di
Luca Bertelli

Brescia avanti nel punteggio per due quarti e mezzo con Massinburg e Della Valle autori di 57 punti in due. Brooks però è immarcabile e Milano risorge con lui: finisce 106-102, Olimpia in finale a Torino.

Il campionato è una maratona, la Coppa Italia è uno sprint. Questione di cilindrata, questione di motore. E anche di esperienza. Su questo terreno, senza le tossine di Eurolega, Milano è ancora – insieme a Bologna – la squadra migliore d’Italia. E ieri a Torino lo ha dimostrato contro una Germani ammirevole e senza macchia per spirito e interpretazione offensiva della sfida: quando però la benzina stava finendo, è emersa la classe superiore di alcuni degli interpreti di cui può beneficiare Peppe Poeta, che in panchina aveva Armoni Brooks su cui contare: il basket è uno sport di squadra, si possono fare molti discorsi teorici e tattici, ma poi alla fine ha ragione Massimiliano Allegri quando racconta che «nella pallacanestro disegni tanti schemi, poi lasci la palla al migliore giocatore e ti risolve la partita». 

Sommariamente, a Torino, in una Inalpi Arena dove il derby lombardo del tifo lo hanno vinto i tanti bresciani, è andata così. Nel momento di profonda crisi, quando Milano si è trovata prima sotto di 10 punti e poi in netta difficoltà anche nel terzo quarto, è stato l’americano a risolvere tutto. Da solo, o quasi. I suoi 27 punti sono arrivati in gran parte negli ultimi 15 minuti, sempre nei momenti cruciali e con soluzioni diverse. Tiri da tre con passo all’indietro, sempre in situazioni di isolamento (infallibile nel terzo e nel quarto periodo), penetrazioni fulminee a spaccare la difesa: il «book» dell’ex Nba è variegato e queste sono le sue partite. Quando la palla scotta, Brooks è l’unico estintore di cui dispone Milano, che nel finale ha trovato anche due pesantissimi canestri dalla distanza di Shields, autore anche di un recupero difensivo fondamentale su Burnell sul 93-97.



















































La Germani si ritrova a dover commentare una sconfitta, nella semifinale contro l’Olimpia, pur avendole segnato 102 punti. Sono saltati gli schemi, alla fine ha vinto chi aveva più qualità e le rotazioni ristrette della Germani hanno fatto la differenza: Cotelli ha ruotato sette giocatori (Mobio, l’ottavo, ha giocato 4 minuti) e ha avuto molto poco da Rivers, giocatore cardine in difesa. Nonostante tutto, grazie a una prova stellare di Massinburg (finalmente) e Della Valle, autori di 28 e 29 punti, è stato avanti nel punteggio per due quarti e mezzo.

La partenza è stata tutta pro Germani: 15-7 al 5’, poi il margine di otto punti si è ingrossato sino al massimo vantaggio di +10 quando in attacco riusciva tutto facile. Prima riscossa di Milano con il sorpasso sul 45-46, ma all’intervallo lungo Brescia conduceva 52-49 e ha allungato a inizio terzo quarto sul 60-52 sospinta da Massinburg. Qui la luce si è spenta. O meglio, si è acceso Brooks, sin lì a quota 6 punti. Nuovo sorpasso sul 61-62 e sul 62-65, poi parziale Germani con un Della Valle al top per il 70-65. Da qui è iniziato lo show dell’americano di Milano, in fiamme, autore di 14 dei 18 punti che hanno spinto l’Olimpia al +7 sul 76-83. 

Brescia ha accusato il colpo e ha perso alcuni palloni sanguinosi in attacco, ma ha ricucito prima sul 91-92 (due comodi appoggi di Della Valle su brutte gestioni di Guduric) e poi sul 93-94. Qui Brooks ha scherzato due volte Ndour, uno dei migliori difensori in Italia, con 5 punti ammazza gambe: un attacco gestito male da Bilan, e pure dagli arbitri che hanno sfavorito la Germani, ha di fatto chiuso la contesa. Al traguardo ha vinto Milano ma, dopo la pausa, dal 15 marzo riprenderà la maratona. E la Germani ripartirà avanti, con un Ivanovic in più. Appuntamento al prossimo capitolo.


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21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 20:57)