Salone di Ginevra, 7 marzo 2013. Il mondo dell’automobile, ritrovatosi come di consueto nella prestigiosa kermesse svizzera, si ferma al cospetto dell’alba di una nuova era. 

Negli stand di tre dei più grandi “maestri” delle supercar, Ferrari, McLaren e Porsche, infatti, va in scena una sovversione di paradigmi quasi senza precedenti: il debutto di motorizzazioni elettrificate sotto il cofano delle più potenti hypercar mai prodotte dai rispettivi costruttori, sull’onda dei primi passi dell’era “turbo hybrid” in Formula 1. Così, l‘ibrido smette di essere semplicemente la nuova frontiera per il miglioramento dell’efficienza delle vetture, guadagnando un’inedita veste come strumento capace di garantire un ulteriore incremento prestazionale per le supercar più sofisticate, ambite ed estreme del pianeta, che in un momento in cui si pensava fossero ormai arrivate al massimo delle performance possibili, nel giro di pochi anni sono state “doppiate” in pista dalle proprie eredi. Oggi l’ibrido ad alte prestazioni si è diffuso capillarmente su più livelli nel segmento delle vetture sportive: tutte le Lamborghini in gamma sono ibride plug-in, Ferrari ha elettrificato tanto le proprie berlinette (296 Gtb) quanto l’apice assoluto della gamma, la F80, e non sono da meno le principali hypercar del momento, dalla Bugatti Tourbillon all’Aston Martin Valkyrie, dalla Koenigsegg Gemera alla Mercedes Amg One. L’elettrificazione si è diffusa largamente anche tra le sportive, come la nuova Bmw M5, la Porsche 911 Gts T-Hybrid, la McLaren Artura e la Bentley Continental GT. Ma come sono nate, e come erano fatte, le tre pionieristiche hypercar che hanno dato vita a questo nuovo capitolo della storia dell’automobilismo? Riscopriamone storia e caratteristiche, partendo da un confronto tra le schede tecniche.