di Cesare Tota

Il concorrente, uscito a un passo dalla finale: «Cannavacciuolo? Quello che riesce di più ad arrivare al cuore delle persone»

L’uscita dalla cucina di MasterChef Italia, a un passo dalla finale, lascia addosso sensazioni contrastanti. Alessandro Segantin, uno dei due concorrenti eliminati dal cooking show durante la puntata andata in onda giovedì 19 febbraio, lo ammette senza girarci intorno: «Me la sono riguardata un po’ di volte. È una cosa che, mamma mia, mi emoziona davvero». Il momento è quello in cui Antonino Cannavacciuolo gli augura di vederlo un giorno sul palco della Guida Michelin, parole che per lui pesano più di qualsiasi giudizio tecnico. «Cannavacciuolo è la persona che riesce di più ad arrivare al cuore delle persone. Quindi il fatto di essere riuscito a far commuovere lui mi gratifica, forse ho lasciato qualcosa di buono». L’entusiasmo però si accompagna alla lucidità: «Sarebbe bello ma devo fare i conti con la realtà. La passione per il mio lavoro, la famiglia, i dipendenti… se faccio una cosa la faccio bene. Se si apriranno porte le valuterò sicuramente».

L’altro concorrente eliminato, Niccolò Mazzanti, dal canto suo, ha reagito al verdetto negativo tornando subito ai fornelli e portando in tavola quello che sarebbe stato il suo menu finale, un percorso tra mare e montagna ispirato a Massa, il paese in cui vive. «L’ho preparato immediatamente ai miei genitori. Sono rimasti molto soddisfatti», racconta, mentre il suo primo ricordo culinario risale a una scena quasi cinematografica: «Una bistecca in padella, nella roulotte di mio nonno. Andai alla cabina telefonica a chiamare la nonna felice di aver cucinato per la prima volta». Anche Alessandro aveva iniziato a immaginare il suo menu prima di uscire, con l’idea di «fondere ciò che sono e il percorso di MasterChef», e un antipasto già simbolico: «Un finto uovo al tegamino, il primo ricordo di me ai fornelli. Avevo sei anni quando l’ho cucinato per accogliere i miei genitori usciti per un’emergenza».



















































Se c’è una cosa su cui entrambi concordano è il valore profondo che ha per loro la cucina: «Per me è amore, vedere qualcuno a cui brillano gli occhi dopo che ha mangiato il tuo piatto», dice Niccolò, spiegando che dal programma si porta via soprattutto disciplina e gestione delle tempistiche. Alessandro la vive come qualcosa di ancora più personale: «È amore per gli altri ma anche tanto amore per me stesso. Un rifugio dove è bello isolarsi. Quando cucino mi immergo in quello che sto facendo». E la passione non è rimasta confinata al set: tornato a casa ha cucinato subito per la moglie «alla quale avevo lasciato tutto sulle spalle», preparandole un piatto scenografico che «l’ha lasciata estasiata».

Tra i ricordi più forti dell’esperienza non ci sono solo le prove, ma anche i rapporti umani. Niccolò parla delle tante emozioni vissute in Masterclass e ricorda persino momenti surreali, come quando dopo la sfida con Matteo Lee, che reputava il più forte, si è ritrovato a parlare in un parco con lui mentre gli faceva da psicologo. Alessandro invece sottolinea la vittoria più significativa per lui, quella della puntata in cui non aveva la postazione, ma soprattutto descrive il clima dietro le quinte come «una forma di cameratismo così… solo chi ha fatto il militare può capire, si creano legami molto forti in poco tempo».

Sul futuro nessuno dei due si lancia in proclami, ma entrambi hanno le idee chiare sul motore che li guiderà. Niccolò sogna: «Per la palafitta sul mare ci vogliono soldi, ma sicuramente vorrei cucinare e fare felici le persone», mentre Alessandro resta pragmatico: «Io mi sento di essere un dentista», dice sorridendo, prima di sottolineare il vero obiettivo legato ai fornelli, cioè «far sì che l’indole con cui mi sono iscritto a MasterChef non mi abbandoni, di non precludermi nulla, di non chiudere porte». Perché se il programma è finito, la loro storia con la cucina — su questo non hanno dubbi — è appena cominciata.

20 febbraio 2026