di
Antonella Mollica
È quanto emerge dalla perizia del medico legale Robbi Manghi e del tenente del Ris Adolfo Gregori, consulenti tecnici della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi, il capo comunicazione di Mps deceduto il 6 marzo 2013 dopo esser precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena
«Aggredito nel suo ufficio di Rocca Salimbeni, trascinato fuori dalla finestra, fino a provocargli segni della pressione con il telaio di legno e con i fili antivolatili, infine lasciato cadere nel vuoto». Così davanti alla commissione parlamentare di inchiesta è stata riscritta la morte di David Rossi, il manager di Monte dei Paschi precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.
Sono i consulenti della commissione, il tenente del Ris Adolfo Gregori e il medico legale Robbi Manghi, a illustrare nella seduta della commissione parlamentare la loro perizia che spiega le ferite riscontrate sul corpo di Rossi: i tagli sul labbro e all’altezza del naso sarebbero stati provocati dalla pressione del viso contro i fili antipiccione, mentre la pressione contro la sbarra di sicurezza della finestra avrebbe provocato le contusioni alla testa, tagli e contusioni.
«Le lesioni sulla fronte e sulla palpebra sono effetto di un urto contro un oggetto acuminato, non piatto, tagliente come il sistema di ancoraggio del filo antivolatili — ha spiegato il medico legale — Le ecchimosi dell’area della tempia e della parte sottozigomatica sono compatibili con un oggetto di evento contusivo, un colpo o una manata, dovuto a un trauma di una terza persona o al fatto che la parte del corpo sia stata appoggiata con violenza su una parte piana come la barra metallica anticaduta».
In pratica Rossi sarebbe stato vittima di un’azione violenta durata «pochi secondi o pochi minuti» e avrebbe cercato di ribellarsi. Per arrivare a queste conclusioni i consulenti si sono avvalsi di una ricostruzione della finestra dell’ufficio di Rossi e di un manichino.
Nel luglio 2022 la superperizia voluta dalla prima commissione parlamentare di inchiesta (presieduta da Pierantonio Zanettin) per rispondere alle 49 domande sulla morte di Rossi era arrivata alla conclusione opposta: Rossi, secondo gli esperti di allora, si sarebbe lasciato cadere nel vuoto dopo essersi aggrappato alla barra di protezione con entrambi le mani, poggiando al muro la punta delle scarpe e le ginocchia. «Tra le varie ipotesi di caduta — aveva detto Sergio Schiavone comandante del Ris — la dinamica più compatibile è quella di un gesto autoconservativo in cui Rossi, cosciente, si lascia cadere con il moto a candela».
I primi risultati dei consulenti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi relativamente alla natura e alla modalità delle ferite al volto «confermano, ancora una volta, che il corpo di David Rossi racconta che quelle lesioni non sono conseguenza di un suicidio, non sono in nessun modo riconducibili a una precipitazione». Lo afferma all’Adnkronos l’avvocato Carmelo Miceli, legale di Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, precipitato da una finestra della banca il 6 marzo 2013, sottolineando che la dinamica di ciò che ha preceduto la caduta «ha inciso sul volo stesso». «E’ evidente che è stato picchiato, sostenuto fuori dalla finestra e che non è un suicidio – prosegue – L’unica cosa che mi stupisce è che ci sono voluti la bellezza di 13 anni per arrivare a questo».
L’avvocato sottolinea che la novità è la compatibilità delle lesioni al volto con i fili metallici anti-piccione presenti sul davanzale: «Tutto ciò va letto alla luce di altre cose che segnaliamo: come è possibile che la faccia di Rossi fosse in orizzontale? Era stato afferrato da un braccio, si trovava in ridotta capacità di resistenza per tutta una serie di colpi e c’è una lesione al fegato che, secondo il nostro consulente, è una lesione da urto». «Un dato che non deve sfuggire è che una prima consulenza merceologica fatta nel corso delle indagini a Siena parlava già della presenza di materiale da ricondurre o alla parete o a oggetti lignei quindi al davanzale della finestra – conclude Miceli – Sul davanzale sono stati rinvenute la sera stessa e immortalate schegge».
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24 febbraio 2026 ( modifica il 24 febbraio 2026 | 19:19)
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