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Francesco Battistini, Marco Bonarrigo, Gaia Piccardi e Daniele Sparisci
L’Olimpiade dell’Italia si chiude con un bilancio da record: 30 medaglie in totale, meglio di Pechino 2022 e Torino 2006. Le storie degli atleti azzurri che sono saliti sul podio nei Giochi di casa
Dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi: l’Olimpiade record di Milano Cortina ha raggiunto quota 30 medaglie, entrando ufficialmente nella storia dello sport olimpico italiano. Migliorati tutti i primati stabiliti quattro anni fa a Pechino e nel 2006 a Torino, che finora erano stati i Giochi più vincenti nella storia del ghiaccio azzurro. Ecco tutti i volti e le storie dei medagliati italiani.
La doppietta d’oro di Francesca Lollobrigida
(Gaia Piccardi) Santa Lollo da Frascati ha aperto la nostra Olimpiade con il botto, centrando strada facendo una doppietta – 3 e 5 mila metri – che soltanto sei atlete nella storia del pattinaggio velocità hanno realizzato. La pronipote della zia Gina ci ha fatto emozionare, ridere grazie a una simpatia rara nel regno del ghiaccio dominato dalle valchirie del grande nord, e riflettere. La sua corsa a perdifiato per abbracciare il figlio Tommaso, tornato a Milano per la mass start di chiusura («Quarta ma per una cazzata mia», ha detto lei, con la solita spiazzante onestà), ha scatenato un insensato odio social però anche riflessioni sul welfare in grado di assistere le mamme italiane: con Francesca Lollobrigida abbiamo ragionato di asili, trasferte con i bambini al seguito, palestre accoglienti verso i minori (spoiler: le atlete-madri si devono allenare), collaborazione da parte delle Federazioni del Coni. La Fisg, con tre ori e due bronzi uscita trionfante da Milano-Cortina, ha avviato un progetto-mamma per non lasciare le campionesse da sole, mai. Il ghiaccio a cinque cerchi di Francesca finisce qui, ma la rivedremo presto a Sanremo. Con i tacchi al posto delle lame, per il resto irrimediabilmente e meravigliosamente Lollo.
Arianna Fontana, «come voto mi do 10»
(Gaia Piccardi) Dopo il quinto posto nei 1500 metri, quinta e ultima delle sue fatiche olimpiche, le è stato chiesto ancora una volta del record di podi ai Giochi (14) con cui ha superato il totem del passato, Edoardo Mangiarotti. Con al collo tre delle quattro medaglie dello short track a Milano Cortina (oro nella staffetta mista, argento nei 500 e nella staffetta donne), l’atomica bionda ha alzato gli occhi al cielo: «E basta con la storia del record…». Non sono mai stati i numeri ad interessare Arianna Fontana da Polaggia, frazione di Berbenno, Valtellina, Italy. Ma piuttosto una longevità dimostrata attraverso sei edizioni dei Giochi, due da portabandiera, culminata a quasi 36 anni nella seconda Olimpiade casalinga a vent’anni da Torino 2006, che la lanciò appena quindicenne. Una storia che sembra un film. «Venivo da un infortunio, non sapevo bene cosa aspettarmi sul ghiaccio di Milano. Aver centrato cinque finali su cinque gare mi riempie di felicità. Come voto mi do un bel dieci!» ha detto alla fine di questo ennesimo quadriennio olimpico a cui ha sacrificato famiglia, tempo libero, affetti. È ora di dedicarcisi. Ma il richiamo del ghiaccio si farà sentire. Scommettiamo?
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Federica Brignone, due ori per una Mission Impossible
(di Francesco Battistini e Daniele Sparisci) Era una Mission Impossible, diventerà il film dei Giochi di Milano-Cortina 2026. Il kolossal scritto e diretto da Federica Brignone: due ori a dieci mesi dal terribile infortunio alla gamba sinistra che ha rischiato di mettere fine alla carriera. «Oltre i confini dell’immaginazione», ha detto la campionessa valdostana, arrivata con il solo obiettivo di partecipare ed essere abbastanza competitiva per entrare fra le prime dieci, prima delle Olimpiadi aveva disputato appena due gare. Macché. La tigre ha azzannato la neve dell’Olympia delle Tofane, prima nel superG, fra ombre e bassa visibilità, le condizioni che adora. Poi il cielo si è aperto per renderle omaggio, mentre sfrecciavano le Frecce Tricolori. «Il giorno perfetto», di quelli che si vivono una volta sola. Macché. Fede è riuscita a sdoppiare il miracolo, superando il dolore e la fatica delle due manche di gigante, mantenendo intatta la tensione dopo essere passata attraverso un vortice emotivo. La sua filosofia è semplice: vivere nel qui e ora, nel presente. «Così mi riesce tutto facile, devo pensare soltanto a sciare come so». All’arrivo le avversarie si inchinano davanti alla regina. È la locandina del film.
Pattinaggio in velocità: Ghiotto trascina i suoi all’oro
(Flavio Vanetti) Un oro per unire il presente al passato. È quanto hanno saputo fare Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti nell’inseguimento del pattinaggio velocità: il loro successo si si lega a quello di Enrico Fabris, Matteo Anesi e Ippolito Sanfratello a Torino 2006. Quello fu l’inizio di una storia che a Rho ha avuto un esaltante “sequel” al termine di una gara straordinaria: i favoriti statunitensi sono stati infatti battuti sia nella qualificazione sia nella finale. Giovannini ha esultato come il cestista Stephen Curry: mani giunte sotto la testa reclinata, per dire «vi ho messo a letto».
Short track staffetta mista: oro e polemiche
(Gaia Piccardi) Fontana, certo. Ma non solo. Per regalare al medagliere il secondo oro in ordine cronologico della spedizione italiana ai Giochi, l’atomica bionda ha avuto bisogno di collaborazione. E allora Chiara Betti, Elisa Confortola, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Pietro Sighel non si sono tirati indietro, mettendo la punta del pattino davanti a Canada e Belgio. Sembravano una famiglia felice ma poi, preso dall’entusiasmo, Sighel ha detto una parola di troppo («Fontana chi?») e la magia della squadra si è guastata. L’Olimpiade della fuoriclasse è decollata, quella di Sighel – nelle prove individuali – è implosa. Peccato.
Slittino uomini, le vite parallele di Rieder e Kainzwaldner
(Francesco Battistini) Sessantatré minuti. E’ il tempo che divide i due ori italiani nello slittino, in una serata unica: subito dopo le donne, ecco Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner nel doppio maschile. Non vincevamo da più di trent’anni e nemmeno ci speravamo: su una pista che ci siamo disegnati un po’ a nostra misura, questo sì, ma contro invincibili atleti tedeschi che sono pagati il triplo dei nostri e dominano da sempre. Emanuel e Simon slittano insieme fin da ragazzi, vite parallele: uno ama nuotare coi suoi bimbi, l’altro il trekking in alta quota. L’Alto Adige intero, ora, ne ha fatto i suoi nuovi eroi.
Slittino donne, Voetter e Oberhofer oro all’esordio
(Francesco Battistini) Buona la prima. Lo slittino doppio femminile esordisce alle Olimpiadi e il primo oro, il terzo della missione italiana, tocca a loro: Andrea Voetter e Marion Oberhofer, una 30enne di Bressanone e una 25enne di San Candido, che amano la velocità sulla neve da quand’erano bambine – prima provando sulle discese di neve naturale, poi su quelle artificiali – e allora la leggenda italiana che tutto aveva vinto si chiamava Armin Zoeggeler detto il Cannibale, sei medaglie in sei Olimpiadi. Andrea e Marion trionfano a sorpresa la sera dell’arrivo a Cortina di Mattarella, un buon segno. “Non mollare mai”, il loro motto. E infatti.
Lisa Vittozzi: il primo oro olimpico azzurro nella storia del biathlon
(Marco Bonarrigo) Non avevamo mai vinto una medaglia d’oro olimpica nel biathlon e una sola volta in passato eravamo stati capaci di piazzare sul podio un atleta che non veniva dalla storica scuola di Anterselva. Il vuoto è stato colmato proprio ad Anterselva: primo oro individuale nell’Inseguimento femminile, capolavoro di Lisa Vittozzi da Sappada che ha destabilizzato francesi e norvegesi pigliatutto con un ultimo poligono capolavoro. Fenomeno assoluto, dominatrice della stagione 2024 ma praticamente ai box nel 2025 per dolori alla schiena così forte da farle pensare al ritiro, Lisa ha mescolato a doti aerobiche di primissima qualità una rapidità di tiro (sessioni da 19” non le chiudono nemmeno i maschi) che ha messo in soggezione le avversarie che arrivano con lei al poligono.
Dopo aver patito per anni il palmares sontuoso ma anche la personalità fortissima di Wierer in un ambiente dove la prima lingua è il tedesco, la seconda il dialetto di Antholz, Lisa ha saputo ritagliarsi il suo spazio usando come chiave di vittoria la serenità e capacità da cecchino-fuoriclasse: il 93,1% di centri in Coppa del Mondo non ha equivalenti nemmeno tra i maschi. A 31 anni, Vittozzi deciderà a breve se continuare o meno a faticare sugli sci stretti.
Ski cross: il volo di Deromedis sull’oro
(di Daniele Sparisci) Mai l’Italia aveva conquistato una medaglia olimpica in questa disciplina, Simone Deromedis si è preso addirittura quella più pregiata battendo il compagno di Nazionale Federico Tomasoni. Lo ha fatto sotto una fitta nevicata a Livigno, con una strategia di attacco su una pista pianeggiante dove i suoi cento chili hanno fatto la differenza insieme agli sci velocissimi, preparati dai tecnici della Nazionale. Originario della Val di Non, è un grande appassionato di motori: in passato ha corso e vinto in Coppa del Mondo con un casco dedicato ad Ayrton Senna. Ha provato ogni tipo di sport ad alta adrenalina: salto con gli sci, downhill, go kart.
Staffetta donne short track: argento con grinta
(Gaia Piccardi) Registrata l’ostilità di Sighel, Arianna Fontana si è ritrovata a correre la staffetta donne insieme alla sorella del trentino, Arianna Sighel, e alla fidanzata, Elisa Confortola. La quarta azzurra del quartetto è la più giovane della confraternita dello short track, Chiara Betti, 23 anni. È proprio a loro che la fuoriclasse dei 14 podi olimpici ha passato il testimone in una gara in cui è andata a medaglia in quattro Olimpiadi su sei, la prima a Torino 2006, neanche sedicenne. «Il futuro dello short track femminile è in ottime mani – ha detto -, le ragazze hanno voglia di allenarsi e grinta da vendere». Con o senza Fontana, insomma, il testimone sembra in buone mani anche verso i Giochi 2030 sulle Alpi Francesi.
Il sogno d’argento di Giovanni Franzoni
(Francesco Battistini) «Adesso ho veramente bisogno d’una pausa…». Comparso quasi dal nulla, Giovanni Franzoni non l’aveva vissuto nemmeno nei sogni, un mese e mezzo così: il trionfo a Kitzbuehel, gli occhi del mondo addosso, l’argento nella libera sulla Stelvio, la combinata rovinata solo dal suo compagno di squadra, la stanchezza finale e poi la (triste) polemica con la famiglia del suo amico morto in Cile, Matteo Franzoso, al quale ha dedicato la medaglia. Quanto ha vinto e quanto ha visto. Per la pettinatura e l’infanzia condivisa sugli sci, lo paragonano a Jannik Sinner. Chissà. Troppa pressione, e lui la sente: ha già fatto tantissimo così.
Snowboard cross a squadre: Moioli-Sommariva d’argento
(Daniele Sparisci) È una medaglia che resterà nei libri di storia: in ordine cronologico è stata la ventunesima dell’Italia a questi Giochi, ha segnato il sorpasso sul record di Lillehammer 1994. Lorenzo Sommariva, genovese trapiantato in Valle d’Aosta, e Michela Moioli, collezionista di metalli olimpici: la partner perfetta (a Pechino aveva preso l’argento nella stessa specialità con Omar Visintin) per le missioni in rimonta, per i salti nei record. Prende colpi, si rialza, torna ancora più affamata: nei grandi eventi non sbaglia mai. Una lezione da far vedere ai corsi di team building.
Biathlon: la staffetta mista davanti e Norvegia e Germania
(Marco Bonarrigo) In un torneo stradominato dai francesi sia tra gli uomini che tra le donne, l’argento nella staffetta mista del biathlon è un premio alla scuola italiana e a due veterani altoatesini che si ritirano dopo i Giochi (Hofer e Wierer) ma anche una consolazione per Tommaso Giacomel, che arrivato ad Anterselva da grande sorpresa della stagione ne è uscito con risultati individuali modesti e l’inquietante ritiro nella Mass Start. Un argento che ha un protagonista assoluto, Lisa Vittozzi che con un ultimo poligono superbo ha staccato Norvegia e Germania e si è presa il secondo posto alle spalle della Francia.
Ski cross, Tomasoni dedica l’argento a Matilde Lorenzi
(Daniele Sparisci) «Questa è per lei. Ci pensavo da più di una settimana: non credevo che potessi fare una cosa così bella. A volte le favole si realizzano, bisogna crederci sempre». L’argento di Federico Tomasoni nello ski cross è stato uno dei momenti più emozionanti di tutta l’Olimpiade: il ventottenne bergamasco infatti era il fidanzato di Matilde Lorenzi, la giovane sciatrice morta in allenamento nell’ottobre del 2024. Ha corso con un sole disegnato sul casco, il simbolo che la famiglia di Mati ha scelto per creare la Fondazione per la sicurezza. Ha pianto a lungo ricordando quell’amore spezzato: «Abbiamo vinto insieme».
Staffetta maschile short track (1 bronzo)
(Gaia Piccardi) Dentro il frullatore di lame ed emozioni, ci si sono infilati in quattro: capitan Sighel scornato dalle gare individuali, Tomas Nadalini, Andrea Cassinelli all’ultima Olimpiade e Luca Spechenhauser. Varie cose erano in palio quel giorno sul ghiaccio della Milano Ice Skating Arena: la difesa della medaglia di Pechino 2022 e l’onore di un gruppo di uomini che non voleva essere da meno delle ragazze e desiderava dimostrare di essere una squadra. Podio incerto fino all’ultimo, Canada clamorosamente rimasto giù, un ultimo guizzo di Sighel ha infilzato il bronzo dietro Olanda e Corea. È qui la festa? Sì, ma il capitano offeso ha scelto di non parlare. Può tacere quattro anni. L’importante è che ritrovi timbro e guizzo nel 2030.
Sofia Goggia, bronzo da record e Giochi in chiaroscuro
(Flavio Vanetti) I Giochi di Sofia Goggia si sono conclusi con il bronzo in discesa, con una caduta in combinata e con una scivolata in superG ancora più dura da accettare perché in quel momento era virtualmente leader della gara. Il bilancio è insomma in chiaroscuro (e sono comunque più i rimpianti), ma l’olimpionica 2018 della libera lascia Cortina con una gioia che vale una pagina di storia: è diventata l’unica sciatrice ad aver conquistato tre medaglie nella stessa specialità in altrettante edizioni olimpiche consecutive. E adesso Sofia può andare a caccia alle Coppe del Mondo di superG e (forse) di discesa.
Dominik Paris, un bronzo che vale oro prima dell’addio
(Francesco Battistini) Il re della pista Stelvio. Nessuno l’aveva battuta tante volte quanto lui, sette, per non dire dei cinquanta podi in Coppa del Mondo. Ma a 36 anni, prima di ritirarsi, gli mancava un’Olimpiade. La sua quinta. Ce la mette tutta e ce la fa, Dominik Paris. Il bronzo in discesa libera per lui è come un oro, contro l’invincibile Swiss Army e dietro a Franzoni, che assieme a lui fa da apripista del nostro medagliere: “E’ Giovanni – dice – il nostro futuro”. L’età e le vittorie mondiali l’hanno ammorbidito, scherza al cellulare con Tomba. E nemmeno s’arrabbia tanto, per quello sci staccato in SuperG. Il successo rende simpatici.
Team Event pattinaggio di figura: bronzo dopo 12 anni
(Gaia Piccardi) È stata una lunga e appassionante avventura spalmata su più giorni, raccontata a più voci, meritevole di un bellissimo bronzo dietro le superpotenze, gli Stati Uniti di Malinin che ancora non era andato in mille pezzi sul ghiaccio e il Giappone. Daniel, Lara, Charlene, Marco, Niccolò, Sara, Matteo. Ciascuno ci ha messo del suo: Grassl nel corto e un super Rizzo schierato nel libero, Gutmann ha ricordato una giovane Carolina Kostner, Guignard e Fabbri hanno ballato un ultimo giro di valzer, Macii e Conti hanno lasciato tutta la loro arte sulla patinoire, tanto che nella gara di artistico a coppie, poi, avevano esaurito la benzina. L’Italia nel pattinaggio di figura non conquistava una medaglia da Sochi 2014 (Kostner bronzo).
La zampata di Riccardo Lorello, l’outsider di bronzo
(Flavio Vanetti) È entrato in gara come outsider (seppure di valore), ma il ventiquattrenne Riccardo Lorello ha imparato che i Giochi possono scombinare i pronostici. L’azzurro più atteso nei 5000 era Davide Ghiotto, terzo a Pechino 2022? Ecco allora la zampata di Riccardo: 35 centesimi più veloce del compagno, impresa che gli è valsa lo «scippo» del bronzo al veterano della Nazionale. Riccardo si è arreso al forte norvegese Sander Eitrem e al giovanissimo ed emergente ceco Metodej Jilek, ma la sua medaglia, considerata la giovane età, è come una polizza assicurativa sul futuro suo e dell’Italia dell’ice skating.
Snowboard, Lucia Dalmasso salva la spedizione
(Daniele Sparisci) La squadra dei sogni era arrivata all’Olimpiade di casa con una sequenza di vittorie nella Coppa del Mondo. Ma né il veterano Roland Fischnaller, né il valtellinese Maurizio Bormiolini né Aaron March o Mirko Felicetti hanno regalato gioie. A salvare il bilancio dello snowboard parallelo ci ha pensato una ragazza: Lucia Dalmasso, ventotto anni, originaria della provincia di Belluno, aveva cominciato con gli sci poi è passata alla tavola dopo gravi infortuni alle ginocchia. «Questo sport mi ha insegnato che bisogna sempre crederci, se continui a credere in ciò che ti piace fare prima o poi raggiungi l’obiettivo».
Slittino, per Dominik Fischnaller un bronzo «di famiglia»
(Marco Bonarrigo) Dominik Fischnaller è un ragazzo coerente. Terzo in famiglia a votarsi alla causa dello slittino dopo il fratello Hans Peter e il cugino Kevin, terzo ai Mondiali del 2017 in Austria e terzo ai Giochi di Pechino nel 2022, non è sfuggito al suo destino e si è preso prima la medaglia di bronzo nella prova individuale, circondato a bordo pista da amici e parenti che si sono svenati per comprare i biglietti per tifarlo e poi quella a squadre assieme a quel gruppo di colleghi/vicini che costituisce il team azzurro: Verena Hofer, Emanuel Rieder, Simon Kainzwaldner, Andrea Voetter e Marion Oberhofer.
La staffetta mista dello slittino manda tutti sul podio
(Daniele Sparisci) Dopo i due ori nel doppio maschile e femminile, l’Italia dello slittino scende veloce anche nel format di squadra. È la conferma del gran lavoro fatto sulla pista di casa intitolata al Rosso Volante, Eugenio Monti, ma gli azzurri avevano ottenuto un podio in questa specialità. E il bello è che cinque sui sei dei partecipanti alla staffetta avevano già ottenuto una medaglia qui a Cortina. L’unica che mancava era Verena Hofer, i compagni l’hanno sommersa di abbracci.
Curling doppio misto: Constantini-Mosaner di bronzo
(Marco Bonarrigo) Chi è rimasto deluso per il bronzo conquistato dalla coppia d’oro di Pechino Constantini/Mosaner non considera che il trentino e la veneta nel quadriennio olimpico – pur dedicandosi quasi esclusivamente a guidare come capitani i team maschili e femminili – hanno vinto un Mondiale e che la base di praticanti italiani è e resta ancorata a poche centinaia di persone. La coppia non è scoppiata, anzi, ha mancato la finale per l’oro per «mancanza di cinismo nei momenti in cui serviva» (Mosaner dixit) ma ha tenuto accesa la passione per una disciplina che adesso, a Cortina, cuore di questo sport in Italia, ha finalmente un impianto di riferimento.
Snowboard cross: garanzia Moioli, terza dopo l’ospedale
(Daniele Sparisci) Quarantotto ore prima di saltare sull’anello dello snowboard cross di Livigno, Michela Moioli era in ospedale «completamente rintronata». Per una brutta caduta in allenamento ha rischiato di non cominciare nemmeno le sue gare ai Giochi. Escoriazioni e lividi sul volto, la trentenne bergamasca porta i segni ma resiste come ha sempre fatto. E va all’attacco con una strategia chirurgica che le consente di salire sul podio. La sera festa al Miki’s di Livigno per uno dei simboli di questa Olimpiade: era stata lei a pronunciare insieme a Sofia Goggia nel 2019 il discorso per spingere la candidatura di Milano Cortina davanti ai delegati del Cio.
Sci di fondo, la staffetta 4×7,5 km a medaglia
(Marco Bonarrigo) Sia pure in crisi di risultati e talenti, lo sci di fondo azzurro non poteva non lasciare un segno sulle piste di casa e celebrare l’addio del capitano che ha tenuto alto l’onore della scuola negli ultimi dieci anni. E così nella prova che ha celebrato per l’ennesima volta la Norvegia e le imprese del Marziano Klaebo, è toccato a Federico Pellegrino finalizzare il lavoro di squadra e prendersi un bronzo che mancava da vent’anni staccando il finlandese Anttola nella volata per il terzo posto. Un messaggio per Barp, Graz e Carollo: prendete voi in mano un team che ha bisogno di risollevare la testa.
Bronzo nella Team Sprint di fondo con Barp e Pellegrino
(Marco Bonarrigo) Sarà anche una prova considerata una profanazione al sacro spirito dello sci nordico, come spiegano i puristi, ma il bronzo conquistato nella staffetta sprint maschile alle spalle di Norvegia e Stati Uniti vale moltissimo. Tre frazioni a testa per la coppia azzurra formata dal 23enne bellunese Elia Barp e dal fenomenale veterano aostano Federico Pellegrino, che già avevano portato a casa il bronzo nella staffetta classica 3×7.5 chilometri e che con questo titolo risollevano il morale a un fondo azzurro in crisi nelle distanze classiche ma con buoni numeri nelle prove di velocità.
Flora Tabanelli, impresa col legamento rotto
(Daniele Sparisci) In volo su un primato, centodue giorni dopo la lesione a un legamento crociato. Mai un’azzurra era salita sul podio olimpico dello sci freestyle, Flora Tabanelli a 18 anni ha rotto il tabù e la sua è un’impresa che sarà ricordata. A Livigno, sul trampolino del Big Air, era arrivata senza aver disputato nemmeno una gara, aveva scelto – insieme allo staff medico della Federazione- di non operarsi e di tentare l’avventura a cinque cerchi attraverso una terapia conservativa. Per prendersi la medaglia si è inventata un salto che aveva provato soltanto due volte, quattro rotazioni e mezzo. Flora, la ragazza cresciuta in un rifugio, è già una stella.
Pattinaggio velocità, gli sprint di Giovannini
(Flavio Vanetti) Veterano e «chioccia» delle nuove leve del pattinaggio di velocità, Andrea Giovannini è riuscito a salire una seconda volta sul podio di Milano-Cortina 2026: dopo l’oro con i compagni dell’inseguimento è stato terzo in quella mass start della quale è campione del mondo in carica. Il bronzo è allora deludente? Assolutamente no: anche se pure a lui è scappato il controllo dell’olandese Bergsma e del danese Thorup, andati in fuga e non più ripresi, Andrea s’è levato lo sfizio di battere in volata l’asso statunitense Stolz, re delle prove veloci: «Ho provato che si può fare». Gioia e orgoglio.
22 febbraio 2026 ( modifica il 22 febbraio 2026 | 20:58)
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