Una cartella clinica definita «incompleta», un documento ufficiale nel quale spicca un particolare non secondario: «Manca il diario di perfusione, vale a dire il tracciato della circolazione extracorporea del paziente». Prosa scientifica a parte, nella cartella clinica del piccolo Domenico Caliendo mancherebbe la nota capace di dimostrare il momento esatto in cui è avvenuto quello che ormai tutti definiscono un espianto anticipato: il momento in cui a Domenico è stato tolto il suo cuore, in attesa dell’organo in arrivo da Bolzano. Trapianto del cuore ghiacciato, restiamo al nuovo accesso dei carabinieri del Nas. Cosa cercavano? Sono diversi i punti da verificare. Si punta a stabilire il motivo di un silenzio tanto prolungato nei confronti della famiglia del bambino. Sei cellulari sequestrati, si scava nei server e nelle memorie dei rispettivi account, per recuperare eventuali comunicazioni successive al trapianto, da parte dei medici coinvolti.

APPROFONDIMENTI

Le correzioni 

Stando alle indagini interne i primi passi falsi di questa storia sarebbero avvenuti proprio a Bolzano: c’è chi sostiene che i medici di Innsbruck (giunti al San Maurizio per ricevere altri organi espiantati al donatore) avrebbero aiutato i colleghi napoletani. Nelle carte del ministero si parla di «interventi correttivi», probabilmente in merito all’intervento realizzato dai partenopei. Una equipe, quella napoletana, rappresentata dalla dottoressa Gabriella Farina, che oggi si affida alla nota difensiva dei penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi: «È il momento in cui deve prevalere il silenzio, nel doveroso e profondo rispetto della famiglia. Occorrono senso di responsabilità e misura, evitando giudizi affrettati. Si confida nel lavoro sereno degli inquirenti».

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Le anomalie 

Errori, silenzi e omissioni, si scava negli ultimi due mesi. Inchiesta per omicidio colposo, il fattore temporale non è secondario. Ed è probabilmente questo il motivo che spinge l’avvocato Francesco Petruzzi a rimarcare la presunta anomalia che avrebbe riscontrato nella cartella clinica. Come a dire: per accertare le responsabilità del dramma, bisogna chiarire i tempi delle operazioni di espianto-impianto tra Bolzano e Napoli. Proviamo a scandire le tappe di questa vicenda, alla luce del decreto di sequestro notificato sabato ai sei indagati. C’è l’ipotesi che ci siano state conversazioni tra i soggetti coinvolti nelle fasi successive al trapianto. Quanto basta a ragionare sulla cronologia di un dramma. Il primo passo formale di questa vicenda risale allo scorso 11 gennaio, il giorno in cui i due genitori di Domenico decidono di sporgere denuncia ai carabinieri di Nola. Sono passate più di due settimane dall’intervento del 23 dicembre, quello in cui Domenico ha subìto il trapianto di un cuore deteriorato dal ghiaccio secco. Un tempo lunghissimo nel quale nessuno al Monaldi si sarebbe premurato di fornire una spiegazione di quanto accaduto ai genitori del bimbo. Intanto, però, la storia del ghiaccio secco e del cuore congelato entra in alcuni momenti di confronto – rigorosamente a porte chiuse – all’interno dell’ospedale. Le date: è il 29 dicembre quando la direzione registra le dimissioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, che decide di rinunciare a un ruolo strategico, quello di responsabile del trattamento pre-trapianto. Conosce bene Domenico, lo ha seguito sin dalla nascita. Si dimette – sembra di capire – per un deficit di comunicazione interna all’ospedale. Più nello specifico, nessuno lo avrebbe informato della missione alto atesina, della donazione di un cuore nuovo tra il 22 e il 23 dicembre.

Le audizioni 

Ovviamente, Limongelli non ha partecipato alla missione a Bolzano, né all’espianto-trapianto al Monaldi. E non è un caso che il dimissionario sia tra i primi testimoni ascoltati in Procura, nel corso dell’inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. Non è finita. Le date da appuntare in questa storia sono altre. È il 30 dicembre scorso, quando c’è il primo consulto tra la direttrice generale Anna Iervolino (non indagata) e il primario di cardiochirurgia Guido Oppido. È il momento in cui si discute apertis verbis della storia del ghiaccio. Una vicenda di cui si parla nel reparto dell’ospedale collinare, ma che resta preclusa ai genitori di Domenico. In sintesi, audit alla mano, Oppido avrebbe ribadito una linea che viene oggi sostenuta anche da una nota difensiva firmata dai penalisti Alfredo Sorge e Vittorio Manes: «È stato fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso fare – dicono i legali – e tutto quanto era umanamente possibile per salvare la vita di Domenico». Poi il passaggio più importante ai fini della ricostruzione di questa storia: il dottor Oppido «ha lottato contro il tempo e contro i minuti». Torniamo a quel 23 dicembre, l’equipe di rientro da Bolzano (guidata dalla dottoressa Gabriella Farina) sa di avere poco tempo a disposizione, perché stanno finendo le sei ore di vita del cuore donato. Non sanno ovviamente di aver trasportato un organo congelato, quindi deteriorato dall’uso del ghiaccio secco. Sbarcano a Napoli, corsa in tangenziale (ne ha parlato ieri sul Mattino il primario Corcione), si arriva in sala operatoria, mentre viene lanciato l’ok all’espianto anticipato. Anche in questo caso, è materia controversa: come avviene il via libera? A voce o con un messaggio? Quanto basta ad accedere ai server dei cellulari sequestrati, per poi analizzare le testimonianze che verranno acquisite in Procura da tutti i presenti in sala operatoria. C’era o no il via libera all’espianto anticipato? Fatto sta che di fronte allo choc del cuore congelato, non c’è alternativa e il bimbo viene tenuto in vita in modo meccanico. Tutto è chiaro ai protagonisti di questa storia, che si sarebbero limitati a comunicare spiegazioni evasive ai genitori di Domenico. Zero riferimenti al ghiaccio secco o alla mancanza di formazione per l’uso di box termiche rimaste inutilizzate a Napoli.

Video Lo scoop

Intanto, però, ci sono altre date da tenere a mente. Siamo ai primi di febbraio, quando il collega del Mattino Giuseppe Crimaldi inizia la sua inchiesta all’interno dell’ospedale. Ora il Monaldi sa che la stampa è al lavoro. Si dà inizio a un audit interno, che culmina con la sospensione dei medici del reparto trapianti. Poi il sette febbraio lo scoop che svela a tutti i possibili errori sull’asse Bolzano-Napoli. La storia del bimbo con il cuore donato e bruciato commuove l’Italia, ma resta in piedi una domanda, la stessa di sempre, da parte dei genitori di Domenico: «Perché non ci hanno detto la verità?».