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Redazione Economia
L’uso infedele da parte dei dipendenti di strumenti Ai (ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot) senza l’approvazione o la visibilità dell’azienda. Il divieto superato usando i tool dal telefono personale. Con i rischi cyber
C’è un nuovo comportamento che preoccupa le aziende. Viene chiamato dagli addetti ai lavori «Shadow Ai» ed è l’uso infedele da parte dei dipendenti di strumenti di intelligenza artificiale (ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot) senza l’approvazione o la visibilità dell’azienda. Si tratta di un meccanismo molto semplice: le aziende bloccano ChatGPT&co. per paura della sicurezza, ma i dipendenti bypassano questo divieto usandoli lo stesso dal telefono personale. In questo modo l’azienda perde il controllo totale, peggiorando esattamente il problema di sicurezza che voleva evitare.
La startup Yellow Tech
Uno dei massimi esperti in Italia è Antonio Pisante, che dopo aver lavorato nell’ambito della consulenza strategica e degli investimenti in startup tecnologiche ha fondato Yellow Tech per supportare attivamente le aziende italiane nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Yellow Tech collabora già oggi con oltre 500 realtà (come Amazon, Generali e Bocconi).
I numeri del fenomeno
Ma quali sono i numeri del fenomeno? Pisante sostiene citando fonti documentate che c’è stato un aumento dell’80% dei lavoratori che usano strumenti AI non approvati dall’azienda (UpGuard, nov 2025). Di più: il 78% dei lavoratori porta i propri tool AI al lavoro (“BYOAI” – Bring Your Own AI), tagliando fuori l’IT aziendale (Microsoft/LinkedIn Work Trend Index 2024). E ancora: più del 50% degli utenti di GenAI ammette di usarla senza dirlo a nessuno, almeno qualche volta. Il 47% degli utenti GenAI usa account personali, fuori dalla visibilità. dell’azienda (Netskope Cloud & Threat Report 2026). Mentre il 38% dei ammette di condividere dati confidenziali con piattaforme AI senza il permesso dell’azienda. Infine il 52% dei lavoratori che usano AI non ha MAI ricevuto formazione sulla sicurezza nell’uso di questi strumenti.
I casi celebri di data leak
Come dimenticare alcuni casi celebri di data leak, cioè l’esposizione involontaria di dati sensibili ad ambienti non autorizzati. Il caso più famoso è quello di Samsung nel 2023 quando alcuni ingegneri del colosso sudcoreano incollarono il codice sorgente proprietario di semiconduttori in ChatGPT per trovare un bug. Un altro dipendente incollò un intero meeting confidenziale chiedendo di fare i verbali. Tre incidenti separati in un mese. Samsung prima blocca ChatGPT, poi capisce che non basta e sviluppa un AI interno (Fonte: Gizmodo)
I casi nelle banche e nel tech
Alcune grandi banche e tech sono state oggetto di fenomeni analoghi: JPMorgan, Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup che decidono di vietare ChatGPT internamente. Lo stesso ha fatto Apple con un documento interno che vieta ChatGPT e tool AI simili. Ed Amazon che con un popup di warning segnala quando i dipendenti visitano ChatGPT. Il risultato? I dipendenti lo usano dal telefono personale. Il ban sposta il problema, non lo risolve (Fonte: Fortune – Companies that banned ChatGPT).
Le previsioni
Da qui le previsioni impressionanti di Gartner. Entro il 2030 più del 40% delle organizzazioni globali subirà incidenti di sicurezza e compliance causati da Shadow AI (Gartner, survey su 302 cybersecurity leader). Il 69% delle organizzazioni sospetta o ha evidenza che i dipendenti usano GenAI pubblici vietati. Entro il 2027, il 17% di tutti i cyberattack coinvolgerà GenAI. Ma secondo Pisante «bloccare non funziona. L’80% dei dipendenti usa AI non approvata. Anche il 90% dei professionisti di cybersecurity lo fa. Il ban crea solo un falso senso di sicurezza. Quando l’azienda vieta l’AI, i dipendenti la usano dal telefono personale, da account gratuiti senza protezioni enterprise, incollando dati sensibili in piattaforme su cui l’azienda non ha alcun controllo. Il risultato è esattamente l’opposto di ciò che si voleva ottenere. Semmai la soluzione è scegliere, regolamentare, distribuire, formare. Le aziende devono scegliere gli strumenti AI giusti, regolamentarli con policy chiare, distribuirli a tutti i dipendenti con account enterprise protetti e formare le persone sull’uso sicuro e produttivo».
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21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 12:26)
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