di
Antonella Baccaro

La guida ad interim della testata passa al vice Marco Lollobrigida

Un laconico comunicato, lanciato ieri, a metà mattinata, da «fonti Rai», ha sancito la fine della direzione di Rai Sport di Paolo Petrecca che si è dimesso. O, più probabilmente, è stato «dimissionato» dall’azienda. La decorrenza è prevista per la fine dei Giochi Olimpici, ma la comunicazione sarebbe stata anticipata per rasserenare gli animi a gare in corso e con Sanremo alle porte.

Non era bastato infatti che la telecronaca della cerimonia finale dei Giochi, domenica prossima, fosse stata riassegnata ad Auro Bulbarelli, dopo la fallimentare prova di Petrecca, per rassicurare la redazione. Alla vigilia del cda di ieri, infatti, il Cdr di Rai Sport aveva già lanciato la procedura che preparava lo sciopero alla fine delle competizioni sportive. Le dimissioni di Petrecca, annunciate da Rossi in cda, hanno prodotto un primo effetto. Il Cdr ha sospeso la procedura in attesa di incontrare l’ad martedì prossimo, a Giochi conclusi. L’interim è stato affidato al vice di Petrecca, Marco Lollobrigida, all’insegna della continuità.



















































Chi non l’ha presa bene è stato Petrecca, che su Instagram ha pubblicato un post, richiamando il passo 26,20-29 del Vangelo di Matteo, nel quale Gesù annuncia il tradimento di Giuda durante l’ultima cena. Dunque qualcuno, secondo l’ex direttore, lo avrebbe abbandonato. Intanto il Cdr di Rai Sport in una nota rivolta ai redattori, ha ribadito la richiesta di garanzie «anche in relazione ai prossimi importanti appuntamenti internazionali». E più precisamente di «una guida capace di affrontare le sfide che attendono la redazione». Una formula che non pare esattamente un viatico per un’eventuale conferma di Lollobrigida dopo l’interim.

Anche l’Usigrai ha commentato l’avvicendamento: «Petrecca si è assunto le sue responsabilità. Non così i vertici aziendali, principali responsabili della scelta di affidare, e confermare, la gestione della testata sportiva nell’anno delle Olimpiadi a un direttore sfiduciato per tre volte in pochi mesi».
Insomma nel mirino restano i vertici perché i fronti aperti sono tanti. Come quello dei precari neoassunti con concorso e destinati alle sedi locali della Rai, pur avendo finora lavorato in importanti redazioni d’inchiesta, come Report. Una scelta letta come un tentativo di smantellare programmi che pungolano il governo. E poi c’è la nuova «striscia» che ieri è stata definitivamente assegnata in cda a Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale. 

Una decisione contro cui hanno votato i consiglieri di opposizione, Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, perché si tratta dell’ennesima risorsa esterna e perché Cerno è «autore di attacchi a programmi Rai». I tre consiglieri giudicano «un autogol» che l’azienda avrebbe potuto evitare, la direzione di Petrecca.

Tornando alle dimissioni, le opposizioni le hanno ben accolte. Ma le definisce «tardive» il capogruppo pd in Vigilanza, Stefano Graziano. Che osserva: «Petrecca è l’emblema di TeleMeloni e del metodo con cui il governo ha privilegiato logiche di appartenenza e vicinanza politica rispetto al merito e alla valorizzazione delle professionalità interne». Mentre il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, preferisce ironizzare: «Petrecca fa il martire, perché evidentemente si sente tradito dai fratelli e dalle sorelle d’Italia che in tutti questi anni lo hanno sempre difeso e che ora invece lo hanno lasciato solo» dice, alludendo al post.

Promette di affrontare il tema in Vigilanza la presidente Barbara Floridia (M5S): «L’11 marzo abbiamo convocato l’ad Rossi e sicuramente ci sarà l’opportunità di parlarne finalmente nella sede opportuna». Ma sul percorso dell’audizione ieri si sono messi di traverso i partiti di maggioranza. Che hanno inviato una lettera a Floridia sostenendo che l’audizione non potrà esserci se la convocazione di Rossi non passerà attraverso quella dell’Ufficio di presidenza. Floridia risponde: «Ieri ho ricevuto la richiesta da parte della maggioranza di convocare l’ufficio di presidenza. Richiesta che ho prontamente accolto. Mercoledì infatti ci sarà un Ufficio di presidenza.
Lo avevo già detto al Presidente La Russa, posso solo essere contenta se l’audizione di Rossi sarà condivisa».


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20 febbraio 2026