la superiorità delle nostre campionesse; per Arianna impegnata in staffetta si è scomodata persino la premier Giorgia Meloni, cui la capitana ha promesso una di quelle tutine azzurre che sono il suo costume da supereroina senza mantello, però prima di essere la donna che ha centrato 14 podi ai Giochi, record assoluto all time (uomini o donne, estate o inverno), è — appunto — una donna. Adora i film horror e sul divano con mamma Maria Luisa spesso le scende una lacrima davanti ai drammoni. Aveva un rapporto speciale con nonna Bruna, che chiamava «la nonnina»: non vederla spesso la faceva soffrire.
Per una medaglia, invece, una qualsiasi delle quattordici della collezione privata a cinque cerchi (3 ori, 6 argenti, 5 bronzi), non l’hanno mai vista piangere. Però la sera dei 1000 metri — quarta, unico buco nel ghiaccio della tournée milanese, complice una collega cinese un po’ troppo intraprendente — si è sciolta. In tribuna, al Forum per lei, c’erano una trentina di persone, inclusi i genitori del marito Anthony arrivati dalla Florida a sorpresa. Arianna è salita a salutarli, era dispiaciuta di non avere un podio con cui ricompensare tutti quei cuori pulsanti. Il fratello Alessandro l’ha abbracciata: «Ari, tu ci hai abituati troppo bene. Devi essere contenta così, noi siamo orgogliosi».
Il caschetto numero 10, come Jannik Sinner quando calca il cappellino in testa, è lo spartiacque tra vita e agonismo. Sulle lame corte, i 164 centimetri di Fontana sembrano venti di più; il sorriso resta appeso in spogliatoio: il mestiere dello short track richiede serietà assoluta. Non parla con i pattini, ma le è capitato di insultarli. E alle avversarie, non le manda a dire: la scheggia asiatica riemersa dalle retrovie della staffetta a fari spenti nella notte olimpica, è entrata nelle pieghe della leggenda dell’atomica bionda come «la maledetta coreana». Con tanti saluti all’understatement.
La costruzione della carriera più vincente (il primato di Edoardo Mangiarotti, 13 podi, durava da Roma ‘60) è stata edificata su una crescita progressiva («Il primo oro europeo mi ha dato consapevolezza delle mie capacità: okay, Ari, mi sono detta, dopo l’Europa vai a prenderti il mondo») e su qualche certezza assoluta.
La più fosca: la convinzione che intorno a lei e ad Anthony Lobello si sia progressivamente coagulato un ambiente azzurro ostile, fino alla caduta in raduno a Courmayeur, durante un allenamento con gli uomini. Fontana ha portato davanti alla Procura Fisg Dotti e Cassinelli (assolti), ma la squadra ormai era spaccata e Arianna non ha mai cambiato idea. È la fedeltà ai compagni messi all’indice dalla fuoriclasse ad aver indotto Pietro Sighel a disconoscerla pubblicamente come leader e punto di riferimento: «Non c’era mai». Fontana ha vinto l’oro nella mista con Sighel e l’argento nella staffetta con la sorella (Arianna) e la fidanzata (Elisa Confortola) del talento imploso su se stesso, da separata in casa. Non era affatto scontato, però chiudersi nella bolla con Anthony e il fisioterapista è una delle sue specialità, come i ravioli cinesi preparati con mamma durante il Covid. È allenata.
Di numeri e primati, da Torino 2006 a oggi, ad Arianna non abbiamo mai sentito parlare. «Sarà perché non glieli abbiamo mai chiesti: ogni medaglia che vince, per noi, è un di più» dice papà Renato da Berbenno, pronto a rimettersi in macchina per tornare al Forum. Stasera, nella notte della staffetta maschile con cui Sighel può svoltare la narrazione da calimero preso di mira da avversari e giuria (sarà mica per quell’arrivo spalle al traguardo nella mista?) a vincitore di un secondo oro a squadre, Mrs. Olimpiade va a caccia della seconda medaglia individuale di Milano Cortina 2026 dopo l’argento nei 500. «Punto alla finale, poi va come va» dice, mentendo. I 1500 di cui è campionessa d’Europa in carica a 35 anni, terribili olandesi permettendo, potrebbero essere il suo ultimo urrah. A livello mondo, ai Giochi d’inverno, solo la fondista norvegese Marit Bjorgen (15 podi) le è davanti. Nel ghiaccio c’è un’altra pepita da estrarre.
20 febbraio 2026
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