di
Ludovica Lopetti

Tito Nicola avrebbe nascosto al Fisco guadagni per 3,4 milioni, il corrispettivo di tre quadri. La precedente condanna nel 2022 per ricettazione di 5 opere di Mario Merz

Nuovi guai per il commerciante e consulente d’arte Tito Nicola, già titolare della galleria «Tito Arte» di via Maria Vittoria, nel 2015 finita al centro del caso delle false opere di Mario Merz. 
Nei giorni scorsi i militari della guardia di finanza (nucleo di polizia economico-finanziaria) gli hanno sequestrato 1 milione e mezzo di euro per ordine del gip, nell’ambito di una nuova inchiesta per dichiarazione infedele e autoriciclaggio. 

Evasione fiscale

Secondo la procura (pm Lisa Bergamasco) il professionista, molto attivo nelle aste d’arte in Italia e all’estero, avrebbe fatto confluire i proventi delle vendite (alcune intermediate anche dalla londinese Christie’s, la più grande casa d‘aste al mondo) su conti correnti esteri intestati al padre, deceduto nel 2020, e all’anziana madre per nascondere al Fisco italiano profitti per 3,4 milioni di euro, il corrispettivo di tre quadri. In questo modo, secondo la ricostruzione delle fiamme gialle, avrebbe evaso l’Irpef per 1,5 milioni



















































L’accusa di autoriciclaggio

Il commerciante deve rispondere anche di autoriciclaggio perché, con quelle somme, avrebbe sottoscritto polizze assicurative per 1 milione e acquistato un immobile da 160 mila euro sulla riviera ligure. Il sequestro, su cui pende già una richiesta di Riesame depositata dall’avvocato Franco Duboin, ha riguardato solo le somme depositate su conti correnti italiani. La difesa sostiene che il 64enne abbia ereditato le opere dal padre, mancato all’estero durante l’emergenza Covid, e che le abbia vendute per disfarsene. Il conto corrente estero, secondo questa tesi, sarebbe stato aperto solo per perfezionare la vendita tramite la casa d’asta londinese. La galleria «Tito Arte» risulta aver chiuso definitivamente le serrande nel 2024, come emerge da un provvedimento del Comune che ne ha sancito la decadenza per cessata attività.

Ricettazione

Sia Nicola Tito, sia sua moglie Antonella Troncossi nel 2022 sono stati condannati in via definitiva per la ricettazione di cinque opere di Mario Merz, uno dei principali esponenti dell’arte povera, noto in tutto il mondo per i suoi igloo. Le opere — due lampade al neon, due disegni e un igloo — erano state esposte in galleria e vendute come autentiche a ignari acquirenti. Il processo era cominciato all’inizio del 2015 con un addebito più ampio: secondo la procura erano ben 72 le opere d’arte attribuite falsamente a Merz, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella, Keith Haring, Carol Rama e altri artisti del ‘900 legati soprattutto alla corrente dell’arte povera. 

I Merz falsi

I due galleristi, titolari degli spazi di via Maria Vittoria 2, avevano provato a far autenticare dalla Fondazione Merz alcune opere attribuite all’esponente dell’arte povera, ma l’organizzazione non le ha mai riconosciute perché le riteneva copie o riproduzioni non approvate dallo scultore, ma realizzate dal suo artigiano di fiducia, Carlo Del Corso. Così è sorto un contenzioso civile tra le parti, che ha dato ragione alla fondazione e ha ipotizzato, dopo la consulenza di un esperto, che l’igloo fosse falso. L’inchiesta aveva preso le mosse dalla segnalazione di un carabiniere appassionato di arte che voleva acquistare l’igloo esposto nella vetrina di via Maria Vittoria. I militari del nucleo tutela patrimonio culturale e la guardia di finanza hanno poi approfondito il caso e, piazzando un gps sull’auto della coppia, hanno scoperto un garage a Buttigliera Alta dove c’erano molte altre opere poi contestate. Alla fine del processo solo i cinque Merz sono stati ritenuti dei falsi. Le accuse di contraffazione, falsità in registri e i reati fiscali però sono stati falcidiati dalla prescrizione.


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20 febbraio 2026