di
Francesco Battistini

Il video di Karin Kildow è diventato virale mentre Lindsey si sottoponeva in America al quinto intervento durato sei ore. I medici di Treviso ringraziano: «Siamo belli ma anche bravi»

DAL NOSTRO INVIATO
CORTINA – Lindsey’s Anatomy. La campionessa dice che alla fine s’è consolata anche della tibia fratturata. E ha fatto Treviso a cattiva sorte: le infermiere che le intessevano la treccia, i portantini che le donavano i cioccolatini, le cuoche a condire la pasta di buonumore, e un giorno c’è mancato che ci scappasse il risotto al radicchio. E pure quando Lindsey Vonn finiva sotto i ferri, e l’attesa era di ore e non è che nell’ospedale Ca’ Foncello ci fosse granché da fare, anche lì era solo questione di punti di vista. «Cancellate le app d’incontri!», instagramma adesso la sorella, Karin Kildow, rientrata in America con Lindsey. Seguitemi, miei follower. Discesa liberissima nella profonda provincia italiana. E dimenticate il medico in prima linea George Clooney. E mandate pure in pensione Doctor House e tutti i bonazzi di Grey’s Anatomy. Veneto nel cuore. Ca’ Foncello is the best. E di Treviso, «del piacer d’amor che quivi è fino» per dirla col Poeta, prendetevi il meglio: cancellate Tinder, Bumble, Hinge, Badoo, Lovoo, OkCupid e via chattando, è il consiglio della vispa Karin, «andate nei pronto soccorso italiani!».

Accettazione del proprio destino. Col camice verde che ha sempre il suo perché. Qualche video di medici che passeggiano in corsia, sulle note di «This Will Be» di Natalie Cole, qualche foto postata con un commentino pepato — «avevo detto che ci sarebbe stato un lato positivo…» —, il tutto per esprimere alla fine un grazie garbato: «Scherzi a parte — ci tiene a precisare Karin —, un ringraziamento speciale a tutti i dottori e gli infermieri davvero gentili e premurosi che hanno aiutato Lindsey».



















































I 75 mila follower hanno gradito, a scrollare i «wow!» in calce al post. Ancor di più, i medici italiani: «Belli, e per fortuna anche bravi. E brave, ovviamente», dice Alessandro Riccardi, presidente della Società di Medicina d’urgenza: «Siamo davvero felici che la sorella di Lindsey Vonn abbia segnalato la bellezza nei nostri pronto soccorso. Ma siamo ancora più orgogliosi che Lindsey abbia riconosciuto la competenza dell’emergenza-urgenza e del nostro Servizio sanitario nazionale. Per questo, vogliamo ringraziarla».

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A casa, la convalescenza di Lindsey è faticosa. Prima, la scoperta che era morto il cane Leo. Poi, la necessità del quinto intervento, sei ore per mettere altre placche e altre viti. Altissima chirurgia made in Usa. Radiografie postate in tempo reale. Col ricordo di Ca’ Foncello, che resiste: raccontano che la sorella della discesista, al momento delle dimissioni, avesse già pronta la carta di credito da strisciare e sia rimasta stupita. «Ma come, un’assistenza del genere, gratis, in un ospedale pubblico…?». Nessun cenno nei post: solo bellezza mezza ricchezza, è l’idea di Karin, e almeno prendiamoci questo. «Adesso però che è stato svelato il fascino dei nostri operatori e delle nostre operatrici — scherza Riccardi —, per cortesia: non assalite i pronto soccorso! Meglio incontrarci nei momenti giusti, quando c’è davvero bisogno…». E se vogliamo esser seri: «La bellezza che conta, in fondo, è quella che si vede ogni giorno: nella professionalità, nella dedizione e nella cura verso le persone». Thank you, Vonn Sisters. Con una curiosità: che cos’avremmo scritto, se a votare le infermiere bone di Treviso fosse stato un uomo?

21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 09:11)