di
Enea Conti
La stilista sulla crisi del Gruppo Aeffe: all’inaugurazione della mostra «Riviera Dream Vision» ha parlato dei licenziamenti e dell’azienda in difficoltà
Centoquindici dipendenti gli scatoloni li hanno già fatti e portati a casa. Licenziati con una telefonata al termine dell’ultimo turno di lavoro, la loro ultima ora trascorsa al termine di anni passati in azienda, talvolta anche più di venti. Ad attendere la stessa sorte sono altri 106 colleghi, per un totale di 221.
Sono i numeri che raccontano l’esito più doloroso della crisi di Aeffe, il Gruppo d’alta moda fondato da Alberta Ferretti negli anni 70 in Romagna, a San Giovanni in Marignano, a pochi chilometri dalla Riviera romagnola
Alberta Ferretti e le attenzione al gruppo Aeffe in difficoltà
Da una parte c’è la partita dei ricorsi con i sindacati pronti a dare battaglia, dall’altro la reputazione dell’azienda. Spicca il commento della celebre stilista ai cronisti locali: «Si rischia di far passare il messaggio che l’azienda chiuda, non è così. Io soffro più di tutti. Giusto che ci sia attenzione ma le difficoltà sono diffuse ovunque. Parliamo di una crisi globale, la moda sta soffrendo ovunque», ha detto.
Il motivo occasionale è stata l’inaugurazione di una mostra molto ambiziosa, nel cuore di Rimini, «Riviera Dream Vision» ospitata nei palazzi storici di piazza Cavour: un viaggio nel Distretto Moda Romagnolo, dove spiccano in vetrina i capi firmati da Ferretti.
La mostra e le polemiche nei giorni scorsi anche in Regione
Sono parole pronunciate in corsa a margine dell’inaugurazione di venerdì 20 febbraio. Ma nel frattempo l’agitazione in azienda è all’ordine del giorno. «Nutriamo grande rispetto per Alberta Ferretti e per quello che ha rappresentato per noi dipendenti – spiegano le dipendenti Rsu – ma la nostra preoccupazione per il futuro dell’azienda rimane».
E la mostra finisce nero su bianco in una interrogazione regionale del consigliere Nicola Marcello, eletto a Rimini con Fratelli D’Italia. La premessa è che la mostra è stata promossa da Apt, l’agenzia regionale di promozione territoriale. “La perdita di 221 posti di lavoro rappresenta un fatto grave per il territorio riminese e romagnolo, con ricadute economiche e sociali significative sulle famiglie coinvolte.”
«Contesto occupazionale difficile nel settore»
Nel documento si legge che «In un contesto di crisi occupazionale nel settore moda, appare quantomeno discutibile destinare risorse pubbliche regionali a un evento celebrativo che coinvolge marchi privati strutturati, mentre lavoratori dello stesso comparto stanno perdendo il posto di lavoro».
Marcello sostiene che «Le medesime risorse avrebbero potuto essere orientate verso iniziative di sostegno, consulenza specialistica, politiche attive o strumenti utili alla tutela occupazionale e alla salvaguardia delle professionalità presenti nel territorio».
La crisi del gruppo della moda
Vale la pena riepilogare che cosa è accaduto. Il gruppo aveva avviato la procedura propedeutica al maxi-esubero a poche settimane dalle feste di Natale. Il bilancio dei ricavi dei primi sei mesi del 2025 era stato allarmante: si era registrata una contrazione del 27%., mentre il bilancio del 2024 aveva già certificato una perdita del 21,2% rispetto al 2023.
Sono questi i numeri che spiegano – per l’azienda – l’adozione dell’ammortizzatore impiegato per ben 500 dipendenti finiti lo scorso anno in cassa integrazione straordinaria, poi scaduta il 12 gennaio.
Il ministero competente a Roma, quello delle Imprese, aveva garantito che le coperture erano disponibili anche per il rinnovo, ma la scure dei licenziamenti si è presto materializzata in Romagna.
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21 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 09:29)
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