di
Stefania Ulivi

Dal 25 febbraio l’esposizione della grande regista francese che prevede due focus: uno sulle immagini realizzate in Italia, l’altro sugli scatti francesi

«UnItalia pittoresca e poetica della fine degli anni ’50, attraverso le foto per cercare location, principalmente per il suo film

La Mélangite
(che alla fine non diresse) a Venezia, città che aveva scatenato “un’emozione plastica” in Varda già nel 1955. E un’Italia terra di cinema, con il ritratto di Visconti e la sua visita al set de
Il disprezzo
di Godard a Cinecittà nel 1963».

Parigi centro della sua creazione

 Appassionata ritrattista di Parigi, al centro della sua creazione artistica per oltre 70 anni, Agnès Varda ha puntato il suo sguardo — mai neutro — anche sul nostro paese, come spiega Carole Sandrin, responsabile dei fondi fotografici dell’Institut pour la photographie e curatrice del focus «L’Italia di Agnès Varda», in programma da mercoledì 25 febbraio a Villa Medici, a corredo della mostra «La Parigi di Agnès Varda» curata da Anne de Mondenard, in arrivo dal Musée Carnavalet. Histoire de Paris, frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e basato sul fondo fotografico di Agnès Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.



















































Talento multiforme 

Il doppio appuntamento — «Agnès Varda. Qui e là tra Parigi e Roma», in programma fino al 25 maggio — è un’occasione preziosa per scoprire il talento multiforme della grande cineasta, scomparsa il 29 marzo 2019 a novant’anni. Molto di più della «nonna della Nouvelle Vague» Agnès Varda, così definita perché, spiegava lei stessa, «avevo semplicemente iniziato prima di loro». Ovvero Truffaut, Godard, Rivette, Chabrol, Rohmer. Nel 1954 aveva solo 25 anni quando esordì con Le pointe courte. Nel suo percorso artistico — coronato dal Leone d’Oro nel 1985 per Senza tetto né legge,  una Palma d’oro onoraria e un Oscar alla carriera — non mai smesso di sperimentare, a prescindere dalla forma e dal mezzo utilizzati.

Le opere di Botti e Calder

Sempre a partire dall’obiettivo fotografico, come testimonia la mostra di Villa Medici che riunisce anche opere di artisti — da Giancarlo Botti, a Calder, fino a JR— che hanno subito l’influsso di Varda, e dove si sottolinea l’importanza del 1954, nel cortile-atelier di rue Daguerre, cuore di vita e di lavoro, condiviso poi con il suo compagno, il regista Jacques Demy. Parigi, com’è noto, è la sua musa, la racconta nelle immagini, nei film, nei documentari.

Il suo sguardo sulle persone vere

Ma è interessante scoprire la «sua» Italia. «Visita Venezia la prima volta nel 1955 — racconta Carole Sandrin — . Quando torna, nel 1959, ha in mente un’idea per un film e continua utilizzare la fotografia per realizzarlo — La Mélangite che rimase sulla carta, ndr —. Ciò che le immagini mostrano è il suo sguardo sulle persone vere». I passeggeri dei vaporetti, i giovani, i bambini, le donne che fanno il bucato. I gatti. 

Con Visconti e Godard

Ci tornerà nel 1963, ormai affermata dopo Cleo dalle 5 alle 7 incaricata dal magazine Réalités di ritrarre Luchino Visconti. «Scatta più di 80 foto, a colori e bianco e nero». E ne per andare a Cinecittà a trovare l’amico Jean-Luc Godard sul set de Il disprezzo.

L’incontro con Brigitte Bardot

 «Durante questa visita di poche ore, con la sua Leica a portata di mano, sembra impressionata da Brigitte Bardot. La fotografa in modo spontaneo, in primo piano, nei momenti di pausa. I provini ci rilevano il modo in cui posa il suo sguardo sull’attrice e sul cinema in corso di realizzazione». Lo sguardo di una pioniera. Diverso da tutti. 


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22 febbraio 2026