Una mattinata triste, ma piena di Luce dopo tanta pioggia. La sua voce per consolare chi voleva dirle addio. La sala dei baroni del Maschio Angioino, trasformata ieri mattina in camera ardente di Angela Luce, scomparsa venerdì a 87 anni, risuonava di «Che vuò cchiù» e «Ipocrisia».
Una cerimonia pubblica voluta dal sindaco Gaetano Manfredi, presente insieme all’assessora al Turismo Teresa Armato, all’assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia, accolti dai nipoti della cantattrice, Mariangela Vincenzo, Antonio e Roberto, oltre che dalla sua storica amica e ufficio stampa Giovanna Castellano. Con loro Peppe Barra: «Una bella giornata di sole fa da sfondo all’ultimo viaggio di Angela, lei si vantava del suo nome d’arte, per lei profetico: ha portato luce all’arte e alla cultura napoletana. Sono felice perché ha avuto una vita piena, diceva “song’ ‘nu cuorpo sazio”, anche se con lei se ne va un altro pezzo della storia di Napoli».
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La Castellano ha ricordato che era l’ultima viva ad aver recitato con Totò: «Diceva che il giorno della sua scomparsa il principe della risata avrebbe avuto con sé tutti i suoi attori». Ciro Capano ne ha ricordato la bellezza: «Non si può immaginare 50 anni fa, quando la conobbi, cosa era Angela, uno splendore». Thayla Orefice ne sta seguendo le orme: «Propongo uno spettacolo, “Senza ipocrisia”, in cui la incarno, è una sorta di ricordi da sfogliare tramite le canzoni da lei rese uniche. Lo ha visto e ne era contenta: mi piacerebbe rifarlo presto come ultima dedica». L’assessore Armato ne ha ricordato l’autonomia: «Se ne va non solo una grande artista, popolare perché del popolo, ma anche una donna in grado di imporsi da sola, con la forza dell’indipendenza, in un’epoca difficile per il mondo femminile». Nel silenzio del castello, rotto solo dalla voce della grande interprete sono arrivati anche Ninni Pascale, ultimo discografico della Luce, poi Anna e Peppe Merolla, Leonardo Barbareschi, Antonio Scotti, Paolo Varriale, Massimo Andrei ed una piccola folla di ammiratori, commossi dalla sua scomparsa.
Alla mezza i funerali, nella chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento, la chiesa degli artisti che ha già dato l’addio a Murolo e Bruni, Fierro e Gallo, per dirne solo alcuni. Ha officiato il vescovo Gaetano Castello, don Mimmo Battaglia, l’arcivescovo di Napoli, aveva mandato un messaggio: «Sono lontano ma il mio cuore è a Napoli che piange una delle sue figlie più luminose, una luce che non abbaglia ma scalda. Angela apparteneva e a Napoli e Napoli a lei».
Non si capacita della scomparsa Giacomo Rizzo, con la voce rotta dall’emozione: «È un momento triste per il nostro teatro, Angela era straordinaria. Ed era amica mia, ci eravamo sentiti solo due giorni prima che se ne andasse, sembrava stesse bene». Qualche banco dietro c’è Benedetto Casillo, Lina Sastri resta inginocchiata in preghiera per quasi tutta la funzione: «Rappresentava in pieno la vitalità, l’intelligenza e la bellezza della nostra città. L’ultima volta che l’ho incontrata è stato insieme a Renato Zero a piazza Plebiscito, nonostante l’età si è messa in gioco senza problemi». Per Enzo Gragnaniello «è andata via un’artista che era come Napoli: viscerale e brillante, amata sia dal pubblico borghese che dal popolo. Un talento enorme, unito a un’intelligenza senza filtri». C’erano anche Titta Fiore, presidente della Film Commission Campania, il produttore Leonardo Ippolito (suo fratello Ciro che l’aveva diretta in «Lacrime napulitane» ha mandato una grande corona di fiori), la Tarantina con una piccola rappresentanza della comunità lgbtq+ molto legata ad Angela, Fortunato Calvino, Massimo Masiello, Valentina Stella in lacrime…
Marco Zurzolo ha sfoderato il suo sax per accennare a quella «Bambenella» che avevano inciso insieme. E dal pulpito la Castellano, dopo un discorso in cui ha ricordato le grandi collaborazioni della Luce – Pasolini, Amalia Rodriguez, Pupi Avati, Fernandel – non poteva salutarla altrimenti: «Ciao, bambenella!». Le ceneri di Bambenella/Angela Luce riposeranno nella tomba di famiglia a Poggioreale.