Si è tenuto questo pomeriggio, davanti l’ospedale Monaldi, un incontro con la stampa per illustrare le decisione prese al seguito dell’incontro di oggi tra medici e familiari del piccolo Domenico, il bimbo di due anni a cui è stato trapiantato un cuore “bruciato”.
«Abbiamo deciso di attuare una descalation della terapia antibiotica ed immunosoppressiva lasciando comunque un livello di base» spiega il prof Antonio Corcione, capo del dipartimento dell’area critica rianimazione non pediatrica del Monaldi. «Abbiamo deciso che non verranno sospese l’alimentazione parenterale, l’idratazione e l’Ecmo. Verrà incrementata la sedazione.
APPROFONDIMENTI
«C’è stato un peggioramento clinico importante del piccolo Domenico» continua il medico. «In caso di arresto cardiocircolatorio non verranno eseguite manovre rianimatorie e Patrizia, la mamma, ha chiesto di essere aggiornata anche di notte».
«Il bambino non soffre. E’ sedato, è come fare un’anestesia generale, garantito che il bambino non sente dolore. Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni», ha detto il medico. «Non c’è accanimento, stiamo facendo l’indispensabile per tutelare il piccolo. L’Ecmo continua, è fondamentale, ma dopo tanti giorni ci porta anche tanti problemi, ma alternative non c’erano».
«Oggi sta molto male, la situazione è molto critica. Il bambino ha insufficienza multiorgano e siamo lì a continuare a tutelarlo, non ad abbandonarlo. La mamma è una persona amabilissima ed è lì vicina al bambino. Siamo tutti sconvolti per questa cosa, io che pure non ho partecipato a questo percorso sono sconvolto. Come capo di dipartimento che lavora in questa azienda, come medico, come padre, come nonno sono sconvolto. Dal punto di vista umano siamo sconvolti» ha aggiunto Corcione.
«Se andiamo a guardare la storia dell’ospedale Monaldi centinaia di trapianti sono stati fatti ad adulti e bambini, penso 500 trapianti da 20 anni fa. Anzi il 500esimo trapianto è stato proprio su un bambino. Senza mai problemi». Corcione non si è occupato direttamente del caso, «ci sono degli inconvenienti – ha ammesso – sappiamo tutti del ghiaccio, e che il ghiaccio secco ha creato questa situazione, poi quale sia stato il percorso io non lo so». Il cardiologo ha ricordato l’impegno dei medici e anche quanto tutto l’ospedale viva l’angoscia per questa situazione: «Per prima cosa – ha detto – quando arriviamo qui al lavoro ora, chiediamo a tutti come sta il bambino. Rispetto a ieri c’è un rapido peggioramento però cosa e quando possa accadere io non lo so. Io rispetto i colleghi, che stimo tantissimo, non sono mai salito a vedere il piccolo, perché non è mia competenza».