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Andrea Petagna intervista: "Ero solo e depresso, sono rinato grazie a mio figlio"
CCelebrità

Andrea Petagna intervista: “Ero solo e depresso, sono rinato grazie a mio figlio”

  • 20 Febbraio 2026

L’attaccante del Monza racconta la sua storia di rinascita “Non giocavo, stavo male, uno psicologo mi ha aiutato. Oggi sono forte e felice: il gol con la Juve Stabia mi ha sbloccato”

20 febbraio – 09:00 – MONZA

A volte ci dimentichiamo che dietro a un calciatore c’è un uomo. Puoi essere bello, ricco e famoso come Andrea Petagna, ma dentro le fragilità sono umane, comuni a tutti noi. Anzi, forse per il ruolo che ricopri, possono essere ancora più esasperate. A quel punto, il personaggio passa in secondo piano. Resta l’uomo, da solo. Che se è forte, rinasce. Come ha fatto lui. 

Monza's Andrea Petagna during training session at Ponte di Legno,  Italy - Thursday, July 11 , 2024. Sport - Soccer, (Photo AC Monza/LaPresse by Studio Buzzi)

Andrea Petagna

Classe 1995

Cresciuto nel Milan, ha giocato in Serie A con le maglie di Samp, Atalanta, Spal, Napoli, Monza e Cagliari. Vanta una presenza in Nazionale

“Sono stati un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino. A Milano ho un solo amico, tutti gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi sono girati attorno”. 

Una persona debole rischia la depressione. 

“Io stavo male. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, sempre a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito”. 

“Oggi sono un uomo maturo e sono veramente felice. Sono stato forte. Dico grazie a me stesso, sono cresciuto tanto”. 

Per la prima volta la stagione scorsa ha chiuso un campionato senza segnare. 

“L’anno più nero. Ero triste e negativo, arrabbiato perché non mi facevano giocare. Non stavo bene, ok, ma in A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Ho rosicato, ma lo prenoto per l’anno prossimo”. 

Sono rinato dopo l’anno più nero: il ds Burdisso mi ha caricato

Andrea PetagnaAttaccante Monza

Quale è stata la svolta? 

“I primi sono stati i tifosi. L’anno scorso dopo le partite restavo in campo ad allenarmi, prendendo fischi e insulti: in estate, alla presentazione, mi hanno invece applaudito e mi ha fatto piacere”. 

La nuova proprietà del Monza, l’allenatore Bianco e il prof. Tognaccini: tutti hanno lavorato per ritrovare il vero Petagna. 

“In estate sono stato dal Prof in Toscana e in Sardegna a fare un lavoro specifico che mi ha rigenerato. Dal primo giorno di ritiro lo staff ha cominciato a dire che ero quello che serviva: volevo riscattarmi e mi sono allenato più di tutti”. 

“Questa squadra vuole vincere e ho avuto ragione: grazie alla società che mi ha tenuto. E quando mi sono fermato dieci giorni, il ds Burdisso mi ha mandato un messaggio bellissimo: sono tornato ancora più carico”. 

Intanto è arrivato a quota 4 gol in soli 378’ in campo. 

“Il primo con la Juve Stabia mi ha sbloccato. E’ stato un segno del destino: per la prima volta ho potuto dormire con mio figlio e due giorni dopo ho segnato”. 

“Dopo la separazione Leo stava con la mamma, il giudice aveva stabilito che poter due anni non potevo vederlo, ma abbiamo trovato un accordo ed è stata la svolta”.

Lei spesso si è ritrovato al centro del gossip. Le è pesato? 

“Non mi ha mai dato fastidio, ho sempre sorriso. Sono uscite tante cose non vere su di me, ma non mi ha mai pesato, sono sempre stato concentrato sul lavoro”. 

Lei è goloso, il fisico sembrava risentirne, adesso invece è tirato a lucido. 

“Il mio fisico è sempre uguale, ma quando gioco sto sicuramente meglio. L’anno scorso non giocando mi ero ingrossato. Adesso sto come ai tempi dell’Atalanta”. 

Un errore che non rifarebbe? 

“Non dovevo andar via dal Napoli. Avevo fatto 70 partite con due infortuni, lì stavo bene, e l’anno dopo ha vinto lo scudetto”. 

Ricorda cosa accadde nel 2015 il giorno di San Valentino?

Bari-Vicenza 0-1, primo gol tra i grandi. 

“Di testa, sì. Uscivo dal Milan, ero considerato un futuro campione e c’erano tante aspettative su di me. Ma io non mi consideravo così, pensavo solo a fare le mie esperienze”. 

I gol in Europa con l’Atalanta, i 28 con la Spal o quelli di Napoli: quale è stato il punto più alto? 

“Il gol di Atalanta-Napoli 1-0: penso di aver salvato la panchina a Gasperini. Da lì forse è partito il suo ciclo. Gli ho mandato un messaggio quando ha vinto l’Europa League e mi ha risposto: ‘Grazie, tutto è cominciato con un tuo gol’. Fantastico”. 

Ricorda l’esordio in Nazionale ad Amsterdam con Ventura? 

“Un’emozione così grande che il ricordo non è nitido. Quasi non ero a mio agio. Credo fosse anche l’esordio di Cristante, mio grande amico”. 

Non pensa che oggi, a inseguire il Mondiale, avrebbe potuto esserci lei che ha solo 30 anni? 

“No… Ci penserà Pio, mi piace molto per la cattiveria e i movimenti: un grandissimo giocatore”. 

È tornato in B dopo dieci anni (Ascoli 2015-16): come l’ha ritrovata? 

“La ricordavo più tosta fisicamente. Oggi è più giovane e meno fisica, e a me piaceva di più prima”. 

Dopo tanta Serie A, qual è stata la cosa più difficile nell’ambientamento in B? 

“Il Monza è fatto di giocatori di Serie A e a volte la presunzione può fregarti, ti senti più forte degli altri e la paghi. Serve umiltà, il mister lavora da sempre su questo: se gli attaccanti non corrono, non vinciamo. L’abbiamo capito, è la base per i successi”. 

In B la linea è sottile tra vincere e perdere: con l’umiltà e le qualità dei singoli dobbiamo fare la differenza

Andrea Petagna

Adattarsi alla categoria è stato un po’ il freno per tutto il Monza? 

“Sì, spesso siamo andati sotto per approcci superficiali. Però quasi sempre abbiamo avuto la forza per ribaltare le partite”. 

Adesso cosa serve per andare in A? 

“In B la linea è sottile tra vincere e perdere, noi abbiamo dimostrato di avere il carattere giusto: con l’umiltà e le qualità dei singoli dobbiamo fare la differenza”. 

Avete due scontri diretti in casa con Palermo e Venezia: si deciderà lì? 

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“Possibile, ma poi non bisogna più perdere punti come a Chiavari. La B è strana, ma divertente per questo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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