Dalla scarsità di Steam Deck OLED ai possibili rinvii della prossima PlayStation, l’impennata della domanda legata all’intelligenza artificiale ridisegna prezzi, strategie e tempi del settore gaming globale

L’industria dei videogiochi sta entrando in una nuova fase di incertezza, meno spettacolare delle grandi acquisizioni miliardarie o delle guerre tra piattaforme, ma forse ancora più determinante per il futuro del mercato. La carenza globale di memorie e sistemi di archiviazione, accelerata dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center, comincia infatti a produrre effetti tangibili anche sul mondo delle console. La congiuntura globale sta ridisegnando gli equilibri di un comparto che negli ultimi quindici anni aveva abituato consumatori e investitori a una crescita relativamente prevedibile.
I segnali arrivano da più fronti e, come spesso accade, si manifestano prima nei prodotti più esposti alle dinamiche della filiera tecnologica. Alcune versioni di Steam Deck Oled risultano disponibili solo a intermittenza in diverse regioni del mondo, con esaurimenti temporanei legati proprio alla difficoltà di approvvigionamento delle componenti di memoria. Anche in Italia la configurazione intermedia da 512 gigabyte è scomparsa dagli scaffali digitali, mentre resta acquistabile soltanto la variante più costosa da un terabyte, proposta a un prezzo sensibilmente superiore rispetto alle aspettative iniziali della fascia media.

L’incertezza attorno a PlayStation 6

Non si tratta di un episodio isolato. La stessa incertezza sui costi delle Ram ha contribuito a rallentare o rinviare altri progetti hardware legati all’ecosistema Pc da salotto, segno che la tensione sulla catena produttiva non riguarda un singolo produttore ma l’intero comparto. Quando la disponibilità di memorie diventa imprevedibile, ogni previsione sui margini si trasforma in una scommessa, e le aziende preferiscono congelare i lanci piuttosto che rischiare prodotti fuori mercato al momento dell’arrivo nei negozi.
Il fenomeno assume contorni ancora più rilevanti se si osservano le strategie dei grandi protagonisti delle console tradizionali. Secondo le più recenti indiscrezionoi, Sony starebbe valutando un possibile slittamento della PlayStation 6 verso la fine del decennio, ipotizzando finestre di lancio che arriverebbero fino al 2028 o addirittura al 2029. Parallelamente Nintendo prenderebbe in considerazione l’ipotesi opposta, cioè un aumento di prezzo della Switch 2 (qui la nostra recensione) già nel corso dell’anno in risposta all’impennata dei costi dei componenti.



















































In entrambi i casi non esistono conferme definitive, ma la sola presenza di queste opzioni sul tavolo decisionale racconta molto del clima che si respira nel settore. In un mercato dove il prezzo delle memorie può cambiare rapidamente e assorbire una quota significativa del costo industriale di una console, la pianificazione pluriennale diventa estremamente complessa. 

Il problema dell’intelligenza artificiale

Per comprendere la portata del cambiamento bisogna guardare oltre il perimetro dei videogiochi. La vera forza che sta ridefinendo la domanda globale di semiconduttori è l’intelligenza artificiale, con i suoi modelli sempre più grandi e le infrastrutture di calcolo che richiedono quantità crescenti di Dram e memoria flash. I data center dedicati all’addestramento e all’esecuzione degli algoritmi stanno assorbendo capacità produttiva a un ritmo che pochi analisti avevano previsto solo due anni fa. Alcuni produttori hanno perfino ridotto l’esposizione al mercato consumer per concentrarsi sulle forniture ad alto margine destinate al mondo enterprise.
Questo spostamento di priorità altera profondamente l’economia delle console, storicamente basata su margini hardware ridotti compensati da ricavi software e servizi. Le aziende possono scegliere di vendere in perdita più a lungo, ma solo fino a un certo punto. Oppure possono alzare i prezzi, rischiando però di rallentare la diffusione della base installata e quindi l’intero ecosistema di giochi e abbonamenti.
La storia recente offre già esempi di quanto sia delicato questo bilanciamento. La generazione lanciata tra il 2020 e il 2021 (PlayStation 5 e Xbox Series X) ha attraversato una lunga fase di scarsità dovuta prima alla pandemia e poi alla crisi dei semiconduttori. Molti consumatori hanno dovuto attendere mesi per acquistare una console, mentre il mercato parallelo prosperava grazie alla rivendita a prezzi gonfiati. Quando finalmente la produzione si è stabilizzata, l’industria sperava di tornare a una normalità più prevedibile. L’irruzione dell’intelligenza artificiale ha invece riaperto un fronte inatteso.

Una spinta all’innovazione

Esiste però anche una possibile lettura più ottimistica. Le fasi di scarsità hanno spesso stimolato innovazioni nella progettazione hardware e nella gestione della supply chain. Nuove architetture di memoria, processi produttivi più efficienti o accordi di fornitura pluriennali potrebbero gradualmente ridurre la vulnerabilità del settore. Inoltre l’industria dei videogiochi ha dimostrato più volte una notevole capacità di adattamento, trasformando vincoli tecnici in opportunità creative.
Molto dipenderà dall’evoluzione della domanda di intelligenza artificiale nei prossimi anni. Se la crescita dovesse stabilizzarsi, parte della capacità produttiva potrebbe tornare disponibile per l’elettronica di consumo, alleviando la pressione sui prezzi. Se invece l’espansione continuerà al ritmo attuale, la competizione per le memorie resterà uno dei fattori chiave nel determinare il futuro delle console.

La scarsità di alcune versioni di Steam Deck e le riflessioni strategiche su PlayStation e Switch non sono dunque semplici notizie di settore, ma sintomi di un cambiamento più profondo. L’era delle console sempre più potenti e progressivamente più economiche potrebbe lasciare spazio a una fase diversa, fatta di innovazioni più graduali, prezzi meno prevedibili e cicli di vita più lunghi.

Le console al canto del cigno?

C’è infine un interrogativo più radicale che serpeggia tra analisti e dirigenti del settore, finora confinato alle conversazioni informali ma sempre meno impensabile. Se l’aumento strutturale dei costi hardware, la pressione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e la crescita dei modelli di distribuzione via cloud dovessero consolidarsi, PlayStation 5 e Xbox Series X potrebbero essere ricordate come l’ultima generazione di console nel senso tradizionale del termine. Non significherebbe la fine del videogioco domestico, bensì la sua trasformazione in un ecosistema di servizi accessibili da dispositivi eterogenei, dove la potenza di calcolo risiede sempre più nei data center e sempre meno sotto il televisore. In questo scenario, l’hardware proprietario perderebbe il suo ruolo da protagonista, sostituito da piattaforme software persistenti, aggiornate continuamente e indipendenti dai cicli generazionali che per decenni hanno scandito il ritmo dell’industria.

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21 febbraio 2026