di
Aldo Grasso

A parte alcuni momenti emozionanti, il resto sapeva un po’ di festa locale, con orchestrina da villaggio turistico impegnata nei grandi successi di repertorio

È calato il sipario sulle Olimpiadi Milano-Cortina con la cerimonia di chiusura a Verona, protagonisti della quale sono stati Roberto Bolle e Achille Lauro.

Il titolo scelto per la serata era «Beauty in Action», un concept che ha provato, non senza fatica, a tenere insieme sport, arte e cultura italiana.



















































Sul palco, tra gli omaggi alla musica lirica e pop, sono sfilati gli atleti italiani e internazionali.

Davide Ghiotto e Lisa Vittozzi hanno portato il tricolore. Passaggio di consegne a French Alps 2030 e bracieri spenti. Fine della recensione. E invece comincia qui.

Per carità, nulla da dire sullo scenario, l’Arena di Verona è pur sempre il più grande teatro all’aperto del mondo: il palcoscenico occupava l’intera superficie del parterre, con una forma ispirata ai riverberi creati da una goccia d’acqua che cade. In tribuna, il governo quasi al completo.

A firmare la cerimonia è stata chiamata Filmmaster, importante casa di produzione pubblicitaria e ora specializzata anche nell’organizzazione di eventi live.

Quando ho visto Francesco René Pannofino fingere di fare il regista della manifestazione, è scattato l’effetto «Boris»: la sua cinica ironia e la sua approssimazione organizzata mi hanno contagiato: «Basta con la qualità!».

A parte alcuni momenti di intensa emozione (gli atleti, gli inni, il discorso di Malagò, Roberto Bolle, i ritratti di Andrea Delogu, Deborah Compagnoni, Achille Lauro, Davide Oldani, Paolo Fresu e il sindaco Damiano Tommasi, la storica staffetta del fondo maschile di Lillehammer…), il resto sapeva un po’ di festa locale, con orchestrina da villaggio turistico impegnata nei grandi successi di repertorio.

E la telecronaca? Ci voleva poco a fare meglio di quella dell’inaugurazione. Accanto ad Auro Bulbarelli (che aveva una gran voglia di «trollare» il suo ex direttore; c’è stato pure un accenno a Ghali), c’erano la padrona di casa Cecilia Gasdia e il sempre ottimo Fabio Genovesi.

Hanno imparato che anche il silenzio è molto espressivo.

Alla fine, più che un singolo responsabile, il problema della Rai sembra sistemico. Non è solo questione di nomi. I «Petrecca», temo, sono molti.

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23 febbraio 2026 ( modifica il 23 febbraio 2026 | 21:19)