di
Christian Benna
Manager e call center al posto dei vecchi professionisti. Parte a Torino il risiko degli amministratori condominiali. A comprare gli studi ci sono grandi aziende, come Estia e Gabetti
Caro vecchio amministratore di condominio addio. Alla prossima assemblea a parlare di conto termico, ascensori, manutenzioni, varie ed eventuali, interverranno i manager di grandi società specializzate e in futuro anche multinazionali. Infatti in questi giorni negli uffici legali di Torino (e non solo) avvocati e commercialisti sono al lavoro per finalizzare due acquisizioni di peso che promettono di rivoluzionare il mondo della gestione della casa, fin qui governato da un centinaio studi, il classico geometra tuttofare, in genere a capo di 50-100 condomini.
Tremila palazzi in portafoglio
Gabetti Lab, società da 38 milioni di euro di ricavi del gruppo Gabetti, attiva nella riqualificazione e nella gestione immobiliare, sta per comprare (manca solo il passaggio notarile) un importante studio di amministrazione di condomini della città con l’obiettivo di arrivare a tremila palazzi in portafoglio. Nelle stesse ore Estia, fondata nel 2021 dalla famiglia Garesio, e partecipata dal colosso immobiliare spagnolo Odevo- Portik (80 milioni di ricavi che ne ha spesi 20 per il 51% della società torinese), metterà la firma sull’acquisizione di uno dei più noti gestori condominiali del centro città.
PERCHÈ SI LITIGA NEI CONDOMINI. ECCO LE CAUSE PIU’ COMUNI
Il patrimonio immobiliare
Valutazione media dello shopping? Tra il 90 e il 110% dei ricavi di uno studio acquisito. Perché la gestione della nostra casa vale davvero un tesoro, sia per chi la abita che per chi l’amministra. E non stiamo parlando solamente delle commissioni, in genere a prezzi ragionevoli, che variano tra 100 euro e 200 per abitazione, ma per tutti quei lavori che andranno fatti per manutenere e rinverdire l’ormai arrugginito patrimonio immobiliare Italia. Attualmente si stima che a Torino il 65% dei trilocali in vendita siano di classe G, F ed E, ovvero le più basse. Quindi due immobili su tre sono interessati dalla direttiva Green dell’Ue che vuole trasformare i palazzi in edifici sostenibili. Anaci, associazione di riferimento, conta più di 8 mila amministratori di condominio nel nostro Paese.
I piccoli proprietari
«Siamo all’alba di una rivoluzione — ammette Piera Bessi, presidente dei piccoli proprietari di Uppi — non sappiamo ancora se sarà luminosa o meno. Noi ci auguriamo che se l’Italia seguirà il percorso già intrapreso da altri Paesi con la gestione affidata a grandi società, il settore possa diventare più professionale, ridurre i conflitti e le cause, e soprattutto possa portare risparmi». In Spagna, Francia e Germania la gestione condominiale è già oggi un business per grandi aziende che infatti ne amministrano a migliaia. In Italia tra i primi a portare la novità in uno dei contesti più conservatori e talvolta anche poco trasparenti, basti pensare che la riforma sulle gestioni condominiali è stata appena ritirata in Parlamento dopo l’alzata di scudi di politici e associazioni,è stata la torinese Estia.
Il cambio di gestione
«Il nostro obiettivo è gestire entro il 2029 8 mila condomini. Siamo tra i pionieri del settore nel nostro Paese e lo facciamo con partner di rilievo come il gruppo Odevo — spiega il ceo Giuliano Garesio —. La gestione della casa è non è più come una volta solo un registro contabile delle spese e chiamare l’idraulico, ma un vero e proprio servizio di property management perché le nostre abitazioni diventeranno sempre più smart e sostenibili. Servono professionalità e managerialità, e anche un servizio di customer care sempre attivo». Il cambio da gestione quasi familiare, con il numero di telefono dell’amministratori in rubrica, a un manager, e quindi a un call center desta qualche preoccupazione.
L’obiettivo
Lo spiega Marco Delpiano l’architetto che ha cominciato a gestire condomini una decina di anni e fa, e oggi dalla sede di None ne amministra più di un centinaio nel Torinese. «Il mio è il mestiere più bello del mondo. Ogni giorno affrontiamo sfide diverse: è complicato, abbiamo a che fare con tanti proprietari e tutte le richieste vanno ascoltate. Ma il nostro impegno è garantire risparmi, efficienza. Non so se una grande azienda sarà in grado di ascoltare davvero i bisogni di tutti condomini».
Il settore
Che il settore avesse bisogno di una spolverata è noto da tempo. Ma la figura del vecchio amministratore che magari gestisce tutto e tutti con un solo conto corrente (il suo) è ormai una rarità, anche se i casi di mala gestione non mancano. «Il nostro obiettivo è arrivare a tremila condomini da amministrare — spiega Alessandro De Biasio ad i Gabetti Lab — siamo nati come società di servizi per la riqualificazione ora vogliamo fare anche gli amministratore. Siamo convinti che con le economie di scala e la professionalità possiamo portare valore aggiunto e risparmio». Nel risiko dei condomini italiani resta l’incognita del passaggio di testimone. Di quei proprietari che si troveranno da un giorno all’altro un manager al posto del volto noto, a volte amico, che era l’amministrazione.
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
23 febbraio 2026 ( modifica il 23 febbraio 2026 | 12:22)
© RIPRODUZIONE RISERVATA