di
Marco Bonarrigo

Tocca i 18 km/h con una pendenza al 15%, vive in clausura solo per dominare sugli sci: ieri ha chiuso il cerchio nella 50 km

ANTERSELVA La 50 chilometri a tecnica classica, straordinario fossile vivente di uno sci di fondo eroico dove si correva nei binari senza dover fare piroette, cambi di sci o di testimone a metà gara per stuzzicare il pubblico tv, è partita da due ore e cinque minuti. A ottocento metri dal traguardo, sulla ripida «Collina Zorzi» del Lago di Tesero procedono fianco a fianco due norvegesi, Martin Nyenget e Johannes Klaebo. Nyenget è campione mondiale e olimpico, Klaebo è Klaebo: ha vinto tutte e cinque le gare finora disputate in Val di Fiemme e con dieci ori complessivi ai Giochi è secondo nella storia solo al dio del nuoto Michael Phelps.

Klaebo potrebbe essere sazio, oppure stanco o magari, chissà, disposto a un gesto magnanimo verso il compagno che ai Giochi l’ha aiutato a vincere la staffetta e di cui ha succhiato scientificamente le code degli sci per due ore. E invece no. Dopo uno sguardo di sfida al collega alla base della «Zorzi», Johannes decide di sganciare per la sesta volta in una settimana la sua arma nucleare, il letale Passo Klaebo: per 31”, mentre Nyenget si affloscia sugli sci sopraffatto dalla fatica, il Marziano del fondo saltella come un ossesso sui binari toccando i 18 km all’ora, velocità impensabile su una rampa al 15%, placando la sua furia solo allo scollinamento prima di tuffarsi verso il traguardo. Sesto oro su sei a Tesero, undicesimo titolo olimpico. «Non sapevo davvero come il mio corpo avrebbe reagito a quello scatto: ero stanchissimo — ha spiegato Klaebo — ma sono partito lo stesso più veloce che potevo verso la cima della collina. Quando ho visto che stavo guadagnando qualche secondo, ho provato enorme sollievo».



















































Fuoriclasse, Mostro o Marziano o semplicemente essere umano dalle qualità fisiche smisurate che vive in clausura, pensa, dorme e mangia solo per vincere sugli sci, Johannes Klaebo è un mistero per i fisiologi dello sport che faticano a descriverlo. Per le sue qualità di velocista resistente qualcuno lo paragona al connazionale Karsten Warholm, il re dei 400 ostacoli con cui non condivide la scomposta furia agonistica ma le capacità di recuperare dopo aver accumulato — nei suoi sprint — fino a 20 millimoli/litro di acido lattico, una quantità che paralizzerebbe all’istante i muscoli di chiunque altro e che si può raggiungere solo in questa disciplina dove si usa ogni parte del corpo.

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Nella trionfale staffetta a squadre (tre frazioni di tre minuti ciascuna con due pause equivalenti), Klaebo ha mutato la sua fisiologia di un’altra divinità dello sport norvegese, il grande Jakob Ingebrigtsen che nelle piste di atletica domina tutte le distanze dai 1.500 ai 5.000 metri. E ieri abbiamo scoperto per la prima volta il Klaebo maratoneta, quello che non avevamo ancora mai visto a questi livelli: il tempo di gara sul circuito di Tesero (due ore e 6’) equivale a quello di una 42 chilometri di alto livello. Nessun atleta nelle discipline di resistenza (corsa, ciclismo, fondo, biathlon) è in grado di essere così mostruosamente versatile. Nel profilo di Klaebo c’è — estremizzato — il futuro dell’endurance: vince chi innesta e gestisce qualità di sprinter in quelle di fondista.

«In Norvegia diciamo che se vuoi diventare un uomo, devi vincere la 50 chilometri — ha spiegato Klaebo ai cronisti — e oggi l’abbiamo dominata, concludendo in modo perfetto queste due settimane. Dicono che quello che ho fatto equivale a un Grande Slam del tennis e il paragone non mi dispiace. È stata dura, durissima e ora dovrò pensare con molta calma al futuro. L’anno prossimo ci saranno i Campionati del Mondo a Falun, in Svezia, e non potrò mancare. La cosa positiva è che amo e ho sempre amato gareggiare, spero che continui così per tutta la vita qualunque cosa io decida di fare».

22 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 09:26)