di
Francesco Sessa
Il 20enne ceco ha battuto Jannik a Doha ed è tra i candidati più credibili al ruolo di terzo incomodo
Il suo idolo è Novak Djokovic, e allora: perché non provare a replicarne le gesta, quantomeno nella prima parte della carriera? Il terzo incomodo, che crea equilibri nuovi all’interno di una rivalità collaudata. Nole con Roger Federer e Rafael Nadal. Jakub Mensik, chissà, tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. La stoffa c’è, il talento non manca, la nomea di «predestinato» lo accompagna ormai da tempo. La vittoria contro Sinner a Doha non è rivelatoria, non ufficializza l’avvento del giovane ceco nell’élite del tennis (sono già tanti i candidati al ruolo di terzo che faticano a dare continuità, dall’altalenante Shelton all’acciaccato Draper, fino a Musetti) ma quantomeno indica un sentiero da seguire. Occhio a Jakub.
Mensik ha dalla sua la carta d’identità: è nato il 1° settembre 2005. Ha due anni in meno di Alcaraz, quattro in meno di Sinner. Lo sguardo, con questi occhi di ghiaccio così difficili da evitare, non è pieno di stupore, come un ragazzino che sta vivendo un sogno: è semmai cinico, convinto, autorevole, come i campioncini in divenire. Non si è mai nascosto: «Voglio diventare numero 1 e vincere tutti e quattro i tornei del Grande Slam», diceva solo qualche mese fa. Non uno Slam: tutti. Una discreta dose di arroganza che può portare ad allucinazioni, ma senza la quale non si può pensare di arrivare al livello dei due attuali cannibali della racchetta. Per ora, dunque, ben venga.
Chi è Mensik e perché può sognare di arrivare al vertice
Sembra passata una vita da quando, due anni fa, Mensik giocava il torneo di Doha «perché regalano uno smartphone». Era ancora uno studente, girava il mondo per i tornei portandosi dietro i libri di scuola, rimanendo al passo con il programma da remoto. Sognava il college, prima di sfondare nel tennis. Due anni dopo, ieri, sempre in Qatar, ha battuto il numero 2 del mondo. La vittoria più importante della carriera. L’undicesimo successo consecutivo quando è sceso in campo, considerando che si è dovuto ritirare senza giocare agli Australian Open prima degli ottavi contro Djokovic e che era arrivato a Melbourne dopo aver conquistato il torneo di Auckland. Sta diventando un osso duro per tutti, per Nole lo era stato a Miami in finale l’anno scorso, quando il giovane ceco vinse a sorpresa il primo Masters-1000 della carriera battendo il suo idolo. Era numero 54, si è trovato tra i primi 30, ma non è riuscito a dare continuità prima di quest’ottimo avvio di stagione.
Nella vittoria contro Sinner, Mensik ha messo in mostra tutto il suo repertorio: fisico, caratteriale (che personalità), tecnico (colpi puliti, potenti, profondi). Jakub aveva quattro anni quando prese in mano la racchetta, su campi da tennis all’interno di un parco a due passi da casa. Prima di immaginarsi Djokovic, sognava di seguire i passi del connazionale Tomas Berdych, ex numero 4 del mondo. L’attuale posizione della classifica (16) sta già stretta a Jakub: la top-10 non è lontana, poi si progetterà l’assalto al vertice. Non è scontato, non per forza ci dovrà essere un «terzo» alla Djokovic: uno come Nole non nasce sempre (quasi mai). Ma se c’è uno su cui scommettere, quello può essere proprio Jakub Mensik.
20 febbraio 2026
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