di
Leonard Berberi
La cordata tricolore di Midco aveva il 51% dell’ex vettore di bandiera poi finito in amministrazione straordinaria. Cosa succede ora
La cordata italiana che ha affiancato Etihad Airways nel rilancio — fallito — di Alitalia Sai, vuole vederci chiaro sull’accordo transattivo che il vettore di Abu Dhabi ha siglato nel 2023 con i commissari dell’ex compagnia di bandiera in amministrazione straordinaria. L’intesa, svelata a gennaio, ha portato Etihad a versare ai commissari almeno 300 milioni di euro in cambio della chiusura del contenzioso legato al crac del 2017. La negoziazione, però, è avvenuta a insaputa dei soci italiani, che vorrebbero capire se contenga aspetti che li riguardano. È quanto apprende il Corriere da due fonti.
Quando, a fine 2014, Etihad è entrata in Alitalia Sai con una quota del 49%, il restante 51% — come previsto dalle normative Ue — era in mano a Midco Spa, un veicolo societario controllato interamente da Alitalia Cai, che tra il 2009 e il 2014 aveva già controllato la precedente incarnazione di Alitalia-Lai (e Air One). Cai — che è ancora un’entità attiva — annovera diversi azionisti, da Intesa Sanpaolo a Unicredit, fino a Poste Italiane e Air France-Klm.
L’operazione congiunta italo-emiratina su Alitalia Sai — del valore di 1,758 miliardi di euro — era così articolata: 387 milioni versati da Midco e 560 milioni da Etihad (387,5 milioni per rilevare il 49%, 60 milioni per l’acquisto di cinque coppie di slot a Londra Heathrow, 112,5 milioni per il 75% del programma fedeltà «MilleMiglia»). Il resto riguardava la ristrutturazione del debito e linee di credito da parte di istituti italiani.
Il rilancio di Alitalia Sai non è però riuscito. Nella primavera 2017, dopo il «no» dei dipendenti al referendum sul piano di ristrutturazione, la società emiratina ha deciso di abbandonare l’operazione. Il 2 maggio di quell’anno è stata avviata l’amministrazione straordinaria, che ha portato alla chiusura dell’aviolinea e alla nascita di Ita Airways nell’ottobre 2021. Per Midco — e quindi per i soci italiani, ossia Cai — l’investimento ha comportato una svalutazione complessiva dell’ordine di 400 milioni.
Si arriva così a gennaio 2026, quando il Corriere svela in esclusiva che, nella primavera 2023, i tre commissari di Alitalia hanno raggiunto un accordo con Etihad, accusata di essere responsabile del dissesto dell’ex vettore di bandiera in quanto «capogruppo di fatto» (pur detenendo solo il 49%) e di aver esercitato un’influenza determinante attraverso manager di fiducia di Abu Dhabi.
Un’intesa da «centinaia di milioni di euro» (almeno 300, secondo le fonti), che avrebbe comportato anche il trasferimento ai commissari di un Airbus A340 (ribattezzato malignamente «Air Force Renzi»), della quale Midco non era al corrente, proseguono le fonti. Secondo i soci italiani, l’accordo potrebbe contenere manleve che — se così fosse — i commissari avrebbero dovuto discutere preventivamente con Midco. Al momento, però, non è dato sapere cosa contenga l’intesa, perché il documento resta riservato ed è protetto da stringenti clausole di non divulgazione.
22 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 07:19)
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