di
Antonella Baccaro

Il conduttore si riferiva ai precari della sua trasmissione che dopo l’assunzione saranno trasferiti nelle redazioni regionali. Usigrai: «Parole del conduttore inaccettabili»

«La bella notizia per la Rai è che sono riuscito a ricongiungere i due sindacati dei giornalisti Rai». Scherza Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, che ha raccolto parecchie critiche in Rai, da destra e da sinistra, per aver definito «deportati» i giornalisti ex precari che, avendo superato il concorso Rai, saranno inviati nelle redazioni regionali. 

È questa infatti la sorte che toccherà a sei degli otto collaboratori di Report che hanno superato il concorso senza rientrare tra i primi sette, gli unici che potranno restare presso le produzioni in cui già lavoravano da precari.



















































«Abbiamo sempre difeso Report e Sigfrido Ranucci» premette il sindacato Usigrai in una nota del Coordinamento Cdr Tgr. E prosegue: «Per questo crediamo che le parole del conduttore di Report siano inaccettabili. Nelle sedi regionali non si viene “deportati” – termine a dir poco infelice e soprattutto irrispettoso per coloro che la deportazione, quella vera, l’hanno subita – ma si entra, grazie all’impegno di Usigrai, per selezione e non per chiamata diretta».

Altro che «deportati» concorda per una volta anche Unirai, sindacato di area governativa. «Il contratto – spiega in un comunicato – garantisce piena autonomia e un percorso professionale». E ancora: «La Tgr non è un lager e non ci sono deportati. Le parole del collega Ranucci inoltre feriscono chi ha subito il dramma vero della deportazione e tutti i circa 800 giornalisti che già lavorano nelle sedi regionali».

Replica Ranucci: «Gli attacchi da parte di sindacati avversi tra loro, li rispetto, ma sono il riconoscimento della mia coerenza. La difesa di trasmissioni come Report e Presa Diretta, non è una maglietta che indossi la mattina e te la sfili la sera quando magari coincide con i propri interessi». Quanto al merito delle sue espressioni, il conduttore spiega che «i giudizi critici sul termine “deportazione” sono legittimi. L’ ho inserito tra virgolette grazie ai consigli di un grande esperto di comunicazione». Tuttavia Ranucci resta critico circa la selezione Rai nella misura in cui questa si baserebbe su prove che non avrebbero a che fare con il giornalismo d’inchiesta, allontanando i colleghi dal posto in cui vivono e rischiando di «svuotare trasmissioni storiche della Rai, al quale successo hanno contribuito anche coloro che saranno “deportati”».


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20 febbraio 2026