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Domani interrogo, film: trama, cast, recensione, libro
FFilm

Domani interrogo, film: trama, cast, recensione, libro

  • 20 Febbraio 2026

domani interrogo

Anna Ferzetti è la professoressa di Domani interrogo. Il film, ispirato alla vera storia di Gaja Cenciarelli, è nei cinema

NON TUTTI SAREBBERO felici di passare dal Qurinale a un liceo di Rebibbia. Ma Anna Ferzetti sì. Si definisce “fortunatissima” dell’esperienza vissuta come protagonista (la sua prima volta) di Domani interrogo di Umberto Carteni (nei cinema).

Un film che arriva dopo La Grazia di Paolo Sorrentino (che però ha girato dopo), e mentre è in teatro nell’intenso People Places Things diretto dal marito Pierfrancesco (Favino). Domani interrogo nasce dal romanzo omonimo (Marsilio), e dall’esperienza personale di Gaja Cenciarelli, prof d’inglese qui anche sceneggiatrice.

Una professoressa senza nome e i ragazzi monnezza: “Domani interrogo” porta al cinema la scuola com’è- immagine 3

Il libro di Gaja Ceciarelli (Marsilio)

Che storia racconta Domani interrogo: trama e cast del film

La nuova professoressa di inglese (Anna Ferzetti) di un liceo romano di Rebibbia (nella realtà il Liceo Scientifico Statale Emilio Segrè di Ostia) non dimenticherà mai questo primo giorno di scuola. Convinta del valore del proprio compito e della possibilità di trovare qualcosa di buono anche nella classe peggiore, inizia a stabilire un rapporto con gli studenti. Tra questi: il turbolento Daniele (Morgan Sebastian Wahr), il polemico Francesco (Fabio Bizzarro), le agguerrite Margherita (Anita Serafini) e Sofia (Zoe Massenti). Ma anche Alessandra (Sara Silvestro), meno presente e controllata da un fidanzato possessivo. Abituati a considerarsi “spazzatura” – e a esser visti come tali dagli altri professori – i iniziano ad abituarsi alla nuova “Pressoré”. A rispettarla e ad ascoltarla, finendo per considerarla quasi una di loro, al punto da coinvolgerla in una chat di whatsapp comune. Ma la realtà in cui vivono i ragazzi è ben diversa da quella della professoressa. Che viene minacciata per il suo tentativo di allontanare gli studenti dalla droga e di far vedere loro una possibilità di vita diversa. Tra prove impegnative e reciproci tradimenti, il legame però resiste, e per la classe si avvicina il fatidico momento degli esami di maturità. E di lasciare la scuola.

Il decalogo della vita di un’insegnante (dal libro Domani interrogo di Gaja Cenciarelli, Edizioni Marsilio)

  1. Per gli studenti, tu non sei un essere umano.
  2. Non importa quel che fai o quanto ti spendi per loro: gli studenti ti vivranno sempre come un nemico.
  3. Nessuna buona azione, generosità o empatia impedirà agli studenti di parlare male di te.
  4. Per quanto tu possa essere severo, nessuno studente ti rispetterà solo per questo.
  5. A nessuno studente piace fare i compiti a casa: se non ci credi, sei tu che hai bisogno d’aiuto.
  6. Per quanto tu possa accogliere le loro richieste, ci sarà sempre qualche studente che ti contesterà.
  7. Gli studenti sono convinti che tu non sia un essere umano, tuttavia muoiono dalla voglia di sapere dove abiti, se sei sposato, se hai figli, nella remota eventualità che tu sia (un caso) umano.
  8. Dieci minuti dopo il tuo ingresso in classe per la prima volta, gli studenti sanno già tutto di te.
  9. Nessun insegnante è mai stato al riparo dalla crudeltà degli studenti
  10. Poste tutte queste verità, hai due opzioni: A) Entri in classe, spieghi la lezione, assegni i compiti, torni a casa. B) La prendi sul personale e…

 

Una professoressa senza nome e i ragazzi monnezza: “Domani interrogo” porta al cinema la scuola com’è- immagine 4

La recensione di Domani interrogo

Spazzatura. Il destino in una parola. «Questa scuola è ‘n cassonetto, e ‘a monnezza semo noi», dice uno dei ragazzi della Quinta A presentandosi alla nuova Prof di inglese all’inizio del film. Capiamo subito quale sia l’orizzonte al quale guardano questi giovani, di una scuola “difficile” della Rebibbia cantata da Zerocalcare. È un naturalismo che sembra assecondare il cliché e il pregiudizio di chi guarda. Che soprattutto risponde a una esigenza di onestà alla quale il film cerca di restare fedele, con dignità e coraggio.

Pensieri pericolosi con Michelle Pfeiffer e La scuola di Daniele Luchetti, entrambi del 1995, ce lo hanno insegnato. Il rischio nei memoir scolastici è sempre quello di trasformare la testimonianza in bozzetto edificante. Per quanto Carteni (Diverso da chi?) eviti solo in parte la trappola, riesce  a restare coerente con la realtà raccontata e rispettoso del suo oggetto.

Spazio al caos, come nella realtà

Rompendo la quarta parete (in riuscitissime parentesi dedicate ai singoli giovani, che raccontano il proprio futuro direttamente agli spettatori, uscendo dal narrato). Sfruttando il mezzo e giocando con i rumori, ovattandoli, attenuandoli o lasciando spazio al caos. Sono pochi i momenti di pace nello tsunami che sommerge la professoré della Ferzetti (perfetta nel e per il ruolo), un fuoco di fila gergale figlio dell’urgenza e del bisogno di farsi sentire dei suoi alunni. Il film parla semplice, ma non in maniera banale. Nella galleria di personaggi messi in scena – fidanzati possessivi, madri in difficoltà, identità in costruzione, italiani a metà a rischio di rimpatrio, professori sconfitti e rancorosi – non mancano gli stereotipi. Ma non si ha mai l’impressione della semplificazione fine a sé stessa. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” diceva De Andrè. Carteni sembra d’accordo. Con lui e con la necessità di sottolineare quanto sia importante oggi il valore della tolleranza e dell’educazione, che la (nostra) società moderna e le politiche scolastiche, anche italiane, non sempre mettono al primo posto.

Una professoressa senza nome e i ragazzi monnezza: “Domani interrogo” porta al cinema la scuola com’è- immagine 5

6 domande alla professoressa Anna Ferzetti

Nel libro ispiratore di Gaja Cenciarelli c’è un Ferzetti, possiamo dire che questo film era nel suo destino?

È così! Quando ho letto il libro e ho visto che Francesco, uno dei ragazzi, si chiamava Ferzetti mi sono stupita. Ovviamente nel film abbiamo dovuto cambiarlo in Simonelli, ma quando ho conosciuto Gaja le ho chiesto perché avesse chiamato così il personaggio. La risposta fu: “Perché ho una passione per Gabriele Ferzetti”, mio padre. Non aveva associato, non ci aveva proprio pensato, ma vuoi o non vuoi le cose non accadono per caso.

Una professoressa senza nome e i ragazzi monnezza: “Domani interrogo” porta al cinema la scuola com’è- immagine 6

Anna Ferzetti, il regista Umberto Carteni e i ragazzi alla prima del film, durante la Festa del cinema di Roma 2025. Foto Getty

Da figlia a madre, e professoressa, che lavoro è insegnare?

Capisco i professori, che adesso sono demotivati, la nostra società spesso non gli dà i mezzi… È una lotta. Io sono felice, per me è stata una grandissima opportunità, della quale ringrazio tutti, ma soprattutto Gaja per avermi affidato la sua storia. Una donna libera, appassionata, che ama quello che fa. Ascolta i suoi studenti – ho conosciuto dei ragazzi che la hanno come insegnante -, ascolta chi ha davanti e cerca di aiutarlo. Sono felice che ci siano dei film e delle serie che parlano dell’essere professori in questo momento, che è un disastro, noi non facciamo più parlare ragazzi, non li ascoltiamo. Lo dico anche da madre… Quello del professore credo sia il ruolo più difficile che c’è e dovrebbe essere tutelato, invece sta lì, in basso… Spero che questo film possa aiutarli un po’.

Paura di fallire, bisogno di fallire

Il film parla molto di fallimento…

Da ragazza avevo paura e oggi lo vedo attraverso le mie figlie. Paura di non essere all’altezza, del fallimento, la performance per loro è tutto, e questa cosa mi mette molta ansia. Mi dispiace, perché invece bisogna un po’ fallire nella vita. Gli errori aiutano a crescere: sono necessari.

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I social come materia a scuola

Questo la preoccupa, da madre?

Non vorrei essere giovane oggi. Io alla loro età non sentivo tutte queste cose, non avendo i social. Adesso loro vedono tutto, sentono tutto, che ansia! Sono d’accordo con iniziative come quella spagnola, di vietare i social sotto i 16 anni. Io ho due figlie, Greta di 20 e Lea di 13, e sono due generazioni completamente diverse. La prima ha vissuto l’arrivo di Instagram, la seconda c’è nata. Come noi siamo nati con il Walkman. Togliere i social sarebbe come levarle il ciuccio, ed è anche qualcosa che ha un grande potenziale positivo. Bisognerebbe metterli come materia a scuola, per esempio, insegnare a usarli. Questi ragazzi di vent’anni sono potentissimi, e pieni di cose da dire. Mettiamoci un attimo da parte, lasciamoli esprimere.

Una professoressa senza nome e i ragazzi monnezza: “Domani interrogo” porta al cinema la scuola com’è- immagine 8

In una società come questa, nella quale il revisionismo è comune e siamo bombardati da informazioni, non sarebbe utile insegnare a distinguere tra le fonti? Anche agli adulti…

Assolutamente sì, ma insisto, l‘ascolto è fondamentale. È come se ci fosse disagio a stare insieme, senza guardare il telefono per vedere cosa accade nel mondo. È faticoso. Io ho incominciato a resettare la mia vita: ho voglia di ascoltare le persone, conoscerle, senza giudicarle. Lasciamoci sorprendere! Mi scuso, ma è un momento così della mia vita, mi commuovo, non faccio altro che piangere, sarà che sono delicata. Lo sono sempre stata, e  mi emoziono.

domani interrogo

L’attimo fuggente, Pensieri pericolosi con Michelle Pfeiffer, Half Nelson, La scuola. E serie come Un professore e La preside. Possono essere questi i punti di riferimento?

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Sì, e aggiungerei il francese La classe – Entre les murs. Ma L’attimo fuggente mi ha formato, per me è stato un film pazzesco. Per me il professore rimarrà sempre John Keating di Robin Williams. Per me è un privilegio poter raccontare un personaggio così. Fortunatamente si scrivono sempre più storie belle anche per le donne, ed è bene dirlo, le cose stanno cambiando. Diciamocelo ogni tanto, altrimenti diciamo solo quello che non va. Le cose stanno piano piano, cambiando. Dobbiamo solo volerlo. Invece di dire, dire e dire, facciamo, facciamo.

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