di
Giuseppina Manin

Eryk Kulm, protagonista di »chopin, notturno a Parigi»: una dieta ferrea per interpretarlo, era malato di tisi e pesava 45 chili

Giovane, bello, famoso. Adorato dalle donne, celebrato nei salotti, prediletto dl re Luigi Filippo, Frédéric Chopin a 25 anni è l’idolo di Parigi.

Le sue polacche, valzer e mazurke scandiscono le serate musicali e mondane della capitale dove lui compone e vive febbrilmente. Mai sazio di feste e scorribande, dai piani alti dell’aristocrazia agli infimi bordelli, l’importante è tirar mattina, non ritrovarsi nel buio con i suoi fantasmi.



















































Ma quell’energia che pare inesauribile cela un tragico segreto, gli sputi di sangue nascosti nei fazzoletti, la tisi che avanza inesorabile. Se si riguarderà forse gli resta qualche anno, sentenzia il medico. Non è il suo stile. Il tempo gli sfugge tra le dita, ma lui rifiuta di rallentare.

Una voglia di vita fino all’ultimo respiro che è al centro di Chopin, notturno a Parigi di Michał Kwiecinski, dal 26 febbraio nei cinema con Europictures.

Protagonista Eryk Kulm, il cui volto sensibile e carismatico ben si addice a far rivivere quello del grande compositore, eroe della Polonia.

«Il corpo di Chopin è sepolto a Parigi, ma il suo cuore è tornato per suo volere in patria, custodito nella chiesa della Santa Croce di Varsavia» ricorda l’attore che, oltre alla somiglianza fisica, nel film interpreta lui stesso al piano i brani di Chopin.

«Prima delle riprese ho affrontato un training di sei mesi, tre dedicati al pianoforte. A farmi da supervisore Kamil Borkowski, specialista in Chopin. Un lavoro enorme. In più, ho dovuto imparare il francese e mettermi a dieta. Chopin era di una magrezza estrema, pesava 45 chili! Arrivando da un film dove interpretavo un pugile dai muscoli ben torniti, è stata dura».

Il risultato è un dandy sottile ed elegante, vanitoso, goloso di macarons e sorbetti al limone, dedito allo shopping compulsivo: 30 paia di guanti di camoscio bianchi, una dozzina di gilet di raso e seta, una cassa di bottiglie di costosissimo profumo.

«Non so se lo definirei un dandy, Chopin era un giovane che voleva semplicemente vivere. Era pieno di energia, voleva mordere la mela fino in fondo e questo a volte poteva sembrare stravagante. Era un genio e una star».

Tra i punti di vista inediti del film, i suoi rapporti con le donne, pronto a innamorarsi e a fuggire, a negare le passioni, persino quella leggendaria con George Sand. «Non ti amo, non ti ho mai amata» è il congedo crudele. 

«Penso amasse solo la musica, la sua benedizione e la sua maledizione. Non riusciva a legarsi emotivamente alle persone nello stesso modo che con la musica. Essere un genio significa essere diverso, e questo comporta conseguenze dolorose».

In quel turbine di vita, unica presenza sempre al suo fianco è l’ombra della morte.

«Sapeva di essere malato, sua sorella era morta di tisi e lui sa di doverne seguire la sorte. È stato difficile calarsi nell’anima di un giovane con una condanna a morte. Da un lato la consapevolezza della fine imminente genera paura, dall’altro dà una sorta di libertà. Perché di fronte alla morte alla fine possiamo solo lasciarci andare. È una delle lezioni del film».

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23 febbraio 2026