di
Andrea Rinaldi
Dazi inferiori a quelli annunciati, intelligenza artificiale, nuovi flussi di scambi e assenza di ritorsioni hanno spinto il Pil. «Investire in capitale umano per aumentare la produttività»
Un anno fa Fabio Panetta aveva lasciato il convegno Assiom Forex di Torino richiamando l’attenzione sul rischio per l’economia globale che arrivava dai conflitti e dal nervosismo geopolitici. Oggi, sabato 21 febbraio, al Lido di Venezia, torna all’appuntamento con quelle tensioni esacerbate, complice anche la sentenza della Corte Suprema Usa di venerdì 20 febbraio che di fatto ha annullato l’aggressiva politica commerciale di Donald Trump. Il governatore della Banca d’Italia allora in questa fase invita a «realismo e capacità di adattamento». Una sorta di terza via tra il passato e la parcellizzazione esasperata a cui può condurre il sistema delle relazioni internazionali ed economiche ora in vigore. «In presenza di tensioni geopolitiche persistenti, occorre rafforzare i canali di cooperazione esistenti e ricorrere ad accordi bilaterali e plurilaterali per contenere i rischi e preservare la continuità degli scambi», suggerisce il vertice di Palazzo Koch. «Ciò non implica che la frammentazione dell’economia mondiale rappresenti un esito inevitabile. Il sistema multilaterale, pur con i suoi limiti, ha assicurato per decenni progresso e prosperità. In un contesto di interdipendenza ormai globale – nell’economia, nella tecnologia e nella finanza – il rispetto di regole condivise e l’aggiornamento delle istituzioni comuni costituiscono un interesse convergente per tutti i Paesi, anche per quelli di maggiore peso sistemico».
Le ragioni della crescita
Nonostante le difficoltà in arrivo da dazi e guerre, il governatore della Banca d’Italia riconosce che il Pil mondiale l’anno scorso è cresciuto più del previsto (+3,3%, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa) con il commercio globale che lo ha addirittura superato (+4%). A spingere quest’ultimo sono stati quattro fattori: i dazi praticati inferiori a quelli annunciati ad aprile; l’assenza di ritorsioni generalizzate; i maggiori scambi legati all’intelligenza artificiale e la ricomposizione geografica dei flussi commerciali, come il rafforzamento dell’export cinese verso mercati alternativi agli Stati Uniti, verso cui le vendite di Pechino sono calate.
Non arrendersi alla frammentazione
Pur riconoscendo che la tendenza alla frammentazione commerciale è in atto da anni, gli sviluppi dell’anno scorso hanno accelerato un processo di disgregazione: basti pensare alle tariffe doganali Usa applicate anche agli alleati. Per Panetta però «è difficile ipotizzare una rottura dei legami economici tra gli Stati Uniti e i loro alleati storici», così come «una lacerazione dei legami con i tradizionali alleati sarebbe onerosa anche per gli stessi Stati Uniti». Ecco allora la presa di coscienza: «Un ritorno all’assetto precedente non è realistico». E la terza via: «Il commercio internazionale va ripensato alla luce di questa nuova realtà, salvaguardando i benefici dell’integrazione e riconoscendo che sicurezza e geopolitica sono ormai componenti essenziali delle scelte economiche»,e per questo sono positivi gli accordo siglati dalla Ue con Mercosur e India.
Nel suo discorso, il governatore esorta a «rafforzare i legami commerciali bilaterali e plurilaterali con i Paesi che continuano a riconoscere i vantaggi di relazioni fondate su regole condivise». Arrendersi alla frammentazione sarebbe un errore, è la sua conclusione. «Oggi il mondo è strettamente interdipendente: nessun paese può prosperare a lungo isolandosi. Tutti – incluse le economie di maggiore peso sistemico – hanno interesse a rinnovare quel quadro di regole, adattandolo alle nuove realtà. Riuscirvi richiede rispetto reciproco, visione politica e la capacità di guardare oltre il breve periodo».
Investire in capitale umano per aumentare la produttività
Guardando allo scorso anno, la resilienza dei mercati è indice «della capacità di adattamento del sistema produttivo globale», analizza il vertice di Bankitalia, e riflette – in misura significativa – «l’emergere di un nuovo ciclo tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale, che alimenta l’innovazione, stimola gli investimenti e sostiene gli scambi». Anche se per l’Ai restano incertezze sul suo impatto e interrogativi sulle ricadute occupazionali nei vari Paesi. Perciò «investire nella formazione, nel capitale umano e nella conoscenza è condizione essenziale affinché l’innovazione, soprattutto nei settori a più alta intensità tecnologica, si traduca in produttività diffusa e in crescita duratura, consentendo al tempo stesso di governarne le implicazioni economiche e sociali».
Le risorse
E qui arriva la scossa: «Non mancano, in Italia e in Europa, le risorse per farlo – umane, istituzionali, finanziarie. La priorità è dotarsi degli strumenti per mobilitarle: rafforzare la capacità dell’Unione di decidere e di agire; completare l’integrazione finanziaria, costruendo un autentico mercato europeo dei capitali in grado di convogliare il risparmio verso i beni pubblici comuni e gli investimenti strategici». Questo perché «Un modello di crescita» dell’economia iraliana «fondato sull’epansione dell’occupazione e dei salari contenuti non è sostenibile», «alla luce delle tendenze demografiche».
Il ruolo dell’Europa
L’Europa dal canto suo, per soccombere a un ruolo di secondo piano, deve superare due difficoltà: l’inadeguatezza dei suoi meccanismi decisionali e la difficoltà a mobilitare risorse comuni. «Un nodo centrale resta l’introduzione di un titolo pubblico comune. Un titolo sovrano europeo consentirebbe di finanziare su scala adeguata i beni pubblici europei e, al tempo stesso, offrirebbe agli investitori un’attività sicura e liquida di riferimento, rafforzando l’integrazione finanziaria dell’Unione».
«Senza un deciso aumento della produttività – ribadisce Panetta -, lo sviluppo rischia di arrestarsi. Occorre un’economia più innovativa, che ponga conoscenza e capitale umano al centro della propria strategia di crescita. Le tecnologie digitali offrono un’opportunità che non può essere rinviata: accelerarne la diffusione deve diventare una priorità per l’Italia, come per l’Europa». Una mano sicuramente la darà il sistema creditizio italiano, arrivato a vette di solidità e dunque elemento di stabilità per l’Italia. «Traducendola in sostegno agli investimenti, all’innovazione e alla diffusione delle tecnologie digitali, gli intermediari forniranno un apporto fondamentale alla crescita della nostra economia».
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21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 11:39)
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