Un brevetto dell’azienda di Zuckerberg descrive un sistema che potrebbe essere addestrato per replicarne i comportamenti degli utenti in caso di «pausa» o persino di morte. La precisazione della società

Ha attirato l’attenzione un brevetto registrato da Meta, che potrebbe  essere utilizzato per creare cloni digitali degli utenti dei social network che si sono presi una pausa o che addirittura sono deceduti. La richiesta, sottoposta all’ufficio United States Patent and Trademark Office nel 2023 dal Cto di Meta Andrew Bosworth, è stata approvata il 30 dicembre 2025 ed è trapelata online. Secondo il brevetto, l’esperienza sui social quando un utente si prende una pausa o è deceduto, impatta i suoi contatti. «L’impatto sugli utenti è molto più grave e permanente se quell’utente è deceduto e non può più tornare sulla piattaforma di social networking» e «altera l’esperienza degli altri [utenti]». Ed ecco che entra in gioco un «bot», un software, basato su intelligenza artificiale, che risponde, condivide, commenta e manda messaggi proprio come l’utente in carne e ossa: «Il modello linguistico può essere utilizzato per simulare l’utente quando l’utente è assente dal sistema di social networking, ad esempio quando l’utente si prende una lunga pausa. Il modello linguistico può essere utilizzato per simulare un utente che è deceduto», si legge nel Pdf allegato al brevetto. 

Meta però ci tiene a chiarire che «non abbiamo intenzione di dare seguito a questa soluzione», secondo quanto riferisce al Corriere un portavoce dell’azienda



















































I profili di chi non c’è più

Secondo l’Oxford Internet Institute (OII), che ha monitorato la crescita nel tempo dei profili appartenuti a persone decedute, entro il 2070 questi potrebbero superare in quantità quelli degli utenti ancora in vita. Un altro dato, stimato nel 2019 e che prende in esame gli utenti attivi su Facebook nel 2018, prevede che entro il 2100 saranno circa 1,4 miliardi le persone iscritte al social media decedute. Un dato piuttosto rilevante, considerando che, secondo DemandSage gli utenti mensili attivi su Facebook siano più di 3 miliardi, circa il 37-38% della popolazione mondiale, e che 2,11 miliardi sono utenti attivi giornalieri.

Come funziona il bot

Ma a prescindere dal cimitero digitale più grande del mondo, come funzionerebbe il bot fantasma del defunto? Stando a quanto si apprende dal brevetto, si baserebbe su un sistema mosso da un language model personalizzato e addestrato sui dati dell’utente, assente per un lungo periodo oppure deceduto. Come si legge nel documento, «il sistema di social networking riceve un modello linguistico pre-addestrato e riaddestra il modello linguistico utilizzando dati di addestramento specifici dell’utente basati sulle interazioni effettuate da un determinato utente con il sistema di social networking». 

Il bot però potrà essere addestrato solo dall’utente che ne concede i permessi necessari. Tra il materiale che l’AI potrà utilizzare per imparare a conoscere il carattere di quello che viene definito da Meta come «l’utente target» sono i commenti, like, reazioni, condivisioni, messaggi, interazioni con specifici contatti, cronologia delle risposte e contesto relazionale. Viene definito «user-specific» e cioè calibrato su una singola identità digitale. Una volta ottenuti questi dati, se e quando interpellato, il bot potrà attivare una previsione che genera una risposta in base a come avrebbe reagito l’utente: dalla reazione (se un like, un cuore, o una risata, ad esempio) o se avrebbe scritto in un determinato modo. La replica sarebbe così fedele che un utente potrebbe non accorgersi che si tratta di un bot e non della persona «target». Motivo per cui le risposte dovrebbero essere segnalate come generate automaticamente, anche se è prevista come possibilità e non come obbligo.

L’idea, almeno da parte di Meta, è però destinata a restare tale e a non concretizzarsi. Come avviene spesso nel settore tecnologico, il deposito di un brevetto da parte di Meta non equivale necessariamente a un impegno concreto verso la sua realizzazione: l’azienda registra regolarmente tecnologie che potrebbero non vedere mai la luce, e la sola approvazione di un brevetto non è garanzia di sviluppo attivo. Si tratta, in altre parole, di strumenti che fotografano possibili direzioni di ricerca, non annunci di prodotti in arrivo. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Meta  – e Andrew Bosworth — continua a valutare le potenzialità dei modelli linguistici di grandi dimensioni e le loro possibili applicazioni nel social networking e in altri ambiti. Tuttavia, per quanto riguarda questa specifica soluzione, l’azienda ha chiarito di non avere intenzione di darle seguito.

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23 febbraio 2026 ( modifica il 23 febbraio 2026 | 12:48)