CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) – Era proprio destino che i cinque cerchi finissero per chiudersi proprio come si erano aperti fin dall’avvio delle opere olimpiche: con una polemica sulla pista da bob. Questa volta non più per la sostenibilità ambientale e finanziaria dello sliding centre, bensì per l’esclusione di Israele dall’ultima giornata dei Giochi, oltretutto al culmine di un’Olimpiade già segnata da episodi controversi, come il furto nell’alloggio prima dell’arrivo a Cortina d’Ampezzo, i fischi nel corso della cerimonia di apertura a Milano, i fuorionda nelle trasmissioni televisive della svizzera Rts e dell’italiana Rai.
APPROFONDIMENTI
Ieri la squadra capitanata dal carismatico Adam “AJ” Edelman è stata ritirata dallo stesso Comitato olimpico israeliano, in quanto ha finto l’indisposizione di Uri Zisman per sostituirlo con Ward Fawarsy, peraltro unico componente druso della pattuglia accusata dai pro-Pal di fomentare il sionismo. La vicenda ha causato uno psicodramma nazionale, ma ha anche oscurato nell’agenda mediatica globale il risultato della finale: oro e argento alla Germania di Johannes Lochner e Francesco Friedrich, bronzo alla Svizzera di Michael Vogt; quinta (a 25 centesimi dal podio) l’Italia di Patrick Baumgartner, Lorenzo Bilotti, Eric Fantazzini e Robert Mircea.
IL CAMBIO
Ispirandosi ironicamente al film “Cool runnings”, dedicato al pionierismo della Nazionale giamaicana di bob, la squadra “Shul runnings” (traducibile come “Corse in sinagoga”) si era proposta quale esperimento di multiculturalità senza grande sostegno economico. Insomma, più impegno ideale che valore agonistico, tanto che sabato il quartetto israeliano risultava ultimo nella classifica provvisoria. «Dato che il nostro piazzamento nella corsa finale era praticamente predeterminato – ha spiegato ieri il team – era più importante per noi che la nostra riserva (Fawarsy, ndr.) potesse competere alle Olimpiadi. La squadra si è mossa per fare il rimpiazzo. Ma le circostanze in cui abbiamo fatto la sostituzione non hanno soddisfatto i requisiti che consentono a una squadra di effettuare un cambio di formazione e ci siamo ritirati dalla nostra corsa finale. Mentre siamo dispiaciuti che questo non finisca per tutti noi nel modo in cui avevamo sperato, siamo orgogliosi di aver fatto la storia rappresentando Israele e preparando il terreno per un’ulteriore rappresentanza israeliana nello sport negli anni a venire. La squadra non è solo una squadra, noi siamo una famiglia».
LA BUGIA
Una giustificazione inaccettabile per il Comitato olimpico israeliano, che ha ricordato al Times of Israel come il regolamento consenta la sostituzione «solo se uno degli atleti è infortunato o malato», mentre in questo caso Zisman ha raccontato una bugia: «Incoraggiato dai suoi compagni, ha dichiarato di non sentirsi bene. Si è persino sottoposto a una visita medica e ha firmato una dichiarazione giurata». David Greaves, presidente della Federazione israeliana di bob e skeleton, ha dichiarato al quotidiano di essere «profondamente deluso dalle azioni della squadra».
Il leader Edelman se n’è preso la colpa: «Mi scuso profondamente per la delusione. Ma sarò sempre orgoglioso che la squadra abbia guardato il proprio fratello druso, che si era guadagnato il suo posto in squadra, e abbia detto all’unanimità: “Vogliamo questo per te”. Ho firmato e me ne assumo la responsabilità». Ma ora i suoi sostenitori sono divisi sull’opportunità della scelta e il fatto ha finito per riaccendere i sentimenti antisemiti.