Var, V come vergogna. Il Var che funziona in un modo nel primo tempo di Atalanta-Napoli, quando obbliga l’arbitro Chiffi a recarsi al monitor e a cancellare il rigore concesso per fallo di Hien su Hojlund, e in un altro nel secondo, quando non segnala a questo mediocre direttore di gara che non c’era fallo di Hojlund su Hien (il contrario, semmai) e che il gol di Gutierrez era regolare.
Il Napoli ha ragione a infuriarsi. E le parole del direttore sportivo Manna, alla fine della partita persa con la rimonta dei nerazzurri dopo la rete di Beukema, non sono una maniera per coprire la sconfitta. Rappresentano, invece, un atto di accusa lucido e circostanziato agli arbitri per i danni causati alla squadra negli ultimi mesi. Nei giorni scorsi avevano alzato la voce Juve e Milan, adesso tocca al Napoli. Che si fa sentire per le stesse ragioni: 1) non vi è alcuna chiarezza sul protocollo Var e ci sono arbitri pericolosamente modesti come Chiffi in circolazione; 2) i club si stanno giocando milioni di euro nelle ultime settimane, quanti ne assicura la qualificazione alla Champions League, e questi errori rischiano di pesare sull’esito della stagione. Conte aveva iniziato a lanciare segnali di chiara preoccupazione dopo aver vinto la partita contro l’Inter a fine ottobre, quando vi fu la protesta – l’unica in questa stagione – del club nerazzurro con l’intervento del presidente Marotta. Quando il Napoli, a inizio gennaio, si è avvicinato all’Inter vi sono stati una serie di episodi che hanno frenato il cammino degli azzurri, a prescindere dai loro infortuni e dai loro errori. Si ricordino – tra gli altri – il rigore che non c’era concesso al Verona, il dubbio rigore dato all’Inter e il chiaro rigore non assegnato a Hojlund sul campo della Juve. Pochi giorni fa, nell’intervista a Pino Taormina, il bomber danese aveva sottolineato a commento di questi episodi: «Mi auguro di essere più fortunato con gli arbitri». Con Chiffi, almeno, è cascato male. Il punto centrale di questa situazione è che se ne parla tutte le settimane, e più volte non solo per la singola partita, ma non c’è alcun miglioramento. A cosa serve la “analisi” televisiva del martedì del designatore Rocchi e del suo team? A fare una lista di buoni e cattivi, condizionando ulteriormente chi va in campo e in sala Var. C’è il caos al vertice del settore arbitrale. Il presidente Zappi è stato sospeso per 13 mesi e il presidente federale Gravina è partito spedito verso una riforma che prevede un settore arbitrale professionistico, sul modello inglese. Un altro aspetto semi comico della vicenda, che divertente non è perché gli addetti ai lavori e i tifosi si sentono danneggiati o presi in giro, è che è stato finalmente fissato dalla Lega Serie A un confronto tra arbitri e club: avverrà lunedì 23 marzo, a due mesi dalla fine del campionato, quando saranno state giocate trenta partite, quasi tutte. Siamo seri: questo non è un gioco.
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