di
Chiara Maffioletti
La secondogenita di Francesco Totti e Ilary Blasi è nel cast della nuova edizione di «Pechino Express». «Raccomandata? Fino a un certo punto. Dopo il quale te la devi vedere tu»
È famosa da quando era ancora nel pancione. Un destino comune a molti figli d’arte, ma che nel suo caso vale anche di più, perché a lei basta dire il suo nome — Chanel — perché tutti colleghino che di cognome fa Totti. Eppure per quasi 19 anni (li compirà a maggio), la figlia di Ilary Blasi e Francesco Totti non ha mai parlato. Anche quando altri l’hanno fatto per lei. Dal 12 marzo, però, tutti non solo sentiranno la sua voce, ma la vedranno anche correre, mangiare cibi esotici, implorare passaggi o un posto dove dormire tra Indonesia, Cina e Giappone. In coppia con Filippo Laurino, suo storico amico nonché figlio dell’agente della mamma, Chanel Totti è una dei concorrenti della nuova edizione di «Pechino Express» (disponibile su Sky e Now). Senza trucco, con i lunghi capelli sciolti e un felpone oversize, si racconta vincendo una timidezza dolce e insospettabile.
Come è arrivata la decisione di debuttare in tv?
«In verità io non pensavo che avrei mai partecipato a qualsiasi programma, o almeno a questa età. Non era nelle mie intenzioni. Nel caso di Pechino è nato tutto come un gioco, con Filippo che mi ha trascinata. Fino all’ultimo pensavo stesse scherzando, sono sincera. Perché la tv, lo ripeto, non era tra i miei piani. Abbiamo fatto il provino per gioco e per curiosità. E alla fine ci hanno presi».
La curiosità era per la televisione o per un programma come Pechino?
«Avendo mamma che lavora in tv, un po’ so come funziona, anche se non del tutto. Pechino è un programma diverso dagli altri, l’unico che avrei fatto, appunto».
Come si vede nel suo futuro?
«Al momento sto studiando, faccio l’università. Non so quello che farò nel futuro, sono concentrata sugli studi. Essendo ancora piccola, non ho le idee chiare. Il mio corso di studi ha a che fare con la comunicazione».
Come è la sensazione di essere conosciuti da sempre? Ha avvertito di essere in una condizione diversa rispetto agli altri?
«Ormai, a diciotto anni, mi sono abituata, visto che con questo fatto ci sono cresciuta. Cerco di non darci troppo peso, ma è vero che essendo “figlia di” sei etichettata, quindi non è semplice. C’è anche chi ti avvicina perché pensa di poterti “sfruttare”».
E lei come si comporta?
«Essendo abituata ora riesco anche a distinguere le persone, infatti ho la mia piccola cerchia, gli amici di sempre. Mi sento una persona normalissima, perché per me mamma è mamma e papà è papà… a volte neanche mi rendo conto».
Finora è sempre stata riservata. Anche su Instagram, pubblica solo fotografie, non parla mai.
«Non pubblico mai la mia vita privata ma solo quello che voglio far sapere. Non mi espongo più di tanto e mi stupisco quando, per strada, vedo gente che mi guarda con curiosità… qualcuno mi fa anche foto di nascosto. Io mi chiedo il perché: un conto sono mia madre e mio padre, ma io? Perché c’è attenzione su di me?».
Ha messo in conto che dopo il debutto in tv le cose peggioreranno, in questo senso?
«Sì, ne sono consapevole, però ne è valsa la pena visto il viaggio. Non me l’aspettavo così, però mi sono divertita. L’unica cosa con cui ho faticato veramente tanto è stato il cibo: ero in difficoltà, è stata l’unica cosa per cui ho sofferto realmente».
E stare senza telefono, senza connessione, senza poter parlare con la sua famiglia?
«Pensavo che stare senza telefono sarebbe stata una cosa tragica e invece ho rivalutato questa mia idea: il telefono non mi è mancato per niente e non me l’aspettavo. La mia famiglia mi è mancata, ma sapevo che non li sentivo perché stavo vivendo un’esperienza. Mi è mancata solo la mia sorellina: è la più piccolina e verso di lei ho un senso di protezione. Mio padre e mia madre se la possono cavare…».
Di solito «Pechino» racconta anche la povertà di certi popoli…
«Io e Filippo, il miglior compagno che potessi avere nonostante i nostri litigi, siamo stati fortunati incontrando famiglie bellissime e aperte. Quanto al resto, io l’ho sempre detto e penso sia ovvio che sono cresciuta con la camicia, quindi vedere certe realtà è stata un’emozione forte: ti rendi conto delle cose importanti. Detto questo, non mi reputo una viziata: mi hanno cresciuta con dei valori, so distinguere le cose e se mi devo adattare non mi faccio assolutamente problemi».
Nel gioco vi siete chiamati «I raccomandati».
«È un nome che ci rappresenta… abbiamo usato l’autoironia. Io e Filippo abbiamo pensato: se non ce lo diciamo da soli, ce lo diranno gli altri, quindi abbiamo prevenuto. Io mi prendo in giro da sola, scherzo molto, ma non mi interessa quello che pensa la gente, non c’è bisogno di dimostrare niente a nessuno».
Ma si sente davvero un po’ raccomandata?
«Fino a un certo punto. Dopo il quale te la devi vedere tu. I miei non mi hanno mai spianato la strada, ci hanno sempre fatti tutti sudare».
A chi somiglia più di carattere?
«Totalmente a mamma, dovendo fare un paragone tra lei e papà. Io sono più rompiscatole ma come lei, se devo dire qualcosa non mi tengo un cecio in bocca. Papà è di meno parole».
Cosa le hanno detto quando ha comunicato loro che avrebbe fatto «Pechino»?
«Erano entrambi contentissimi e molto curiosi di vedermi in un contesto così. Il consiglio è stato di essere me stessa, di mettercela tutta e divertirmi. È un’esperienza che ti capita una volta nella vita».
Ora le arriveranno altre proposte televisive, lo ha previsto?
«Sì, ma per ora non ho intenzione di accettarle. Il mio obiettivo non è lavorare in televisione. In futuro mai dire mai, anche se non è una cosa che vedo per me. Da bambina mamma ci portava con lei, ogni tanto. Mi divertivo: è sempre stata una mamma presente, anche quando lavorava… stava lontana al massimo due giorni».
Da figlia, ha dovuto attraversare un momento delicato come la separazione dei suoi genitori. Una separazione molto mediatica, anche per decisione dei diretti interessati.
«Non siamo né la prima né saremo l’ultima famiglia che attraversa questa cosa. Purtroppo succede e le cose davvero brutte sono altre. Però è ovvio che essendo una famiglia sotto i riflettori non è stato facile, soprattutto per me e mio fratello, visto che siamo riusciti a preservare la mia sorellina, essendo piccola. Solo noi sappiamo come sono andate le cose, al netto di quello che dicono gli altri. Ma aver affrontato questa situazione quando ero ancora più piccola, non è stato facile. La gente parla, specie sui social, ma dietro quei telefoni c’eravamo noi: alla fine in casi come questi ci vanno a rimettere i figli, oltre che i genitori».
Apparentemente voi avete sostenuto entrambi, in quella fase.
«Sì assolutamente, ma perché io penso che in quei momenti i figli debbano stare vicino ai propri genitori, nonostante tutto. Non non dando importanza a persone terze o a chi vuole fare polemica. In quei momenti c’eravamo solo noi».
Lei ha un profilo aperto sui social. Legge i commenti?
«La maggior parte dei commenti sono negativi, non so per quale motivo. Sinceramente è una cosa che non mi è mai interessata, magari sono le mie amiche che mi segnalano qualcosa… io quasi non ci faccio caso, però credo che se non fossi figlia dei miei genitori non sarebbe così. È l’altro lato della medaglia».
Per la prima puntata di «Pechino» farà un gruppo d’ascolto?
«Sì, sì, a casa. Alla fine la gente non mi conosce, magari vedendomi in questo contesto qualcuno potrà cambiare idea. Ma se non fosse così, alla fine non importa, va bene lo stesso».
21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 07:03)
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