di
Valeria Crippa
«Sfrattati dopo 55 anni». Porselli ha chiuso il negozio di via Filodrammatici. Resta aperta la sede di viale Stelvio e il laboratorio alla Bovisasca con dodici artigiani
Dove c’erano tutù e scarpine di raso, ora c’è una saracinesca abbassata su una vetrina vuota e anonima. Se n’è andato in punta di piedi un altro pezzo di Milano: lo storico negozio Porselli che dal 1970 in via Filodrammatici fungeva da naturale controcanto all’ingresso degli artisti della Scala. Definirlo una bottega è riduttivo. Era un’elegante boutique in miniatura, con poltroncine accoglienti che invitavano a entrare, per provare una calzamaglia o per chiacchierare della comune passione per la danza. «Era un piccolo cenacolo – racconta Vanna Porselli, milanese classe 1952, erede dell’azienda gloriosa avviata dal nonno, Eugenio Porselli nel 1929. Da noi si incontravano critici e ballerini, era un punto di ritrovo. Avevamo aperto nel momento del boom del balletto: sono passati tutti, Carla Fracci, Rudolf Nureyev, Luciana Savignano e Roberto Bolle che conosciamo fin da ragazzino. E Roland Petit: il grande coreografo, titolare della nostra concorrente francese Repetto, ammise che le nostre erano le migliori scarpine da uomo».

Eppure, non è bastato: «Il Teatro Filodrammatici, proprietario dell’immobile, ci ha comunicato lo sfratto qualche tempo fa. È stato un fulmine a ciel sereno: dovevamo andarcene a marzo per contratto, abbiamo anticipato a gennaio. Dopo cinquantacinque anni esatti di attività», dice Vanna, con un sorriso triste. La sua, una dinastia di milanesi lavoratori, con una passione in comune: «Mio nonno Eugenio lavorava come operaio in una fabbrica di scarpine da punta: si chiamava Nicolini. Quando il titolare cessò l’attività, mio nonno e mia nonna rilevarono con grandi sacrifici la fabbrica Nicolini nel 1929. Allora la scarpina più famosa era, appunto, il modello Nicolini preferito da Bianca Gallizia: molto piccola con una punta strettissima che nessuno oggi calzerebbe più». Poi, con l’evoluzione della moda e dell’anatomia dei piedi danzanti, sono nate le scarpine personalizzate per le dive del balletto. «A Carla Fracci avevamo fatto il calco del piede per creare scarpine ad hoc, da cui è nato il nostro modello F. Luciana Savignano calzava il nostro modello W, standard».

Ma la Porselli non è stata solo tutù e scarpine: Liliana, la madre di Vanna scomparsa nel 2010, fu una mecenate generosa di borse di studio, creò il prestigioso Premio Porselli assegnato al gotha del balletto mondiale, da Margot Fontein e Rudolf Nureyev, a Maya Plissetskaja e Serge Lifar. Oggi Porselli continua a esistere nella sede di viale Stelvio e nel laboratorio alla Bovisasca con dodici artigiani: «Esportiamo ovunque, in Europa, Cina, Stati Uniti, Corea. Il mondo va così».
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20 febbraio 2026 ( modifica il 20 febbraio 2026 | 11:32)
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