di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dagli spot da centinaia di migliaia di euro alle telepromozioni milionarie, fino ai rimborsi per i Big: l’impatto economico record del festival
Il Festival di Sanremo continua a fare quello che alla Rai riesce sempre meno con il resto del palinsesto: trasformare la televisione in una macchina che macina ascolti, soldi e attenzione collettiva. Dopo i 65 milioni di euro raccolti con la pubblicità nell’ultima edizione, il Festival targato Carlo Conti bis si avvia a ritoccare ancora una volta il proprio record, sospinto da ascolti in crescita e da listini pubblicitari già corretti verso l’alto.
Sanremo è rimasto l’ultimo vero evento generalista capace di fermare il Paese davanti allo schermo. Nel 2025 ha viaggiato su una media di 12,5 milioni di spettatori a sera, arrivando a coinvolgere complessivamente oltre 38 milioni di italiani (insomma più di un abitante su due). Numeri che oggi nessun altro programma riesce neppure ad avvicinare e che consentono alla Rai di vendere ogni secondo di pubblicità come fosse oro.
Quando uno spot vale come una casa
Stando ai listini pubblicitari, per il 2026 le tariffe sono salite di circa il 5% e in prima serata un passaggio da 15 secondi supera con naturalezza i 150 mila euro, mentre nei momenti di massimo ascolto si vola oltre i 300 mila.
A rendere il Festival ancora più redditizio è il fatto che non finisce più con la sigla dell’ultima serata. Vive, infatti, sullo streaming, rimbalza sui social, continua su YouTube e Vevo per settimane. Una coda digitale che ormai vale una fetta strutturale della raccolta e che trasforma Sanremo in un evento quasi permanente.
La raccolta pubblicitaria 2026
Mettendo insieme la crescita degli ascolti e l’aumento dei listini, la raccolta pubblicitaria 2026 si muoverà con buona probabilità attorno ai 75 milioni di euro. Seppur non ufficiale, questa non è una cifra sparata, ma la naturale prosecuzione di una curva che negli ultimi anni ha visto Sanremo crescere di edizione in edizione, puntando ogni volta a un nuovo massimo.
Il momento più costoso per fare pubblicità a Sanremo non è però uno degli spot tradizionali che vanno in onda durante il break dello spettacolo (la cosiddetta «andata a nero»), ma quando la pubblicità entra direttamente dentro lo show. Una telepromozione da 60 secondi collocata nel cuore della serata può superare i due milioni di euro, cifra che racconta meglio di qualsiasi commento quanto valga quell’attenzione collettiva.
Subito sotto, tra le 21.45 e le 22.45 — la vera zona d’oro del Festival — uno spot da 15 secondi supera con facilità, come detto, i 150 mila euro, perché è lì che il pubblico è ormai stabilizzato e la gara entra nel vivo. Poi, lentamente, i prezzi iniziano a scendere: dopo le 23.30 e poi, più marcatamente, oltre mezzanotte, quando l’audience cala ma resta comunque superiore a quella di qualunque altro programma televisivo. È una curva quasi chirurgica, che segue non solo il numero degli spettatori ma il loro livello di attenzione. Ed è proprio questa capacità di monetizzare ogni minuto — dal prime time fino alla notte fonda — che rende Sanremo un unicum nel mercato pubblicitario italiano.
Il paradosso dei costi: pochi rispetto a ciò che entra
Ed è qui che il racconto economico diventa davvero interessante. Perché mentre gli incassi salgono, i costi restano sorprendentemente sotto controllo.
Organizzare la settimana più complessa della televisione italiana comporta una macchina produttiva enorme, ma la spesa complessiva resta intorno ai 21–22 milioni di euro (l’edizione 2025 era costata circa 20 milioni. Dentro ci sono la produzione televisiva, le scenografie sempre più spettacolari, il personale, la logistica, la sicurezza, l’affitto del teatro Ariston, gli ospiti e tutto l’esercito invisibile che lavora per mesi dietro le quinte.
Il conto finale è quasi brutale nella sua semplicità: a fronte di circa 75 milioni di euro di ricavi pubblicitari, tolti poco più di 20 milioni di costi, alla Rai restano oltre 50 milioni di euro di margine lordo.
Un Festival che si paga da solo (e aiuta la Rai a stare in piedi)
È per questo che Sanremo rappresenta una delle rarissime produzioni capaci non solo di autofinanziarsi, ma di sostenere il bilancio della tv pubblica. Il Festival non pesa sulle spalle dei contribuenti attraverso il canone Rai: vive di sponsor, spot, partnership e iniziative commerciali. Anzi, in un momento in cui molti programmi faticano perfino a coprire le spese, è proprio Sanremo che finisce per compensare molte delle voragini createsi altrove.
Chi guadagna davvero (e chi no) sul palco dell’Ariston
Attorno a questa montagna di soldi ruota poi la curiosità più popolare: quanto guadagnano gli artisti? I cantanti in gara non ricevono un cachet vero e proprio, ma un rimborso spese che per il 2026 sale a 75 mila euro per i Big e a 25 mila per le Nuove Proposte. Il vincitore non incassa nulla: porta a casa solo la statuetta. I veri guadagni arrivano dopo, se il pubblico premia.
Diverso il discorso per chi regge lo spettacolo. Carlo Conti, che è sotto contratto Rai per diversi programmi, dovrebbe percepire tra i 500 e i 600 mila euro per l’intera settimana sanremese, mentre gli ospiti di punta possono arrivare a compensi vicini ai 100 mila euro.
Sanremo, motore economico ben oltre la musica
Ma Sanremo non è solo un affare per la Rai. È anche una poderosa iniezione di denaro nell’economia reale.
Secondo l’ultima analisi di impatto economico realizzata da EY-Parthenon, l’edizione 2026 genera oltre 252 milioni di euro di valore della produzione complessiva, quasi 96 milioni di Pil e più di 1.300 posti di lavoro equivalenti, con il grosso dell’impatto legato alla pubblicità, alle spese organizzative e al flusso di spettatori e addetti ai lavori che per giorni riempiono hotel, ristoranti, trasporti e servizi.
Alla fine, dietro le canzoni, le polemiche, i meme e le classifiche, Sanremo resta una macchina economica quasi perfetta: si paga da solo, produce utili per la tv pubblica e muove centinaia di milioni nell’economia italiana.
SANREMO 2026, I CONCORRENTI
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23 febbraio 2026 ( modifica il 23 febbraio 2026 | 17:23)
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