Colpo di scena: persino Medici Senza Frontiere ha finalmente ammesso ciò che Israele denuncia da anni, ovvero la presenza di uomini di Hamas e il trasferimento di armi all’interno degli ospedali di Gaza.
La decisione dell’organizzazione internazionale di sospendere le attività non essenziali all’ospedale Nasser di Khan Younis, annunciata qualche giorno fa, rappresenta difatti un tardivo riconoscimento di una realtà che è stata sistematicamente negata, nascosta e minimizzata.
Proprio così: il velo di silenzio e in parte di connivenza su Hamas che ha non solo distorto la narrazione del conflitto, ma anche prolungato le sofferenze dei civili palestinesi usati come scudi umani da un gruppo terroristico, pare rompersi sempre di più.
Fino a poco tempo fa, l’idea che Hamas sfruttasse gli ospedali come basi operative era bollata come propaganda israeliana, figlia del peggior sionismo revisionista. MSF stessa, in passato, aveva categoricamente negato di aver osservato attività terroristiche nelle strutture dove operava.
L’organizzazione aveva insistito che non vi erano prove di militarizzazione negli ospedali, nonostante testimonianze di ostaggi liberati che descrivevano detenzioni e torture proprio in luoghi come l’ospedale Nasser, reso nei suoi sotterranei una vera e propria santabarbara.
Moltissimi media mainstream occidentali rilanciando news di giornali ed enti legati a doppio filo con l’establishment palestinese (vedi Al Jazeera), amplificavano queste negazioni, dipingendo Israele come aggressore indiscriminato e ignorando le evidenze fornite dall’IDF, inclusi video di tunnel sotto gli ospedali e armi nascoste addirittura tra i letti dei pazienti.
Questo occultamento ovviamente non era casuale. Organizzazioni umanitarie come MSF e persino l’OMS hanno spesso operato in un contesto di infiltrazione da parte di Hamas senza farsi troppe domande. E allora sorge spontaneo un dubbio: possibile che nessuno del personale di queste entità si ponesse delle domande sulla presenza del gruppo terroristico?
Perché MSF ad esempio, accusata di retorica anti-israeliana, ha criticato aspramente le operazioni IDF negli ospedali, definendole “catastrofi umanitarie deliberate”, mentre taceva sulla presenza di miliziani armati? Perché solo ora, dopo mesi di atti inaccettabili, inclusi arresti arbitrari di pazienti e intimidazioni, l’organizzazione ammette il pericolo?
Forse perché il cessate il fuoco del 2025 ha reso insostenibile il silenzio, o perché la pressione internazionale ha esposto le contraddizioni che si vivono a Gaza.
Una cosa è certa: la negazione e il lassismo hanno avuto conseguenze devastanti. Hamas ha così trasformato ospedali in fortezze, usando civili come copertura per operazioni militari, interrogatori e stoccaggio di armi. Questo ha reso inevitabili gli interventi israeliani, con perdite civili purtroppo inevitabili che i media attribuivano unicamente a Israele, alimentando un ciclo di odio globale.
Medici curdi e altri testimoni indipendenti hanno confermato come i leader di Hamas si nascondessero tra i reparti, sfruttando la neutralità medica.
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Eppure, per anni, ONG e ONU hanno minimizzato, permettendo a Hamas di continuare il suo regime di terrore. L’ospedale Nasser, controllato dal ministero della Salute di Gaza (legato a Hamas), ha respinto le accuse di MSF come irresponsabili, sostenendo che gli armati fossero una forza di “polizia civile” per la sicurezza. Ma questa difesa suona ridicolmente vuota di fronte alle ammissioni tardive.
La verità è che questo silenzio complice ha eroso la credibilità dei propal e delle organizzazioni umanitarie, trasformandole in strumenti di propaganda. Medici senza frontiere continua a operare in altre strutture, fornendo assistenza vitale, ma il suo cambio di tono segna un punto di non ritorno.
E se le Nazioni Unite fossero davvero ancora oggi un organo super partes dovrebbero indagare internamente sulle infiltrazioni di Hamas e garantire trasparenza. Purtroppo però sappiamo bene che all’interno dell’ONU la linea che va per la maggiore è quella di Albanese e dei suoi accoliti: conviene non aspettarsi pertanto nulla di buono.
Qualche speranza potrebbero darla i media; possibilmente smettendola di amplificare il negazionismo di Hamas e riportando fatti bilanciati, inclusi quelli politicamente scorretti come l’uso cinico degli ospedali da parte dei terroristi. Solo riconoscendo che ad oggi il principale centro di potere a Gaza è Hamas si potrà tentare di liberare i palestinesi dalle loro vessazioni.
Alessandro Bonelli, 18 febbraio 2026
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