di
Ruggiero Corcella
L’orecchio artificiale elettronico diventa «smart»: è capace di auto-aggiornarsi, ha una memoria interna e si controlla da remoto. Anche gli interventi per inserirli stanno evolvendo, soprattutto nel campo della robotica. Convegno a Pisa, il 28 febbraio, per celebrare i 1.000 impianti
L’impianto cocleare si è affermato come la soluzione più efficace nel trattamento delle ipoacusie gravi-profonde, con risultati consolidati nel tempo. Oggi questo scenario sta evolvendo rapidamente. Accanto a indicazioni cliniche sempre più ampie, il settore sta vivendo una fase di rapida innovazione tecnologica che promette interventi meno invasivi, dispositivi più intelligenti e percorsi di cura sempre più personalizzati.
«In ambito clinico, un passaggio chiave è rappresentato dalla recente pubblicazione delle Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, che hanno sancito ufficialmente l’appropriatezza dell’impianto cocleare in nuove categorie di pazienti» racconta il professor Stefano Berrettini direttore della U.O. Otorinolaringoiatria Audiologia e Foniatria Universitaria dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, che quest’anno celebra il raggiungimento del traguardo dei mille impianti cocleari. Il centro pisano è stato promotore, insieme ai professori Domenico Cuda di Piacenza e Gaetano Paludetti di Roma, delle Linee guida nazionali, sotto il coordinamento della professoressa Francesca Forli e della dottoressa Sara Ghiselli, della Uoc di Otorinolaringoiatria Ausl Piacenza. Nel documento viene ribadita l’importanza della precocità dell’intervento nei bambini con sordità congenita profonda, con la possibilità di agire già entro il primo anno di vita, ma si amplia anche lo sguardo sull’età adulta. L’età anagrafica non è più un limite e l’impianto viene riconosciuto come efficace anche negli anziani, così come nei casi di sordità asimmetrica o monolaterale, un tempo esclusi da questo tipo di trattamento.
Le Linee guida dell’Iss
Parallelamente cambiano i dispositivi. L’obiettivo principale dell’innovazione tecnologica è rendere la procedura sempre meno traumatica, preservando le strutture cocleari e, quando possibile, l’udito residuo. «Gli elettrodi degli impianti cocleari sono oggi più sottili, flessibili e progettati per adattarsi meglio all’anatomia individuale della coclea, migliorando l’interazione con le fibre del nervo acustico», spiega Forli. Questo non solo può influire sui risultati funzionali, ma apre anche alla possibilità di sfruttare future tecnologie che potrebbero affiancarsi all’impianto nel tempo. «Tra le prospettive più avanzate vi sono i cosiddetti “drug-eluting electrodes”, elettrodi in grado di rilasciare localmente sostanze protettive o capaci di favorire la rigenerazione neuronale. Sebbene non siano ancora disponibili per l’uso clinico, la ricerca in questo ambito è in fase avanzata e potrebbe tradursi in applicazioni concrete nei prossimi anni», continua.
L’evoluzione della chirurgia
Anche la chirurgia evolve. Accanto alle tecniche tradizionali, stanno emergendo approcci mini-invasivi e soluzioni robotiche che affiancano il chirurgo nella fase più delicata dell’intervento: l’inserzione dell’elettrodo nella coclea. Bracci robotici e dispositivi motorizzati, recentemente introdotti nella pratica clinica, mirano a ridurre il trauma chirurgico, sebbene richiedano tempi operatori più lunghi e siano ancora oggetto di valutazione su larga scala. Esistono inoltre dei sistemi robotici capaci di eseguire gran parte della procedura in modo autonomo.
Dispositivi «invisibili»
Un’altra promessa riguarda l’invisibilità del dispositivo. «Dopo i primi trial clinici iniziati nel 2005, l’evoluzione delle batterie e dei microfoni ha riacceso l’interesse verso gli impianti cocleari totalmente impiantabili. Sebbene non siano ancora disponibili nella pratica clinica, alcuni studi europei hanno già coinvolto alcune decine di pazienti selezionati. L’obiettivo è un utilizzo ibrido: alcune ore senza componenti esterne, affiancate all’uso del processore tradizionale per la ricarica e per prestazioni acustiche ottimali», spiega Berrettini.
Gli impianti «smart»
Nel frattempo sono arrivati gli impianti «smart», capaci di auto-aggiornarsi e dotati di una memoria interna. «Rappresentano un passo verso un nuovo livello tecnologico degli impianti cocleari, meno dipendente dal processore esterno, e con la sempre maggior possibilità di controllo della loro funzionalità da remoto, anche mediante approcci di telemedicina», puntualizza Forli. Monitoraggi e regolazioni potranno in questo modo essere eseguiti a distanza, riducendo l’accesso ospedaliero, pur mantenendo controlli periodici in presenza.
La terapia genica
Sullo sfondo resta la grande promessa della terapia genica della sordità. «Sono stati recentemente riportati risultati molto promettenti di terapie geniche per una specifica tipologia di sordità genetica, ovvero quella legata alla mutazione della otoferlina (una proteina cruciale per l’udito, ndr)», conclude Forli. «Sebbene si tratti di dati preliminari, non confermati nel tempo, e riferibili a un unico specifico sottotipo di sordità, tali risultati rappresentano un passaggio concettuale rilevante: per la prima volta, il trattamento causale della sordità non appare più soltanto teorico. Dobbiamo aver ben chiaro però che l’impianto cocleare resta il gold standard per la cura delle ipoacusie gravi-profonde, inserendosi in un panorama in rapida evoluzione, in cui terapie biologiche e tecnologie protesiche potrebbero in futuro affiancarsi o integrarsi, aprendo la strada a strategie di cura sempre più personalizzate».
I 1.000 impianti di Pisa: il Convegno del 28 febbraio
Dal primo impianto monocanale eseguito nel 1985 alla chirurgia ad alta complessità di oggi, la Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Aou Universitaria Pisana ha costruito in quasi 40 anni uno dei programmi più solidi in Italia nel trattamento delle sordità gravi e profonde. La svolta arriva nel 1998 con il primo impianto multicanale e nel 1999 con l’adeguamento del sistema di rimborso regionale, che consente all’attività di crescere stabilmente. Decisivo anche lo screening audiologico neonatale, attivo in Toscana dal 2007, che ha favorito diagnosi e interventi precoci. Oggi il centro raggiunge quota mille, con numeri in costante aumento e un ruolo di riferimento nazionale per casistica, ricerca e gestione dei casi complessi. Se ne parlerà nell’incontro «Mille impianti cocleari a Pisa: un percorso di ricerca, chirurgia e riabilitazione al servizio dei pazienti», sabato 28/2 (9.30-12-30) alle Officine Garibaldi di Pisa.
21 febbraio 2026
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