di
Paolo Coccorese
Il piccolo cult anni 90 della Sip ritrasmesso in televisione, probabilmente per un (misterioso) lancio pubblicitario. Fu realizzato dalla celebre agenzia torinese: «Fu un successo incredibile ma il progetto venne più volte bocciato»
Ci sono un plotone della Legione straniera, un condannato con la battuta pronta e una frase entrata nel lessico comune: «Una telefonata allunga la vita». A più di trent’anni dal debutto, domenica sera lo storico spot della Sip è tornato in tv. Dietro c’è una nuova operazione di marketing tutta da chiarire, ma intanto è già scattato l’amarcord. Soprattutto a Torino, perché il mitico filmato con Massimo Lopez del 1994 non è soltanto un revival televisivo: è un frammento della storia creativa che riaffiora, intatto nella memoria collettiva.
Il contesto storico
Siamo nei primi anni Novanta. Le polemiche sulle tariffe telefoniche riempiono il dibattito pubblico, il telefono fisso è ancora il centro della casa e la bolletta fa discutere. L’azienda, allora pubblica, è sotto pressione. L’idea è rovesciare l’ansia: non più la telefonata come costo che incombe, ma come tempo che allunga la vita, la relazione, l’attesa.
Il volto scelto è quello di Massimo Lopez. Il prigioniero davanti al plotone chiede un’ultima chiamata e si abbandona a conversazioni surreali mentre i legionari attendono annoiati. «Io mi sono proprio divertito», raccontava l’attore al Corriere dal set di quello spot, girato vicino a Roma, alle Cave della Magliana, una sorta di Gran Canyon.
Gli ideatori
Dietro quella trovata c’è la scuola torinese della pubblicità. La campagna fu ideata e realizzata dallo studio Armando Testa. La direzione creativa era di Mauro Mortaroli, la regia firmata da Alessandro D’Alatri. «Abbiamo puntato su ironia e simpatia — spiegava allora Marco Testa al Corriere— seguendo una tradizione che per la nostra agenzia parte dai Papalla e arriva fino a Manfredi». Una linea che unisce comicità popolare e costruzione cinematografica.
Cinque clip
Furono realizzati, per cominciare, cinque filmati: uno da 60 secondi con funzione introduttiva, due da 30 e due da 15. Piccoli film in cinemascope, con grande attenzione alla colonna sonora: solenne nelle battute iniziali, quasi epica davanti al plotone. Poi le note leggere di una tarantella durante la conversazione del condannato. In scena una quindicina di attori, in un set che mescolava teatralità e ritmo televisivo.
La serialità fece il resto. Le telefonate con la madre, con l’amico logorroico, con interlocutori improbabili diventarono tormentoni. «Marco, sono io…» entrò nelle case come una frase di famiglia. La campagna vinse il Leone d’Oro a Cannes e segnò un punto di svolta nella comunicazione italiana, anticipando il modello degli spot a episodi che avrebbero dominato gli anni successivi.
Il bis nel 2007 con De Sica
E pensare che quella chiamata infinita rischiò di non iniziare mai. Come ha svelato Erminio Perocco, autore della campagna, al blog di Daniele Ferrazza: «Lo spot della Sip — ricorda il pubblicitario — ha rischiato di non essere mai realizzato: inizialmente fu bocciato da tutti. Ma le idee migliori nascono sempre dalla disperazione. L’azienda era in crisi di ricavi perché le telefonate costavano sempre di più e dunque gli utenti tagliavano corto. L’azienda era statale e in Parlamento avevano i fucili puntati contro ogni aumento delle tariffe. Bisognava perciò cercare di togliere ansia alla durata della conversazione. Così ci venne quest’idea».
Nel 2007 la celebre intuizione della “telefonata che allunga la vita” tornò in versione aggiornata per Tim. Nel fortino riapparve il plotone d’esecuzione, ma al posto di Lopez c’era Christian De Sica nei panni del vigile Persichetti, personaggio cult di un’altra campagna di successo. La regia era ancora di Alessandro D’Alatri, a sottolineare la continuità stilistica. Il telefono fisso lasciava spazio al cellulare: cambiava la tecnologia, restava l’ironia.
Ma tornando alle radici torinesi, nella serie con Lopez non va dimenticato l’intreccio con la saga di Lavazza, altro ciclo ideato da Armando Testa entrato nella storia e nell’immaginario nazionale. Nel 2002, per una nuova campagna Telecom, Massimo Lopez si ritrovò ancora davanti al plotone, affiancato perfino da soldati tedeschi. All’improvviso scese dal cielo Tullio Solenghi, già volto “angelico” di Lavazza con San Pietro. I due si riconobbero, si abbracciarono e fuggirono insieme, aprendo una nuova (e mitica) stagione pubblicitaria.
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23 febbraio 2026 ( modifica il 23 febbraio 2026 | 16:05)
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