La conduttrice televisiva e radiofonica, figlia del direttore tecnico della squadra che sta stupendo ai Giochi di Milano Cortina, ci svela il rapporto con suo padre. “Da bambina mi disse: “Questo sport non fa per te. Una canzone per l’Italia? ‘Legendary’ dei Bon Jovi”


Francesco Caligaris

Collaboratore

21 febbraio 2026 (modifica alle 09:28) – MILANO

Maurizio Marchetto, 70 anni, è il “Velasco” del pattinaggio di velocità italiano, l’allenatore dietro i trionfi olimpici di Francesca Lollobrigida e dell’inseguimento maschile a squadre (Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti) senza dimenticare la medaglia di bronzo di Riccardo Lorello. Tre Giochi da atleta (Innsbruck 1976, Lake Placid 1980 e Sarajevo 1984), da direttore tecnico della nazionale in varie epoche (1984-1992, 1994-2010, dal 2015 in poi) ha guidato anche Roberto Sighel (il padre di Pietro e Arianna) all’oro mondiale nel 1992 ed Enrico Fabris all’apoteosi di Torino 2006. Tra i numerosi complimenti che gli sono arrivati in questi giorni è apparso su X anche un post di sua figlia: “Non ho mai visto nessuno lavorare così tanto come lui. Ci crede da una vita, si merita tutto. Bravo papà!”. È Melissa Greta Marchetto, volto televisivo e voce radiofonica che conduce “MovieMag” tutti i mercoledì in seconda serata su RaiMovie e il venerdì su Rai3 e “Virgin Generation” ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20 su Virgin Radio.

Lei sempre sui social network ha anche ripreso un messaggio che diceva: “L’Italia è una Repubblica fondata sullo speed skating”. Vuole aggiungere altro? 

“Sì: sono felice perché all’estero le capacità di mio padre le conoscevano da anni e finalmente in questi giorni se ne sta rendendo conto anche il nostro Paese”.

È riuscita a vedere dal vivo le gare? 

“Solo quelle nei fine settimana, perché dal lunedì al venerdì sono in diretta in radio. Ho visto il bronzo di Lorello e per me era la prima volta al pattinaggio di velocità: ho scoperto un ambiente molto diverso da quelli che frequento di solito e sono tornata a casa con un’energia unica, una voglia di fare pazzesca. E non solo per gli atleti che sono straordinari, ma anche per il pubblico che vive questi sport in modo sano”.

Ha avuto modo di conoscere qualche azzurro, magari Francesca Lollobrigida che è anche pronipote di Gina?

 Un bel crossover per lei appassionata di cinema… “Esatto! (Ride, ndr.). Ci siamo scritte per anni sui social network e finalmente l’ho incontrata dal vivo proprio a Rho durante la gara di Lorello. Ci siamo abbracciate, è stata un’emozione molto forte: abbiamo anche scattato una foto insieme”.

Che personaggio di un film sarebbe suo padre?

“Pensando a qualcuno legato allo sport, qualcuno che vince ma dopo moltissimi anni di sacrifici anche sul piano umano e familiare, mi viene subito in mente Rocky. Anche perché Rocky era un pugile abbastanza sconosciuto che ha sempre dovuto lottare per farsi notare, e in Italia il pattinaggio di velocità sul ghiaccio è uno ‘sport minore’, pure loro devono lottare tantissimo per qualificarsi, per vincere, per ottenere ogni risultato che raggiungono”.

​E nel privato che persona è Maurizio Marchetto?

“È… calmo, molto diverso dall’allenatore adrenalinico che incita gli atleti a bordo pista. Quella più energica in famiglia è mia mamma (Melissa Greta Marchetto è figlia unica, ndr.). Quando non lavora papà è spesso in giardino: si ricarica così, è l’altra sua grande passione”.

​Vi confrontate mai su temi come disciplina, sacrificio e gestione della pressione, comuni anche al mondo artistico?
 

“Molto spesso, soprattutto negli ultimi anni che per me non sono stati facili perché ho avuto alcune delusioni professionali. Per fortuna mio padre è sempre al mio fianco: è di grande supporto, quello che riesce a fare con gli atleti ultimamente lo sta facendo anche con me”.

​Anche sua madre Marta è una sportiva. 

“Insegnante di educazione fisica, così appassionata da aggiornarsi e cercare di approfondire la sua materia anche al di fuori dell’orario lavorativo: ne ho visti davvero pochi di insegnanti come lei. Sul piano sportivo i miei genitori parlano la stessa lingua”.

Ma lei ha mai provato a pattinare, sul ghiaccio o con le rotelle? 

“Da piccola ho provato con le rotelle, perché iniziano tutti così, ma poco dopo mio padre mi ha detto: ‘Guarda, non fa proprio per te’. Non che mi abbia ostracizzato eh, anzi, i miei genitori mi hanno sempre appoggiato in quello che volevo fare: semplicemente avevo paura della velocità e non avevo quell’incoscienza e quel coraggio che servono a stare in equilibrio. Così ho praticato altri sport”.

​Quali?

“Ho iniziato con la ginnastica artistica e poi sono passata alla pallavolo, ma il mio grande rimpianto è non aver mai fatto atletica: mio padre me l’aveva sempre detto. Ora per risolvere un problema al ginocchio nuoto: un altro trauma superato, perché da bambina avevo anche paura dell’acqua”.

Da piccola ho provato con le rotelle, perché iniziano tutti così, ma poco dopo mio padre mi ha detto: ‘Guarda, non fa proprio per te’. 

Quando ha deciso di voler fare la conduttrice? 

“Non credo che esista un momento preciso. Ho sempre amato la musica e fin da piccola cantavo spontaneamente, così a 20 anni ho iniziato a lavorare come cantante. Dopodiché, per pagarmi l’università, sono entrata un po’ nel mondo dei casting e un giorno ho fatto un provino per la conduzione”. 

E quando ha capito che ci stava riuscendo davvero?

​“Con la radio. Lì ho imparato veramente il mestiere. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone con la voglia e il tempo di insegnarmelo dopo anni in cui ci stavo sbattendo la testa”. Poi nel 2015 è arrivato “Quelli che il calcio”. “Una grande palestra con Nicola Savino, la Gialappa’s e soprattutto un capoprogetto che ha creduto in me come Massimo Venier (il regista dei primi film di Aldo, Giovanni e Giacomo, ndr.). Televisivamente parlando i miei anni più felici. Si lavorava in gruppo, ho amato tutto, anche i giorni delle prove”.

  È tifosa?

“Ho avuto una simpatia per la Roma di Totti, ma adesso il calcio non lo seguo più, sono onesta”.

E suo padre? 

“Juventino, come Venier del resto! Ma la cosa più divertente è che con tutte queste medaglie Massimo è diventato un grande fan anche di mio padre: in questi giorni mi scrive sempre, fa i complimenti per tutte le gare”.

Tra il 2018 e il 2022 ha condotto il “PrimaFestival”, il “DopoFestival” e il “Fuori Festival”. Terminati i Giochi inizierà subito Sanremo: in fondo non sono poi due eventi così diversi… 

“È vero, perché entrambi creano momenti di condivisione e di vicinanza tra le persone. Soprattutto negli ultimi anni Sanremo ha avuto una grande influenza nei confronti del pubblico, ha unito molto gli italiani, e lo stesso sta facendo lo sport durante questi Giochi olimpici in casa. Io vivo a Milano e in questi giorni camminare per la città è davvero bello”. 

Una canzone per descrivere le medaglie del pattinaggio di velocità? 

“Da grande fan dei Bon Jovi da sempre dico ‘Legendary’, uno dei loro ultimi singoli (è uscito nel 2024, ndr.). È una sorta di coro da stadio che sarebbe perfetto se partisse nell’ovale di pattinaggio. E anche il titolo rappresenta al meglio quello stiamo vivendo in questi giorni”.

Tv o radio: cosa preferisce? 

“In questo momento della mia vita la seconda. ‘MovieMag’, la trasmissione dedicata al cinema che conduco in televisione, a cui tengo molto, purtroppo non mi sta dando quello che speravo: mi dispiace che l’azienda culturale più importante d’Europa, cioè la Rai, non le trovi un posto migliore nel palinsesto, perché credo che se lo meriti. E non lo dico solo per me, ma anche per la produzione e la redazione che fanno un lavoro incredibile”. 

Il programma che le è rimasto nel cuore? 

“‘Quelli che il calcio’: i primi anni non si scordano mai. È stato un parco giochi di pura felicità”. 

Quello preferito quand’era bambina? 

“‘Karaoke’ di Fiorello: si vede che sono cresciuta negli anni ‘90?”.

 E quello dei sogni, anzi diciamo… da medaglia d’oro? 

“Mi piacerebbe condurre un programma che abbia a che fare con la cultura e con la musica. Anzi: in realtà mi basterebbe quello che sto facendo oggi, ma con meno difficoltà e maggiore risonanza. I mezzi per renderlo grande ci sono”.