Ripercorriamo con Fausto Brizzi la nascita di un film diventato fenomeno di costume: la nostalgia, la musica come macchina del tempo, gli album di figurine e le notti romane sul set. Mentre una nuova generazione si prepara alla maturità
Sono passati vent’anni esatti. Il 17 febbraio 2006 usciva nelle sale italiane Notte prima degli esami, un film che nel tempo ha ampiamente superato i confini della commedia adolescenziale. Alla regia c’era un esordiente: Fausto Brizzi. Nel cast, Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi e Sarah Maestri, giovani protagonisti di una stagione cinematografica che stava prendendo forma. Ieri sera, a Genova, Palazzo Ducale ha celebrato l’anniversario con una serata che ha unito ricordi e un inevitabile salto nel presente, complice l’arrivo del nuovo capitolo della saga, Notte prima degli esami 3.0, in uscita il 19 marzo. «Ieri abbiamo colto l’occasione per fare un passaggio di testimone», ci racconta Brizzi, co-sceneggiatore del film insieme al regista Tommaso Renzoni. Nuovo giro dunque, e nuova ricognizione nelle esistenze dei ragazzi, ma qual è la differenza? «Il primo e il secondo capitolo (Notte prima degli esami – Oggi, uscito nel 2007, ndr) erano ambientati in un mondo ancora senza social media», spiega Brizzi. «Il cuore di Notte prima degli esami 3.0, senza fare spoiler naturalmente, ruota attorno a questa sorta di doppia vita che tutti abbiamo, divisa tra mondo reale e mondo dei social, e alla possibilità di mistificare».
L’immaginario degli anni ‘80
Ma se il presente guarda avanti, la serata genovese, proiezione del film inclusa, è stata soprattutto l’occasione per tornare a interrogarsi sul primo capitolo, quello che nel 2006 ha intercettato un immaginario preciso. Ambientato nella Roma di fine anni ‘80, Notte prima degli esami raccontava le settimane che precedono la maturità di Luca (Vaporidis) e dei suoi amici, tra ansie, fughe dallo studio e cotte adolescenziali. Al centro del film, l’innamoramento del protagonista per Claudia (Capotondi), destinato a complicarsi quando la ragazza si rivela essere la figlia del temuto professor Martinelli, interpretato da Giorgio Faletti. Il film fu uno strepitoso successo di pubblico (oltre 12 milioni di euro incassati), regalò a Brizzi il David di Donatello come miglior regista esordiente e si trasformò in un cult generazionale tutto italiano. «L’ho rivisto ieri sera per la prima volta dopo vent’anni – continua Brizzi – e ho pensato che oggi, una colonna sonora così, non me la potrei più permettere. All’epoca c’erano altri costi, si potevano fare grandi cose anche in un’opera prima e il risultato fu una playlist eccezionale. Io dico sempre che la musica è l’unico modo che abbiamo per viaggiare nel tempo: è il suo superpotere». Non è un caso che Brizzi individui proprio nella musica e nella nostalgia una delle chiavi del successo del film: Notte prima degli esami costruiva infatti gran parte della propria forza emotiva su un immaginario condiviso, capace di attivare memoria, riconoscimento e identificazione generazionale. Un po’ come uno Stranger Things ante litteram, quel film riportò in vita la fine degli anni ’80, esercitando fascino sia su chi quegli anni li aveva vissuti, sia su chi ne aveva solo sentito parlare: «Sono stati gli ultimi anni davvero colorati», osserva. «Nel dopoguerra abbiamo avuto quattro decenni fortemente identificabili, anche musicalmente. È facilissimo riconoscere una canzone degli anni ’50, ’60, ’70 o ’80 già dall’arrangiamento. Appena parte il brano capisci subito: queste sono le chitarre degli anni ’70, questa è la pianola degli anni ’80». Oggi, spiega il regista, il paesaggio estetico appare molto più sfumato. «Dagli anni ’90 in poi tutto diventa meno riconoscibile. È difficile individuare una connotazione caratteristica. Un po’ come le maschere della commedia dell’arte: puoi vestirti da anni ’80 ed essere immediatamente riconoscibile, ma è quasi impossibile vestirsi da “2010”». Un immaginario forte, compatto, che spiega anche la scelta alla base del film del 2006: «Ho semplicemente visto cosa era accaduto con Sapore di mare per gli anni ’60», racconta Brizzi. «Lo dico sempre al mio amico Enrico Vanzina: ho un grosso debito di riconoscenza verso quel film. Ho pensato che quell’aria, quel tipo di commedia sentimentale all’italiana, potesse essere applicata anche agli anni ’80».
Ricordi dal set e album di figurine
Il passaggio del film, il cui titolo è ispirato all’omonima canzone del 1984 di Antonello Venditti, da successo di pubblico a vero fenomeno di costume si misurò all’epoca anche nei dettagli marginali come l’uscita di decine di gadget, che raccontavano meglio di qualsiasi analisi critica l’ondata di popolarità: «Quando vidi gli album di figurine di Notte prima degli esami, capii che non mi sarei liberato facilmente di quel film», racconta Brizzi, confessando di conservarne diversi pacchetti che ogni tanto riemergono come un bizzarro album di ricordi. Sul set, ricorda infine il regista, si respirava un’atmosfera altrettanto particolare: il film venne girato in gran parte di notte, in una Roma estiva e quasi deserta, con ritmi completamente ribaltati e un budget contenuto che, paradossalmente, diventò uno stimolo creativo. Tra i legami nati durante le riprese, resta centrale quello con Giorgio Faletti: «Abbiamo continuato a vederci con regolarità, a raccontarci in anteprima le storie cui stavamo lavorando, le ansie. Anche lui aveva conosciuto un grande successo con il suo primo romanzo, e sentiva la pressione di doverlo confermare».
Vent’anni dopo, quel racconto generazionale si prepara a cambiare nuovamente volto. In Notte prima degli esami 3.0, nei panni della professoressa ci sarà Sabrina Ferilli, mentre a raccogliere il testimone dei liceali ci saranno Tommaso Cassissa, Alice Maselli, Adriano Moretti e Alice Lupparelli. Accanto a loro, un cast che intreccia nuove presenze e volti noti, fino alla partecipazione straordinaria di Antonello Venditti, a chiudere idealmente il cerchio iniziato proprio da una sua canzone.
20 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA