di
Massimo Gaggi

Gli effetti della decisione della Corte Suprema che ha annullato le barriere tariffarie imposte dal presidente Usa. Secondo la sentenza, i dazi non possono essere imposti con una legge prevista per le emergenze nazionali

Strumento di guerra commerciale ma anche «arma impropria» per imporre una politica estera imperiale. E per tentare di sancire il suo potere assoluto, scavalcando il Congresso e tenendo ai margini il potere giudiziario. Cosa sono i dazi di Trump? E cosa accadrà dopo la sentenza della Corte Suprema? Proviamo a capire.

Com’è nata la crisi attuale?
Il 2 aprile 2025, ribattezzato dal presidente Liberation Day, Trump, che a differenza dei suoi predecessori tanto democratici quanto repubblicani, è un fan del protezionismo, ha annunciato un regime di tariffe pesantissimo: 10% su tutto e «dazi reciproci» nei confronti di oltre 100 Paesi con aliquote variabili in base all’entità del loro attivo commerciale con gli Stati Uniti (100% sulle merci cinesi). Sconcerto planetario, panico nei mercati. Preoccupato dal crollo della Borsa, pochi giorni dopo Trump ha sospeso gran parte dei dazi per tre mesi, per negoziare, nel frattempo, accordi coi vari Paesi. E’ iniziata, così una stagione non solo di trattative, ma anche di minacce e di uso dei dazi per punizioni (ad esempio il balzello aggiuntivo su Cina, Messico e Canada accusati di non fare abbastanza contro il traffico di fentanyl), rappresaglie politiche, addirittura interferenze negli affari di altri Paesi: come il dazio imposto al Brasile se la sua magistratura non ritira le incriminazioni contro l’ex presidente Bolsonaro.



















































Guerra commerciale o altro?
Nella sua concezione della politica come dealmaking, fare affari, Trump sta usando i dazi non solo come strumento di guerra commerciale, ma anche come un’arma di politica estera: la forza del mercato interno degli Stati Uniti, il più vasto e ricco del mondo, per rilanciare la potenza geostrategica americana. E per dare sostanza alla sua visione neoimperiale. Nei negoziati, però, ha dovuto ben presto prendere atto che, mentre con l’Europa poteva fare la voce grossa, con l’altra superpotenza, la Cina, a seguire la linea dura aveva molto da perdere: dalle terre rare all’export alimentare verso il gigante asiatico, essenziale per tanti agricoltori americani. Da qui una marcia indietro, arrivando alla fine a dazi molto più contenuti.

I dazi rientrano nei poteri di Trump? Perché i tribunali non l’hanno fermato?
La Costituzione Usa affida al Congresso il potere di tassare e imporre dazi. Alcune norme consentono, però, al governo di intervenire direttamente in casi limitati, di particolare urgenza, davanti a emergenze che mettono in pericolo la sicurezza nazionale. Trump ha ritenuto di poter usare questi poteri straordinari dichiarando una serie di emergenze. Inesistenti secondo i tanti — 12 Stati dell’Unione, associazioni imprenditoriali e singole aziende — che l’hanno subito denunciato. A maggio e ad agosto sono arrivate le prime sentenze delle corti d’Appello che hanno dichiarato illegali gran parte dei dazi di Trump, sospendendo, però, l’effetto dei loro provvedimenti fino al pronunciamento della Corte Suprema.

Se attuate, quali sarebbero le conseguenze della sentenza?
Con molti dazi (non tutti) dichiarati illegali il governo dovrebbe rimborsare almeno 120 miliardi di dollari di entrate aggiuntive registrate da maggio a oggi. E verrebbe meno un gettito che, a regime, dovrebbe essere di 35 miliardi al mese. Trump aveva accusato la Corte Suprema di causare un danno da tremila miliardi. Il presidente ama esagerare: nel suo calcolo ha fatto rientrare anche gli investimenti negli Stati Uniti promessi da altri Paesi nei negoziati commerciali. Senza più la minaccia dei dazi, questi investimenti rischiano di evaporare. Ma si trattava comunque di promesse generiche. Non è chiaro se e come arriveranno i rimborsi. A incassarli, poi, sarebbero imprese e importatori, non i consumatori finali che hanno già pagato di più per l’acquisto di prodotti gravati da dazi.

Trump può ripristinare i dazi?
Il presidente intende reintrodurre i dazi cancellati usando varie parti della Legge commerciale Usa che, però, ha forti limitazioni e comporta tempi lunghi: ricorre alla Section 122 per reintrodurre un dazio generale del 10%, ma solo per 150 giorni e punta sulla Section 301 che gli consente di sanzionare pratiche commerciali scorrette di altri Paesi. Ma deve prima far svolgere un’ istruttoria.

Quali conseguenze internazionali per Trump?
La principale è la perdita di un’arma di pressione brutale sugli altri Paesi. Tra 5 settimane, a Pechino da Xi Jinping, avrà meno carte da giocare Inoltre le concessioni ottenute (o estorte) dagli altri Paesi con la minaccia di dazi elevatissimi potrebbero venire ritirate, ora che quella minaccia è spuntata. La Ue sembra, comunque, orientata a rispettare l’accordo sottoscritto.

E le conseguenze interne?
Trump tira dritto coi dazi, ma questa sua politica, inizialmente sostenuta da quasi tutti i repubblicani e da molti indipendenti, ora è sempre più impopolare: il consenso dei repubblicani è sceso al 71% mentre l’opposizione degli indipendenti è salita dal 31 al 63%. Numeri che allarmano i repubblicani in vista delle elezioni di novembre. Molti alzano la testa nonostante le minacce si Trump: dopo i sei che la settimana scorsa hanno bocciato i dazi contro il Canada, ieri la sentenza della Corte Suprema, vergognosa per Trump, è stata elogiata dal suo ex vice, Mike Pence, e da senatori del calibro di Chuck Grassley, presidente della Commissione Giustizia, Mitch McConnell e John Curtis.

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21 febbraio 2026