La tecnologia indossabile si sta trasformando in strumento per monitorare i parametri vitali in tempo reale con tecnologie sempre più precise. Il rischio delle false rassicurazioni

In un’epoca in cui l’Italia si trova ad affrontare sfide sanitarie significative, con tassi di obesità infantile e di tabagismo tra i più alti in Europa e una preoccupante tendenza alla sedentarietà, la tecnologia indossabile sta emergendo come un alleato cruciale per la prevenzione. Dispositivi come l’Apple Watch e gli AirPods, ma anche dispositivi simili prodotti da Samsung, Garmin e Huawei, non sono oggi solo semplici accessori per l’intrattenimento, ma si stanno trasformando in strumenti clinici capaci di monitorare parametri vitali in tempo reale garantendo la privacy (i dati sono criptati e accessibili solo all’utente). Una realtà questa che potrebbe cambiare il rapporto medico-paziente. 

L’identificazione delle aritmie

Il cuore rimane l’obiettivo primario di questa rivoluzione tecnologica. La fibrillazione atriale, definita spesso un «killer silenzioso» perché asintomatica, colpisce circa il 7% della popolazione italiana, molti dei quali non sanno di esserne affetti finché non si verifica un evento catastrofico come un ictus. Il professor Stefano Carugo, direttore della cardiologia del Policlinico di Milano, descrive questi dispositivi come veri «compagni di viaggio» per la salute, evidenziando come la capacità di registrare un elettrocardiogramma a singola derivazione sia ormai entrata ufficialmente nelle linee guida della Società Europea di Cardiologia per l’identificazione precoce delle aritmie benigne più comuni: le tachicardie sopraventricolari, ma soprattutto gli episodi di fibrillazione atriale. Un esempio pratico arriva proprio da una sua paziente di 65 anni che per mesi ha sofferto di palpitazioni. «Le ho chiesto di dotarsi di un Apple Watch o dispositivo simile – racconta il professor Carugo-  per registrare sistematicamente i suoi ECG. Effettivamente è emersa un’aritmia importante e, una volta confermata la sua condizione al pronto soccorso del Policlinico, è poi stata operata».



















































Secondo Carugo, il vantaggio dell’utilizzo degli Apple Watch o similari risiede nella possibilità di acquisire dati biometrici a domicilio, riducendo la pressione sulle liste d’attesa. In questo contesto la tecnologia rappresenta «grande aiuto» per le cure che richiedono un continuo monitoraggio: «Poter acquisire autonomamente dati come l’ECG, la pressione arteriosa o la saturazione dell’ossigeno permette di inviare le informazioni al medico di riferimento senza doversi recare fisicamente in ospedale per ogni controllo». L’elettrocardiogramma svolto in ambulatorio ha 12 derivazioni e permette di individuare il rischio di ischemia, infarto o altre patologie cardiache, ma per la diagnosi di un’aritmia è sufficiente quello a una derivazione

Ma se in alcuni casi l’aritmia è facilmente identificabile perché i pazienti si presentano nello studio medico con palpitazioni o mancanza di fiato, in altri casi il rilevamento tempestivo è impossibile ed è in questo senso che gli smartwatch diventano strumento di prevenzione. È vero che la tecnologia facilita la raccolta dei dati, ma il ruolo del medico rimane comunque  fondamentale per interpretare correttamente le informazioni acquisite (la funzione esporta il pdf permette di condividere l’esame con il proprio medico).

L’ipertensione e i possibili risultati falsati

Sebbene la  rilevazione della fibrillazione atriale con Apple Watch sia «sdoganata» con studi clinici solidi (l’Apple Heart Study è il più ampio con migliaia di partecipanti) e la funzione sia raccomandata da molti cardiologi,  resta il tema centrale dei falsi positivi  e delle false rassicurazioni che riguardano in realtà la funzione legata all’ipertensione. Se i test domiciliari non rilevano anomalie, l’utente potrebbe sentirsi erroneamente al sicuro e ignorare sintomi reali, evitando di consultare un medico. E un esempio concreto emerge da uno studio pubblicato sul British Medical Journal , che ha analizzato la funzione di notifica dei segni di ipertensione. È fondamentale chiarire che l’Apple Watch non misura direttamente la pressione sanguigna (non è uno sfigmomanometro). Invece, analizza i dati raccolti dal sensore ottico della frequenza cardiaca su periodi di valutazione di almeno 30 giorni per cercare segnali di una possibile patologia cronica. Lo studio sul BMJ ha rilevato che il 7,7% dei partecipanti senza ipertensione ha ricevuto un avviso inappropriato (falso positivo), mentre la funzione ha identificato correttamente solo il 41,2% di chi era effettivamente iperteso. Per queste incertezze la Società Italiana di Ipertensione sconsiglia ancora oggi la misurazione della pressione con tecnologia da polso.

AirPods: non solo musica, ma salute dell’udito

Parallelamente, la salute dell’udito ha fatto un balzo in avanti con le nuove funzioni degli AirPods Pro. Il dottor Frank Lin, membro del Clinical Team di Apple ed ex chirurgo otorinolaringoiatra, ha spiegato come la perdita dell’udito, che colpisce il 20% della popolazione mondiale, sia il principale fattore di rischio modificabile per la demenza senile e l’isolamento sociale. Lin sottolinea l’importanza di un approccio che copra protezione, screening e assistenza.

«Per i più giovani, che spesso ascoltano musica ad alto volume per isolarsi dai rumori esterni, la cancellazione attiva del rumore degli AirPods gioca un ruolo preventivo fondamentale, permettendo di mantenere volumi d’ascolto più bassi e sicuri» dice Lin. Per gli anziani, invece, funzioni come l’Amplificazione conversazioni (Conversation Boost) risolvono il problema comune di chi fatica a seguire i dialoghi in ambienti rumorosi. 

Con AirpPods Pro è stato introdotto anche il test dell’udito che permette di ottenere un audiogramma di livello clinico in circa cinque minuti e misura la capacità uditiva in decibel. Pur essendo autorizzato dalle autorità sanitarie (come la FDA), gli esperti ricordano che si tratta di uno strumento di screening e non di una diagnosi completa. Il test non può rilevare impedimenti fisici come tappi di cerume o infiammazioni, né analizzare la trasmissione del suono per via ossea, funzioni che restano di esclusiva competenza del medico otorino. Tuttavia il test rappresenta un primo livello di screening per quelle persone che difficilmente si rivolgerebbero a un medico per questo esame. 

Il monitoraggio delle apnee notturne

Oltre al cuore e all’udito, la tecnologia si concentra sul riposo notturno. La nuova app Parametri Vitali analizza metriche come la frequenza cardiaca a riposo e la saturazione di ossigeno per stabilire un range personale dell’utente. Un’innovazione significativa riguarda la rilevazione delle apnee notturne: utilizzando l’accelerometro per monitorare i disturbi respiratori nell’arco di 30 giorni, l’Apple Watch può segnalare segni di apnea da moderata a grave, una condizione spesso sotto-diagnosticata che ha gravi ripercussioni sulla salute cardiovascolare.

Il rischio dell’overcontrollo

Il rischi di overcontrollo e stress da medicalizzazione della vita quotidiana  meritano tuttavia una riflessione critica. Il controllo continuo del battito cardiaco, passi, attività fisica, ore di sonno e altri parametri, secondo alcuni studi possono alimentare insicurezze e ansie, oltre che costi sanitari ingiustificati causati da visite di controllo non necessarie. Esagerare con la tecnologia può inoltre portare anche alla dipendenza. I medici potrebbero inoltre ritrovarsi con la posta elettronica e i telefoni invasi da elettrocardiogrammi e valori pressori condivisi dai pazienti che vanno aiutati a interpretare i dati e a inviare al medico di riferimento solo quelli necessari. 

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21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 17:49)