C’è una differenza sostanziale tra commentare un’epoca e averla attraversata colpi su colpi. Stan Wawrinka non è stato un comprimario dell’età dell’oro: è stato l’uomo che, in mezzo ai giganti, ha trovato lo spazio per vincere tre Slam e salire fino al numero 3 del mondo.

Ha guardato negli occhi Roger Federer, ha retto la furia di Rafael Nadal, ha battuto Novak Djokovic quando contava davvero. E lo ha fatto con una racchetta che sfiora i 400 grammi, brandita come un martello nordico, e con un rovescio che ancora oggi sembra scolpito nel marmo.

Nella settimana in cui festeggerà i 41 anni, i giorni del Challenger 125 di Napoli — lo stesso torneo che un anno fa lo vide ammaliare il pubblico fino ai quarti contro Luciano Darderi — Stan resta un’emozione itinerante. È rientrato tra i primi 100 del ranking ATP. E continua a giocare non per nostalgia, ma per competitività.