Rimini, 20 febbraio 2026 – È da un rivenditore residente in provincia di Rimini che ha preso avvio l’indagine coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dalla Guardia di Finanza, impegnato nel contrasto alla pirateria audiovisiva su larga scala.

Accessi illegali alle principali piattaforme

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo metteva a disposizione, dietro pagamento di una quota mensile, accessi illegali alle principali piattaforme televisive a pagamento. In sostanza, offriva a prezzi ridotti la possibilità di vedere film, serie tv ed eventi sportivi normalmente disponibili solo con un abbonamento regolare.

Analizzati i movimenti di denaro

Per risalire ai clienti, i finanzieri hanno analizzato i flussi finanziari, vale a dire i movimenti di denaro in entrata e in uscita, tracciando bonifici e ricariche su carte prepagate effettuate a favore del riminese. Un lavoro certosino che ha permesso di identificare 120 utenti finali, ossia le persone che utilizzavano concretamente il servizio illecito.

Multe in tutta Italia

Gli utenti risiedono in 60 province italiane, ma dall’indagine emerge una significativa concentrazione proprio in Romagna, dove il sistema si era diffuso anche attraverso il passaparola e la conoscenza diretta, non soltanto tramite internet.

Quali sono le piattaforme streaming

I clienti pagavano per accedere ai palinsesti – cioè alla programmazione completa di canali e contenuti – di piattaforme come Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Prime Video, senza però corrispondere alcun compenso ai legittimi titolari dei diritti.

Multe fino a 5mila euro

Nei confronti dei 120 utenti sono state contestate violazioni amministrative in materia di diritto d’autore, la legge che tutela chi produce e distribuisce contenuti audiovisivi. Le sanzioni partono da 154 euro e possono arrivare fino a 5mila euro nei casi più gravi o di recidiva, cioè quando il comportamento viene ripetuto nel tempo. A ciascuno è stato notificato un verbale di accertamento, il documento ufficiale che formalizza la multa.

Chi sono le persone coinvolte

Le persone coinvolte hanno tra i 20 e i 70 anni e appartengono alle categorie più diverse: lavoratori dipendenti, liberi professionisti e pensionati. Un quadro che conferma come lo streaming illegale non riguardi solo giovani o utenti esperti di tecnologia, ma rappresenti un fenomeno diffuso e trasversale, con ricadute economiche sull’intero comparto dell’intrattenimento e su chi vi lavora. Al momento non risultano ricorsi contro le sanzioni.