di
Marco Sabella

Il rendimento dei titoli a due anni di Germania e Spagna è al 2,07%. Il Btp italiano tallona da vicino al 2,19%. Le implicazioni per consumatori, risparmiatori e investimenti comuni

La debolezza dell’economia tedesca e il piccolo miracolo economico della Spagna, il cui Pil cresce a un tasso annuo superiore al 2% si ribaltano sugli equilibri dei mercati del reddito fisso. Il 4 febbraio il differenziale di rendimento, lo spread, tra i Bonos spagnoli a due anni e i Bund tedeschi di pari durata si è annullato. Entrambe le emissioni offrono agli investitori il medesimo tasso del 2,07%. Non è lontano da questo valore neppure il Btp italiano che nella mattinata del 5 febbraio offriva una remunerazione del 2,19%, appena 12 punti base (centesimi di punto percentuale) al di sopra della coppia ispano-tedesca. Sembra lontana anni luce l’epoca dei tassi di interesse negativi, protrattasi per quasi un decennio nel periodo tra il 2014 e il 2022. Nell’epoca di maggior «repressione finanziaria» il differenziale di rendimento tra i titoli dei Paesi del Sud Europa, Italia e Spagna in testa superava il 3%, con il Bund in territorio pesantemente negativo e i titoli spagnoli (ma soprattutto quelli italiani), ben al di sopra di un rendimento zero. A fare la differenza era uno spread che viaggiava (mediamente) al di sopra dei 200 punti base. 

Le difficoltà dell’economia tedesca

Dietro questi numeri ci sono realtà economiche complesse. La crisi tedesca, infatti, non è solo finanziaria: quasi un’azienda industriale su tre ha segnalato un calo della competitività a gennaio, con il 31,2% del totale che ha dichiarato di essere meno competitiva rispetto ai paesi extra-Ue (in Europa, la percentuale è del 17,2%). In particolare, la situazione risulta particolarmente difficile nel settore della produzione e lavorazione dei metalli, dove circa il 47% delle aziende segnala un calo della competitività internazionale. Una percentuale simile si registra nell’industria chimica (45%), mentre nell’ingegneria meccanica la cifra si aggira intorno al 40%.



















































La crescita della Spagna

Di contro, l’economia spagnola è cresciuta ad un ritmo superiore alle attese nel 4° trimestre del 2025. Secondo le stime dell’Istituto Nazionale della Spagna la crescita trimestrale è stata dello 0,8%, superiore allo 0,6% del trimestre precedente. Su base annuale la crescita del Pil dovrebbe attestarsi intorno al 2,6%, oltre il doppio rispetto alle stime di crescita del Pil tedesco (per il 2026) che si collocano secondo Eurostat a circa l’1-1,2%.

Fiducia nel debito italiano

L’Italia non può vantare tassi di crescita paragonabili a quello della Spagna e l’aumento del Pil nazionale per il biennio 2025-2026  so ferma ad un misero 0,7% annuale. Ma la situazione dei conti italiani, stabilizzata sul fronte del debito ha portato a continui miglioramenti del rating. L’ultima revisione al rialzo è stata quello di S&P, che dopo aver promosso il giudizio sul debito tricolore a BBB+ nello scorso autunno ha innalzato da «stabile» a «positiva» la prospettiva sul debito nazionale, passaggio necessario per un ulteriore (eventuale) miglioramento del rating. 

Si riduce anche lo spread a 10 anni 

Sono queste le basi sui cui si fonda la convergenza verso lo zero del differenziale di rendimento dei titoli a breve termine delle principali economie dell’area Ue. Mentre nei mesi scorsi, complice l’instabilità politica della Quinta Repubblica francese la difficoltà di Parigi ad approvare la legge di bilancio per il 2026, gli spread di lungo termine dei Btp italiani e degli Oat francesi si sono appaiati fino ad arrivare al sorpasso (sorpasso negativo, ricordiamolo) degli Oat sui Btp: oggi lo spread dei titoli a 10 anni rispetto al rendimento del Bund tedesco (circa il 2,90%) è di 62 punti base per l’Italia e di 59 punti per la Francia, ma dopo che il differenziale Oat – Bund a 10 anni era arrivato a toccare vette di oltre 80 punti a inizio ottobre 2025, superando il differenziale italiano tra Btp e Bund. 

Gli effetti sui consumi e sul debito

Questa tendenziale convergenza dei rendimenti delle emissioni a breve termine verso un tasso comune- con il quasi azzeramento dello spread  tra Bonos, Btp e Bund – ha effetti positivi sull’economia dell’eurozona. Rende infatti più simili le condizioni di indebitamento per le famiglie europee, parificando i costi per il finanziamento del credito al consumo e quindi favorendo una maggiore convergenza della domanda interna dei principali Paesi dell’eurozona. E in prospettiva potrebbe facilitare una politica di emissione di debito comune per finanziare gli imponenti impegni di spesa in tecnologia, difesa e rilancio industriale che si prospettano per l’intera Unione europea. 

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22 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 10:48)