La replica al Dipartimento della salute altoatesino che ha inviato un rapporto al ministero asserendo che l’équipe napoletana sarebbe arrivata a Bolzano per ricevere il cuore con una dotazione tecnica incompleta

Scontro a distanza tra Bolzano e Napoli sulle responsabilità relative all’utilizzo del ghiaccio secco nel trasporto del cuore destinato al piccolo Domenico. Il bambino è morto sabato mattina, dopo sessanta giorni in coma farmacologico all’ospedale Monaldi di Napoli, dove aveva subito l’impianto di un cuore che era stato letteralmente congelato, dunque bruciato, durante il trasporto. 

Se da Bolzano sostengono che l’iter sia stato corretto e che il 23 dicembre l’equipe dell’ospedale Monaldi si era presentata al San Maurizio con «insufficiente materiale refrigerante», non è tardata la risposta dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, che ha diramato una dopo aver saputo che i NAS di Trento stanno conducendo un’inchiesta su quanto accaduto nella sala operatoria dell’Ospedale di Bolzano, al fine di accertare chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, «elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive».



















































Con riferimento all’utilizzo di ghiaccio non idoneo, dal Monaldi ribadiscono quanto emerge dall’Audit: «Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione». La Direzione Generale ha ribadito «la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico».
 
La polemica è stata innescata anche dalle parole dell’assessore alla provincia autonoma di Bolzano, Hubert Messner, che oggi al Corriere aveva liquidato la domanda: «Chi ha fornito il ghiaccio? Non ha nessuna importanza». Secondo gli inquirenti, invece, l’utilizzo del ghiaccio secco in quella sala operatoria è tra i nodi centrali dell’inchiesta, poiché non risulta presente nelle linee guida dettate dal Centro Nazionale Trapianti. 

24 febbraio 2026 ( modifica il 24 febbraio 2026 | 19:12)