Foto Christian Marquardt/Getty Images
Gerhard Richter è una delle figure decisive dell’arte contemporanea con oltre sei decenni di produzione, vasta e sfaccettata, capace di attraversare figurazione e astrazione, pittura e fotografia, memoria privata e storia collettiva. Nel panorama del secondo Novecento occupa una posizione unica: non aderisce a movimenti e non organizza la propria ricerca in una narrazione lineare.
Oggi, superati i 90 anni, Richter resta un riferimento assoluto: dai foto-dipinti iperrealisti fino agli Abstraktes Bild, il suo nome è riconosciuto trasversalmente da pubblico, critica e mercato.
DALLA GERMANIA NAZISTA ALLE AVANGUARDIE EUROPEE
Nato a Dresda il 9 febbraio 1932, Richter cresce in un contesto segnato dalla Seconda guerra mondiale e, in seguito, dalla divisione della Germania. Esperienze che incideranno sul suo lavoro, influenzando il modo in cui l’artista si confronta con le immagini e con la storia. La fine del conflitto coincide per Richter con il passaggio all’adolescenza: introverso e incline al disegno, decide di diventare artista a sedici anni.
Dopo aver lavorato come pittore di scene teatrali e di insegne pubblicitarie, viene ammesso all’Accademia di Belle Arti di Dresda, dove riceve una solida formazione nei generi tradizionali. Nel 1961, poco prima della costruzione del Muro di Berlino, Richter fugge a Ovest con la prima moglie Marianne Eufinger, conosciuta in accademia, portando con sé solo poche fotografie della famiglia che non avrebbe più rivisto.
Questa frattura biografica segna l’inizio della sua vera carriera artistica: proprio nella Germania Ovest, alla Kunstakademie di Düsseldorf, Richter inizia la sua trasformazione, entrando in contatto con l’ambiente sperimentale dell’avanguardia occidentale e segue le lezioni di Joseph Beuys, figura chiave nel ridefinire il ruolo sociale e concettuale dell’artista.
L’incontro con Beuys, unito alla scoperta del Dadaismo, di Fluxus, della Pop Art americana e dell’Informale, amplia radicalmente il suo orizzonte critico.
In questo fermento culturale nascono le prime foto-pitture, basate su immagini tratte da giornali, riviste e archivi personali, che vengono trasposte sulla tela e sfocate, tecnica destinata a ridefinire in modo radicale il rapporto tra pittura e fotografia. Si avvia così una pratica che inaugura una ricerca fondata sull’oscillazione continua tra figurazione e astrazione, controllo e caso, memoria e cancellazione: il nucleo teorico dell’opera di Richter negli anni a venire.
Gerhard Richter, Ema (Akt auf einer Treppe) [Ema (Nude on a Staircase)], 1966 (CR 134), Museum Ludwig, Cologne / Donation Ludwig Collection 1976, © Gerhard Richter 2025ARTE ASTRATTA, PITTURA E SCULTURA DI GERHARD RICHTER
Sempre negli Anni 60 nasce Atlas (avviato nel 1962 e continuamente ampliato), un vasto archivio di fotografie, ritagli e schizzi che non funziona come semplice repertorio iconografico ma come un atlante visivo in cui storia privata, cronaca e immagini anonime convivono senza gerarchie. Nello stesso periodo Richter avvia anche le prime sperimentazioni tridimensionali, dando forma a un filone, essenziale ma concettualmente centrale, di sculture. Opere come Vier Glasscheiben (Four Panes of Glass, 1967) e 8 Glasscheiben (8 Panes, 1967) introducono il vetro come materiale privilegiato: superfici trasparenti o riflettenti che trasformano lo spazio e coinvolgono direttamente lo sguardo dello spettatore, mettendo in crisi l’idea di opera come oggetto chiuso.
Negli Anni 70 l’artista estende la sua ricerca all’astrazione pittorica. Con le Color Charts (1966-1974), ispirate alle tabelle cromatiche industriali, e con i Gray Paintings (1968-1976), riduce la pittura a una serialità solo apparentemente neutra, in cui il grigio diventa un campo di tensione percettiva capace di concentrare rigore formale e ambiguità emotiva. Parallelamente prosegue il lavoro sul vetro e sugli specchi, culminato in opere come Mirror, Blood Red (1991) e Corner Mirror (1991), in cui riflessione e colore trasformano l’ambiente e rendono lo spettatore parte attiva dell’opera.
Alla fine del decennio emergono i grandi Abstraktes Bild: superfici stratificate, continuamente costruite e distrutte attraverso spatole e raschietti, in cui controllo e caso convivono in un equilibrio instabile. Questo corpus rappresenta una delle vette della pittura contemporanea e, nel tempo, attirerà anche l’attenzione del mercato, con risultati record nelle aste internazionali.
Gerhard Richter, Gudrun, 1987 (CR 633), Fondation Louis Vuitton, Paris, © Gerhard Richter 2025
Accanto all’arte astratta, Richter continua a misurarsi con l’immagine figurativa, dando vita ad alcune delle opere più riconoscibili della sua carriera. Betty (1988), il celebre ritratto della figlia colta di spalle, concentra in un’unica immagine intimità domestica, distanza emotiva e riflessione sulla rappresentazione. September (2005), realizzato a partire da fotografie dell’11 settembre, affronta uno degli eventi simbolo del nostro tempo con un linguaggio rarefatto e trattenuto, capace di trasformare la cronaca in memoria pittorica.
GRANDI MOSTRE INTERNAZIONALI E QUOTAZIONI DI MERCATO
La consacrazione di Gerhard Richter passa attraverso le principali rassegne internazionali: dalla partecipazione alla Biennale di Venezia del 1972 (dove riceve il Leone d’oro alla carriera nel 2003) alle presenze a Documenta (1972, 1982, 1997), fino alle grandi retrospettive museali al MoMA di New York (2002), alla Tate Modern di Londra (2011) e al Centre Pompidou di Parigi (2012). Un percorso che trova oggi una sintesi nella monumentale monografica alla Fondation Louis Vuitton, ampia ricognizione di oltre sessant’anni di lavoro.
Parallelamente, il mercato con le sue quotazioni ne ha sancito lo status: Abstraktes Bild (599) ha superato i 46 milioni di dollari in asta, Domplatz, Mailand ha raggiunto oltre 37 milioni, mentre diversi Abstraktes Bild degli Anni 80 hanno stabilito record ripetuti, confermando Richter come uno degli artisti viventi più quotati al mondo e una tra le personalità dell’arte più influenti del nostro secolo.
Gerhard Richter, Lesende [Woman reading], 1994 (CR 804), © Gerhard Richter 2025IL DOCUMENTARIO SU GERHARD RICHTER: LA PITTURA COME PROCESSO
Considerato il peso culturale dell’artista nel panorama dell’arte contemporanea, il documentario Gerhard Richter Painting rappresenta un tassello fondamentale per comprendere non solo l’opera, ma il processo stesso che la genera. Diretto da Corinna Belz e presentato nel 2011, il film entra nello studio dell’artista a Colonia e ne osserva il lavoro quotidiano, seguendo la nascita dei grandi dipinti astratti. Lontano da qualsiasi retorica celebrativa, il documentario restituisce un’immagine essenziale e rigorosa del fare pittorico: un confronto continuo con la materia, fatto di attese, ripensamenti e decisioni spesso irreversibili. Ne emerge un artista che non smette di interrogare le proprie immagini e per il quale la pittura resta, ancora oggi, un territorio di dubbio, rischio e necessità. Un complemento essenziale per comprendere, dall’interno, la radicalità e la complessità della sua ricerca.
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