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Redazione Milano

Gli Usa hanno raggiunto la finale battendo la Slovacchia 6-2 in semifinale. Il presidente Usa ha annunciato il suo desiderio di assistere, ma ancora non ci sono conferme. Fontana: «Al lavoro per ordine pubblico»

È andata come doveva andare: la finale di hockey su ghiaccio maschile alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sarà tra Stati Uniti e Canada. Grande classico, con l’oro conteso lungo il 49esimo parallelo, tra i «Maga» statunitensi e i vicini canadesi. L’attesa è grande anche per un’altra ragione: il presidente Usa Donald Trump potrebbe volare a Milano per assistere alla partita. Di sicuro, la visita di Trump, se dovesse concretizzarsi, sarà chirurgica. A Milano non si fermerà a dormire. Nessun albergo è stato allertato. Il programma potrebbe essere: atterraggio con Air Force One (forse Linate), presenza all’Arena Santa Giulia, poi tappa (sempre rapida) a Verona, per la cerimonia di chiusura dei Giochi 2026.

In alternativa, per agevolare le operazioni, Trump potrebbe scegliere al posto dell’Air Force One, un velivolo più piccolo della «sua» flotta, (ad esempio il 737), e parcheggiarsi sul lato militare. Una scelta parecchio caldeggiata dalle autorità italiane per ridurre i movimenti (e i disagi per la città) della carovana blindata che porterebbe Trump all’Ice hockey arena. 



















































Per la finale, l’appuntamento è domenica 22 febbraio, ore 14.10, Arena Santa Giulia di Milano: 18mila spettatori attesi. Gli Usa hanno raggiunto la finale battendo la Slovacchia 6-2 in semifinale: gol di Dylan Larkin, Tage Thompson (doppietta), Jack Hughes (pure lui due) e Jack Eichel; il Canada ha superato la Finlandia 3-2 con il gol decisivo di Nathan MacKinnon in powerplay. L’ultima finale olimpica maschile tra i due giganti risale al 2010, mentre la nazionale femminile Usa di hockey è appena fresca di oro: 2-1, sempre contro il Canada. 

Occasione ghiotta: gli Usa sono a caccia del primo oro maschile da 46 anni: Miracle on Ice, era il 1980. Allora il grande favorito era l’Urss, e vinsero gli americani. Oggi sulla carta lo è il Canada – anche se gli Stati Uniti sono fortissimi – ma la voglia di replicare il miracolo è quella di allora. 

Sulle probabilità dell’arrivo di Trump domenica a Milano «per ora non c’è stata ancora nessuna conferma, per cui soltanto nel momento in cui dovessimo avere la conferma si cercherà di organizzare. Anche se grossomodo chi è preposto all’ordine pubblico sta già lavorando in quella direzione», aveva detto mercoledì il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Intanto, i centri sociali hanno annunciato manifestazioni di protesta se il presidente americano arriverà a Milano:  «Siamo sces* in piazza contro l’ICE, contro Mark Rubio e JD Vance, torneremo in piazza contro Donald Trump». «Un leader apertamente neofascista, che si vede più come Re che come presidente, non è il benvenuto – si legge nel post condiviso da varie realtà come Leoncavallo e Lambretta – nella Milano, città medaglia d’oro della Resistenza. Il suo progetto razzista e violento non può trovare spazio».

La grande classica nordamericana (sarà il sesto incrocio in finale ai Giochi olimpici invernali, la finale più ricorrente della storia) ha assunto contorni geopolitici alla luce delle tensioni e delle schermaglie diplomatiche tra i due Paesi. Gli Usa vanno a caccia di un oro olimpico che manca addirittura dal 1980, l’anno del trionfo in casa a Lake Placid con il «miracolo sul ghiaccio» da parte della nazionale formata da giocatori universitari che sconfisse la fortissima Unione Sovietica. Il Canada, invece, vuole salire sul gradino più alto del podio per la decima volta, tornando a conquistare l’oro dopo l’ultimo trionfo nel 2014. Il tutto in attesa di capire se il grande protagonista di queste frizioni, ovverosia il presidente statunitense Donald Trump, sarà presente domenica all’Arena Santa Giulia per la finalissima.
Articolo in aggiornamento…


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21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 09:01)