Lo studio, dal titolo Structural development and seismogenesis in the Messina Straits revealed by stress/strain pattern above the edge of the Calabrian slab, integra dati sismologici e geofisici marini, e analizza oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, rilocalizzati con tecniche di precisione e considerando anche dati registrati da sistemi di monitoraggio posti sul fondale marino. Lo Stretto di Messina, spiegano gli studiosi, si trova in un punto di incontro tra due grandi placche: quella africana, che spinge verso nord, e quella eurasiatica, che resiste e scivola sopra di essa. Qui, la crosta terrestre “si piega, si spezza e si muove lungo una serie di faglie attive, in un complesso gioco di compressione, distensione e scorrimento laterale”.