di
Gianni Santucci
Quintessenza delle finali: una specie di all star game che s’incarna dentro una rivalità sportiva feroce, popolare, inconciliabile
Provaci ancora, Sid.
Lassù (nella terra più a nord del continente americano) chiunque ti ama. Sei il più vecchio, d’accordo. E sei anche il più acciaccato, per quell’infortunio di mercoledì scorso nel quarto di finale contro la Cechia. Ma tu sei leggenda, Sid. E dunque, visto che la madre di tutte le partite del vostro sport siete venuti a giocarvela in una landa desolata del quartiere Mecenate, periferia estrema di Milano (come Brasile-Argentina di calcio in Alaska), per comprendere, amare, assaporare la potenza planetaria dell’evento abbiamo tutti bisogno di te: Sidney Crosby, anni 38, dalla Nuova Scozia, Canada. La finale per la medaglia d’oro nell’hockey ghiaccio contro gli Stati Uniti sarà oggi, ore 14.10. Super finale. Iper finale. Quintessenza delle finali: una specie di all star game che s’incarna dentro una rivalità sportiva feroce, popolare, inconciliabile. A ben pensarci, non ci sarebbe niente da dire per presentare questa partita. Perché basta un flashback: Vancouver 2010, un lampo per raccontare tutta la storia.
Minima premessa. Nell’hockey il Canada annovera 9 ori olimpici (più 4 argenti); gli Stati Uniti «solo» 2 ori (con 8 argenti). Esiste questo sbilanciamento, in oltre un secolo di rivalità tra mezzi cugini. Come un derby Roma-Lazio. O Real-Atletico a Madrid. Custodi del gioco (i canadesi) contro affamati/rampanti rivali. Dissolta l’Urss, Canada-Usa è el clásico. E anche il gelo brucia: nella finale olimpica di Salt Lake City del 2002, con un 5 a 2 i canadesi arraffarono in casa americana un oro che non vincevano dal 1952.
Comunque, inquadrato l’antagonismo, più stridente d’una grattata di lama sul ghiaccio, torniamo a Vancouver: perché è quello il romanzo, il poema, il momento epico che ogni hockeista ricorda. Finale olimpica del 2010, in casa del Canada: e col Canada, va da sé, contro gli Usa. Canada avanti 2 a 0, gli Stati Uniti pareggiano a 25 secondi dalla fine, si va all’overtime, che è come un pokeristico all in. È una vetta epocale di tensione sportiva. Ed è in uno scenario del genere che Sidney Crosby (all’epoca 22 anni) segna il golden gol. Consegna l’oro al suo Canada. Diventa una leggenda. Un pezzo di memoria nazionale canadese. Un lampo nell’incubo statunitense: che cala addosso anche a due bambini. Auston Matthews quel giorno ha 12 anni, Jack Hughes 8. Oggi Matthews e Hughes sono i campioni che spiccano nello squadrone americano, un team nel quale il più scarso è un fuoriclasse.
Quel giorno di 16 anni fa erano davanti alla tv, e videro Sid Crosby segnare ed esultare: oggi incroceranno le sue lame sul ghiaccio.
Ma c’è di più.
Gli Stati Uniti non vincono l’oro olimpico nell’hockey da Lake Placid 1980. All’epoca giocarono i ragazzi dei college, non professionisti veri, contro i «dilettanti» della corazzata sovietica; Usa-Urss nel fondo cupo della Guerra fredda: con gli americani sfavoriti, underdogs, spacciati in partenza. E invece vinsero. Risale a quella partita a Lake Placid il versante mitologico star&stripes che oggi scivolerà sulla piastra milanese. Lo ricordano così: miracle on ice.
Ha detto l’attaccante Brock Nelson, dopo la semifinale vinta con la Slovacchia venerdì sera (suo nonno vinse l’oro nel 1960, lo zio era nella squadra del 1980): «La rivalità con il Canada è una battaglia lunga, con una grande storia». Il difensore Zach Werenski ha raccontato di aver visto il documentario Netflix Miracle on Ice: The Boys of ’80 prima di partire per Milano: «Mi ha motivato un po’ di più». Brady Tkachuk ha spiegato che l’oro sarebbe un momento «sismico» per l’hockey americano. Brady e suo fratello Matthew Tkachuk sono attaccanti di sfondamento, potenti, provocatori, già protagonisti di svariate scazzottate sul ghiaccio milanese. Anche la loro è una dinasty: il padre Keith è stato argento olimpico nel 2002 e ha segnato oltre 500 gol in Nhl. È sbarcato a Milano e oggi pomeriggio sarà in tribuna a incitare i figli. Lui se lo ricorda bene, il golden gol del Canada nel 2010.
C’è troppa storia che precipita su questa partita. Dunque, nonostante l’infortunio: provaci ancora, Sid.
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22 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 10:29)
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